• 16 Gennaio 2026 0:25

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In dieci anni i salari medi sono cresciuti meno dell’inflazione

Gen 15, 2026

AGI – Nel decennio tra il 2014 e il 2024 in Italia le retribuzioni medie non hanno recuperato la crescita dell’inflazione. Per i dipendenti del settore privato, la retribuzione annua media è passata da 21.345 euro nel 2014 a 24.486 euro nel 2024, con un aumento del 14,7% nell’arco del decennio. Nel pubblico, invece, è salita da 31.646 euro a 35.350 euro, pari a +11,7%. Nello stesso arco di tempo però l’inflazione cumulata è salita di circa il 20%, con l’accelerazione concentrata soprattutto nel 2022 (+8,1%) a causa dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e nel 2023 (+5,4%) con la conseguente impennata del costo dell’energia.

I dati elaborati dal Civ dell’Inps aiutano a capire meglio il quadro di stagnazione delle retribuzioni reali richiamato da diverse analisi indipendenti. Come ha annotato la scorsa estate l’Ocse, ad esempio, nonostante un aumento relativamente consistente nell’ultimo anno, “all’inizio del 2025 i salari reali” in Italia “erano ancora inferiori del 7,5% rispetto all’inizio del 2021”. 

Ripresa salariale e fattori strutturali

Negli ultimi due anni, si legge nel documento dell’Inps, è stata osservata una ripresa delle retribuzioni reali, sostenuta dal successivo rallentamento dell’inflazione e dall’effetto dei rinnovi contrattuali arrivati con ritardo. Il rapporto sottolinea inoltre che la dinamica salariale resta legata all’andamento della produttività del lavoro, influenzata in Italia da fattori strutturali come composizione settoriale, bassa innovazione tecnologica e margini di miglioramento su burocrazia e infrastrutture.

I marcati divari retributivi in Italia

A conferma di questa dinamica, colpisce un dato: nel 2024 la retribuzione annua media in Italia per i lavoratori dipendenti si attesta a 24.486 euro, a fronte di una media all’estero pari a 74.254 euro. Il dato nazionale nasconde, inoltre, un marcato divario territoriale: nel Nord Ovest la retribuzione media è di 28.852 euro, nel Nord Est di 25.723 euro, al Centro di 23.850 euro, mentre scende nel Sud a 18.254 euro e nelle Isole a 17.898 euro.

Come ha ricordato il governatore di Bankitalia Fabio Panetta in un intervento all’Università di Messina, “un giovane laureato in Germania guadagna in media l’80 per cento in più di un coetaneo italiano, mentre il differenziale rispetto alla Francia è del 30 per cento. Si tratta di divari che si sono ampliati nel corso degli anni”.

Composizione occupazionale e produttività

Il dossier dell’Inps analizza anche la composizione dell’occupazione per settore economico tra 2014 e 2024, fotografando uno spostamento verso i servizi. L’industria in senso stretto, che nel 2014 rappresentava il 28,1% dei dipendenti (3,95 milioni), è scesa al 24,5% nel 2024, pur con un numero di addetti salito a 4,33 milioni. In parallelo è aumentato il peso dei servizi in tutte le articolazioni, con la sola eccezione del commercio, che ha perso circa mezzo punto percentuale di quota sul totale. Un dato che ha una sua incidenza sulla produttività del lavoro.

Le proposte dei sindacati: contrattazione e contratti pirata

Commentando il rapporto Inps, le sigle sindacali hanno puntato l’attenzione sulla necessità di rivedere alcuni meccanismi della contrattazione e di creare un argine normativo alla proliferazione degli accordi pirata, chiedendo di arrivare a un testo di legge che privilegi il criterio della rappresentanza.

Il leader della Cgil Maurizio Landini ha ricordato che “nel 1993 i contratti collettivi erano 150/160, oggi sono più di mille. Non possiamo più fare finta, i contratti pirata rappresentano un problema”. Ha poi aggiunto: “I numeri presentati qui dicono delle cose molto precise, che tra 2014 e 2024 l’inflazione è stata più alta dei rinnovi salariali. Il potere d’acquisto in questi dieci anni non è stato tutelato”. Il segretario Cgil ha proposto una riflessione: “Non è più possibile rinnovare i contratti ogni tre o quattro anni ma c’è bisogno di arrivare quasi a una contrattazione annuale dei salari per un recupero certo dell’inflazione”.

Per il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri dai dati emerge che “c’è una difficoltà a recuperare il potere d’acquisto e sui contratti bisogna lavorare in modo diverso. Noi proponiamo una contrattazione di secondo livello da allargare sul territorio, attualmente viene fatta nel 26% dei casi. C’è la possibilità di allargarla? Secondo noi sì, magari ampliandola a livello territoriale o settoriale”.

Secondo il segretario confederale Cisl Mattia Pirulli: “La contrattazione decentrata va potenziata, è lo strumento di redistribuzione della ricchezza. Serve un’azione di sistema per contrastare il dumping contrattuale, che si annida in particolare nel settore dei servizi”.

 

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