• 7 Gennaio 2026 15:09

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Bici elettrica truccata vola a 85 km/h, sequestro e multa da 1.200 euro

Gen 4, 2026

Da un controllo di routine a sequestro e multa pesante. Nell’ultimo giorno dell’anno, a Trento, una pattuglia della Polizia locale ha fermato un uomo di 41 anni mentre percorreva una pista ciclabile su un’e-bike indossando un casco da moto. Non procedeva a velocità compatibile con una bicicletta, nemmeno una dotata di pedalata assistita, e gli accertamenti successivi hanno dissipato le perplessità.

Il fermo

Il modello elettrico era in grado di raggiungere gli 85 km/h da motoveicolo dopo essere stato sottoposto a modifica illegale. Messo davanti alle proprie responsabilità, il conducente si è detto consapevole dell’irregolarità commessa e di aver acquistato il mezzo su un sito web cinese proprio per quelle caratteristiche. Ormai era, però, troppo tardi per le scuse: oltre al sequestro dell’e-bike, il trasgressore ha ricevuto una sanzione amministrativa di 1.200 euro. Il fatto che nessuno si sia fatto male è, ovviamente, una buona notizia, ma non esonera l’autore del gesto dalle proprie azioni: il peccato di leggerezza avrebbe potuto condurre a conseguenze più serie.

Sulla base della normativa in vigore, le e-bike prevedono la pedalata assistita, dove il motore supporta la spinta delle gambe fino ai 25 km/h. Una volta superata tale soglia, il mezzo deve comportarsi allo stesso modo di una bici tradizionale, in caso contrario si entra nell’ambito dei ciclomotori non omologati.

I limiti normativi

Prima di definirla una differenza formale, sarebbe opportuno riflettere sulle caratteristiche tecniche di una bici in termini di peso, freni e assetto. Quando viene “truccata”, ovvero manipolata per superare i paletti tecnici, giuridici e di sicurezza fissati dal legislatore, smette di avere senso nel contesto in cui circola. Nonostante ciò, continua a muoversi dove non dovrebbe come le piste ciclabili, gli attraversamenti pedonali e le zone promiscue, costringendo le Forze dell’Ordine a correre ai ripari.

Negli ultimi anni, il numero di e-bike modificate è cresciuto in maniera esponenziale. Che siano spinte da motori sovradimensionati o abbiano le centraline alterate, incrementano il rischio di incidenti e intervenire sul fenomeno non è affatto un compito semplice, soprattutto a causa del mercato online extraeuropeo, caratterizzato da un’ampia offerta di mezzi già pronti o facilmente manipolabili, spesso venduti come semplici biciclette al fine di aggirare gli obblighi di immatricolazione e assicurativi. Spesso gli acquirenti sanno bene cosa stanno scegliendo: non vengono ingannati dal portale e-commerce, ma cercano di aggirare il sistema.

In assenza di targa, assicurazione e revisione, risulta evidente il vantaggio economico, peccato che non si dispongano neppure delle dotazioni di sicurezza necessarie in un veicolo progettato per tali prestazioni. Un’e-bike da 85 km/h rappresenta un pericolo sia per colui che la guida, sprovvisto di protezioni idonee, sia per tutti gli altri utenti della strada, in particolare delle categorie fragili, privi di un adeguato margine di reazione di fronte a un veicolo così performante e spesso silenzioso.

Non si tratta di demonizzare la mobilità elettrica: la bicicletta a pedalata assistita, se usata correttamente, è uno strumento efficace per ridurre traffico e inquinamento, nonché per rendere accessibile la mobilità a più persone. Il problema nasce quando viene trasformata in un surrogato illegale di un ciclomotore.

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