• 12 Gennaio 2026 17:15

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Tesla rallenta a Berlino, la Gigafactory entra in una fase delicata

Gen 12, 2026

Fin dalla sua inaugurazione, hanno dipinto la Gigafactory Tesla di Grünheide, alle porte di Berlino, come la cattedrale nel deserto della mobilità sostenibile. Un faro nella notte, un nuovo inizio che si scontra, però, ora con la dura realtà per le Case automobilistiche di una transizione energetica rallentata da vari fattori, uno su tutti la forbice di prezzo ancora rilevante rispetto alle vetture a combustione interna.

Dal dover aprire il varco all’invasione massiccia nel Vecchio Continente del brand di Elon Musk, lo stesso centro ha perso quello smalto che in precedenza gli veniva attribuito. E somiglia più a un castello assediato da un contesto esterno di difficile decodifica, che il tycoon ha forse sottovalutato, al punto da lasciar serpeggiare l’ipotesi di una clamorosa chiusura.

Il paradosso del “Made in Germany”

Al taglio del nastro, Tesla aveva in mente di dominare l’Europa. Eppure, il calo drastico dei dati di vendita mette a repentaglio l’esistenza stessa di un impianto tanto mastodontico, sostenibile solo se lavora a pieno regime. Trasformare il complesso in una sorta di hub logistico per l’invio di componenti verso Cina e Stati Uniti, così da colmare i buchi della domanda locale, rischia di bruciare margini e credibilità. Il mercato elettrico del Vecchio Continente ha cambiato natura, agitato dalla corsa selvaggia dei marchi storici europei e dalla presenza cinese sorretta da prezzi imbattibili. Col senno del poi, l’idea che il marchio Tesla e una fabbrica in Germania fossero sufficienti a vincere la partita appare una ingenuità quasi romantica e dentro i cancelli la tensione cresce a vista d’occhio.

Anche perché l’ingresso di IG Metall, il potentissimo sindacato metalmeccanico tedesco, ha aggiunto la variabile della negoziazione collettiva. Se l’ente pretende garanzie lavorative e di sicurezza, il costruttore si difende citando la scarsa produttività rispetto a Shanghai e i costi salariali proibitivi della Germania. In una fase di crisi commerciale, lo scontro tra le due filosofie non giova a un impianto già in lotta per restare rilevante.

Eppure, la questione scomoda è soprattutto un’altra. Nel febbraio 2024, i cittadini di Grünheide si sono opposti all’espansione della fabbrica, preoccupati per l’impatto ambientale creato dal fabbisogno idrico e dalla deforestazione. Da opportunità professionale, la Gigafactory ha perso quote di popolarità e i piani di un’espansione industriale fronteggiano una battaglia politica estenuante.

Un bivio strategico

Dal punto di vista finanziario, Tesla ha poco di cui sorridere. Perché i capitali sono ormai stati investiti e tornare indietro sarebbe un durissimo colpo da incassare, ma, allo stesso tempo, andare avanti a mezzo servizio è un’agonia finanziaria. I portavoce societari parlano di “ottimizzazione”, un termine che nel gergo aziendale spesso nasconde tagli o ridimensionamento delle ambizioni.

La Gigafactory Berlin è alle prese con un percorso irto di ostacoli, in cui i consumatori dimostrano cautela e i territori smettono di firmare assegni in bianco al progresso industriale. Prefigurare la chiusura dei cancelli sembra eccessivo, ma il sogno di un dominio incontrastato si allontana e non è detto che la questione si sblocchi nell’arco dei prossimi mesi o, addirittura, dei prossimi anni.

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