• 10 Gennaio 2026 10:34

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Il Giappone vuole estrarre le terre rare dalle profondità degli abissi

Gen 9, 2026

AGI – Il Giappone darà il via questa domenica al primo tentativo al mondo di estrarre terre rare in alto mare alla profondità record di 6.000 metri. L’operazione, che si spingerà a un’estensione pari a una volta e mezzo l’altezza del Monte Fuji, punta a ridurre drasticamente la dipendenza di Tokyo dalla Cina per l’approvvigionamento di questi materiali strategici. La nave per perforazioni scientifiche Chikyu è già pronta a fare rotta verso la remota isola di Minami Torishima, nel Pacifico, le cui acque circostanti custodiscono giacimenti ricchissimi.

Questa missione sperimentale arriva in un momento di estrema tensione: la Cina, leader globale del settore, ha aumentato la pressione sul Giappone dopo le dichiarazioni della premier Sanae Takaichi. La leader nipponica ha infatti suggerito che Tokyo non escluderebbe una reazione militare in caso di attacco contro Taiwan. Come ritorsione, Pechino ha già inasprito i controlli sulle esportazioni di beni a “doppio uso” (civile e militare), includendo potenzialmente proprio le terre rare.

Secondo l’Agenzia giapponese per la tecnologia marina (Jamstec), la missione è il primo passo verso l’industrializzazione nazionale del settore. I numeri sono impressionanti: l’area di Minami Torishima conterrebbe oltre 16 milioni di tonnellate di terre rare, posizionandosi come il terzo giacimento più grande al mondo. Le riserve di disprosio (per smartphone e auto elettriche) e di ittrio (per i laser) potrebbero soddisfare il fabbisogno mondiale per oltre 700 anni.

 

 

La strategia dell’indipendenza

Per il Giappone, che attualmente dipende dalla Cina per il 70% delle sue importazioni, l’estrazione continua rappresenterebbe una risorsa strategica fondamentale. Pechino utilizza da tempo il proprio quasi-monopolio (detiene il 92% della produzione raffinata globale) come leva geopolitica, uno strumento già impiegato nelle dispute commerciali con l’amministrazione di Donald Trump. Tokyo cerca così di evitare il ripetersi di crisi come quella del 2010, quando le forniture furono bloccate per mesi.

Chikyu: il gigante dei mari per la perforazione estrema

Protagonista della missione è la Chikyu (in giapponese “Terra”), una delle navi per perforazioni scientifiche più avanzate al mondo. È lunga 210 metri e monta una torre di perforazione che svetta per 121 metri sopra il livello del mare. L’unità è gestita dalla JAMSTEC, l’agenzia giapponese per le scienze marine e terrestri. Nasce per la perforazione profonda con tecnologie da scientific drilling: tra queste c’è il sistema riser (con BOP e ricircolo dei fluidi di perforazione), che però ha un limite operativo legato alla profondità d’acqua: l’uso del riser è indicato fino a 2.500 metri.

In questa campagna, invece, l’obiettivo è testare dispositivi e un sistema di estrazione tramite tubazioni per recuperare sedimenti ricchi di terre rare da fondali molto più profondi, nell’ordine di 5.000–6.000 metri, e misurarne anche l’impatto ambientale. È un passaggio che il progetto giapponese presenta come un tentativo “world first” per l’estrazione di fango profondo destinato a processi di separazione e raffinazione delle rare earth. La spedizione si concluderà il 14 febbraio, ma non mancano le polemiche. Mentre l’amministrazione Trump preme per accelerare le trivellazioni, gli ambientalisti mettono in guardia dai danni irreversibili agli ecosistemi marini. L’Autorità Internazionale dei Fondali Marini (ISA) sta lavorando a un codice globale per regolamentare questa nuova frontiera estrattiva negli abissi.

 

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