• 15 Gennaio 2026 13:17

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F1 2026, nuovo sistema di partenza: il fattore umano sarà decisivo

Gen 15, 2026

La Formula 1 2026 segna una frattura netta con il passato, ridefinendo il concetto stesso di prestazione attraverso il flusso di energia, la gestione dell’MGU-K e un controllo FIA sempre più capillare. Il regolamento impone vincoli severi, ma apre anche spazi strategici inediti, dove l’efficienza conta più della potenza assoluta. È in questo equilibrio tra razionamento energetico, elettronica e meccanica che si giocherà la nuova era tecnica.

Dal carburante alla matematica del flusso energetico

Il primo grande spartiacque concettuale della normativa 2026 riguarda il modo in cui viene misurato e limitato l’utilizzo del carburante. Non si parla più di massa iniettata, bensì di contenuto energetico, una scelta che obbliga i motoristi a ripensare radicalmente l’approccio progettuale e operativo della power unit. Il perno normativo è rappresentato dal limite massimo di 3000 MJ/h di flusso energetico del carburante.

Una soglia invalicabile che definisce il perimetro entro cui il motore termico può esprimersi. Tuttavia, è scendendo sotto i 10.500 giri/minuto che il regolamento mostra la sua vera natura, introducendo una relazione matematica stringente tra regime e flusso consentito. In questa fascia, l’energia utilizzabile cresce in modo lineare secondo una funzione che lega direttamente i giri motore alla quantità di energia erogabile.

Tale prerogativa impedisce qualsiasi tentativo di concentrare il consumo ai bassi regimi. Il messaggio è chiaro: l’efficienza diventa un obbligo regolamentare prima ancora che una virtù tecnica. Non meno articolata è la gestione del carico parziale, un’area storicamente fertile per soluzioni borderline. La FIA interviene con curve di limitazione dedicate, progettate per neutralizzare mappature elusive e utilizzi anomali del motore in condizioni non di pieno carico.

Il quadro si fa ancora più restrittivo quando la potenza del motore termico scende sotto una determinata soglia negativa, situazione nella quale il flusso energetico viene fissato a un valore massimo prefissato. Superata quella soglia, invece, entra in gioco un’equazione che lega direttamente la potenza istantanea del motore al flusso consentito, trasformando ogni variazione di carico in una conseguenza misurabile e immediatamente tracciata.

A vigilare su questa sorte di ecosistema iper-regolato dalla FIA per la F1 2026 fa presenza il flussometro, che non misura più semplicemente il carburante, ma bensì fornisce dati energetici elaborati dalla centralina SECU, tenendo conto di densità e potere calorifico inferiore. In altre parole, ogni grammo di benzina diventa un numero, e ogni numero una variabile sotto controllo dall’orango legislativo.

MGU-K e override mode: quando l’elettrico diventa l’arma tattica

Se il motore a combustione interna (ICE) viene deliberatamente incatenato, la normativa 2026 compie una scelta opposta sulla componente elettrica. L’MGU-K emerge come il vero protagonista della nuova Formula 1, con una potenza massima che arriva fino a 350 kW, ridefinendo il bilanciamento interno della power unit. Questa potenza, però, non è disponibile in modo uniforme.

La FIA introduce una relazione diretta tra velocità della vettura ed erogazione elettrica, con l’obiettivo di contenere le velocità di punta e, al tempo stesso, creare uno spazio strategico per il confronto diretto in pista. In configurazione standard, la potenza elettrica viene progressivamente ridotta all’aumentare della velocità, fino a scomparire completamente oltre una determinata soglia.

È proprio in tale contesto che nasce l’Override Mode, una delle innovazioni più rilevanti sul piano sportivo. Attivando questa modalità, il pilota potrà quindi beneficiare di una finestra più ampia relativamente al supporto elettrico, ritardando il punto in cui la potenza del moto generatore MGU-K viene azzerata. Dieci chilometri orari di differenza nel taglio inerente l’erogazione possono sembrare un dettaglio.

Tuttavia costituiscono il nuovo margine operativo per costruire un sorpasso o difendersi da un attacco. Il risultato è una Formula 1 in cui la gestione dell’energia elettrica non è più solo una questione di recupero, ma diventa una leva tattica attiva. L’uso corretto dell’Override Mode richiederà sensibilità, visione di gara e una perfetta integrazione tra pilota, software e strategia di squadra.

Energy store e partenze: il ritorno del fattore umano nella Formula 1 2026

A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce la gestione dell’energy store, che nel regolamento della F1 2026 assume i contorni di un bilancio quasi contabile. L’energia massima recuperabile per giro è rigidamente limitata, con la possibilità per la FIA di intervenire circuito per circuito, o addirittura di ridurre ulteriormente i valori durante qualifiche e sessioni sprint, qualora le strategie di ricarica vengano considerate eccessive.

Non solo: la differenza tra stato di carica massimo e minimo della batteria è anch’essa vincolata, impedendo accumuli o svuotamenti estremi durante l’utilizzo in pista. Esiste un margine supplementare di recupero, ma è subordinato a condizioni precise, confermando la volontà federale di governare ogni aspetto del ciclo energetico. Nemmeno le soste ai box sfuggono a questa logica.

Durante le qualifiche, la quantità di energia che può essere aggiunta all’energy store mentre la vettura è ferma è severamente limitata, chiudendo la porta a qualsiasi tentativo di pre-carica artificiale tramite dispositivi esterni. Sul piano meccanico, la FIA sceglie una strada di apparente semplificazione. Il turbocompressore torna a una configurazione a singolo stadio, con compressore e turbina solidali sullo stesso asse e un solo ingresso.

Spariscono soluzioni complesse e, soprattutto, l’MGU-H, sancendo un ritorno a una maggiore centralità del motore termico nella sua forma più pura. Questa filosofia trova la sua massima espressione nelle fasi di partenza. L’MGU-K, pur potentissimo, potrà intervenire solo oltre una certa velocità, lasciando i primi 50 metri di gara interamente nelle mani del motore endotermico e della sensibilità del pilota sulla frizione.

La FIA ha voluto reintrodurre l’errore umano come variabile decisiva, riportando lo scatto iniziale a essere un momento di vera selezione tecnica e personale. Una prerogativa che favorita chi saprà interpretare al meglio questa fase. Il è scritto in forma di equazioni, dove saper danzare tra i vati limiti imposti dalla Federazione Internazionale significherà trasformare i vincoli in opportunità.

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