• 2 Gennaio 2026 14:41

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Svolta dal 2026, il diesel supera la benzina: le previsioni

Gen 2, 2026

Con l’inizio del 2026 cambia una delle certezze storiche degli automobilisti italiani: il diesel, per anni considerato il carburante più conveniente per chi macina chilometri, è destinato a costare più della benzina. Il motivo è il riallineamento delle accise deciso dal Governo, che dal 1° gennaio porta a un aumento della tassazione sul gasolio pari a 4,05 centesimi di euro al litro. Un intervento che si inserisce nel percorso di armonizzazione fiscale richiesto dall’Unione Europea e che rischia di avere un impatto concreto sulle tasche di milioni di automobilisti.

Il risultato è un ribaltamento degli equilibri alla pompa: il gasolio perde uno dei suoi principali vantaggi storici e, secondo le stime, nel corso del 2026 potrebbe stabilmente superare la benzina nei prezzi medi di vendita.

80 euro all’anno in più

L’aumento delle accise sul diesel non è solo una questione teorica. Considerando anche l’IVA al 22%, un pieno di gasolio da 50 litri arriva a costare circa 2,47 euro in più rispetto alla fine del 2025. Secondo le stime del Codacons, ipotizzando due pieni al mese, l’aggravio annuo per ogni automobilista si aggira intorno ai 59 euro. Ma il dato più realistico emerge se si guarda all’intero 2025: sommando anche l’aumento di 1,5 centesimi scattato a maggio dello scorso anno, il rincaro complessivo arriva a 3,38 euro a pieno. Tradotto su base annua, significa oltre 80 euro in più per ogni vettura diesel.

Una cifra che pesa soprattutto su chi utilizza l’auto per lavoro, sui pendolari e su chi ha scelto il gasolio proprio per contenere i costi di utilizzo, motorizzazione tra l’altro ancora favorita nel mercato dell’usato.

L’incasso dello Stato

Dal punto di vista delle finanze pubbliche, l’operazione ha il chiaro obiettivo di aumentare le entrate. Si prospetta infatti un gettito aggiuntivo stimato in circa 552 milioni di euro nel solo 2026

Una cifra importante, che rientra nel più ampio quadro della manovra economica e che punta a ridurre la storica differenza fiscale tra benzina e diesel, da anni nel mirino delle istituzioni europee. Bruxelles, infatti, considera il trattamento di favore riservato al gasolio come una distorsione da correggere, anche alla luce delle politiche ambientali e degli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Resta però il nodo politico e sociale: colpire il diesel oggi significa intervenire su un parco auto ancora largamente dominato da questa alimentazione, soprattutto nelle flotte aziendali e nei veicoli commerciali.

Diminuisce la benzina

Sul fronte opposto, chi guida un’auto a benzina può tirare un sospiro di sollievo, almeno in teoria. Contestualmente all’aumento delle accise sul diesel, è prevista una riduzione analoga per la benzina. Un riequilibrio che dovrebbe tradursi in un leggero calo dei prezzi alla pompa.

Il condizionale, però, è d’obbligo. L’esperienza recente invita alla cautela: a maggio 2025, quando l’accisa sul gasolio era aumentata di 1,5 centesimi e quella sulla benzina era stata ridotta della stessa entità, i prezzi non avevano reagito in modo simmetrico. Il diesel era salito quasi immediatamente, mentre la benzina aveva registrato ribassi minimi, spesso assorbiti dalle oscillazioni del mercato. Il rischio, quindi, è che anche nel 2026 il vantaggio per chi guida a benzina resti più teorico che reale, mentre l’aumento per il diesel venga trasferito rapidamente sui consumatori.

Al di là dell’impatto immediato, l’aumento delle accise sul gasolio rappresenta un segnale chiaro sulla direzione intrapresa dalla politica europea e nazionale. Il diesel, già penalizzato da restrizioni alla circolazione e demonizzato con una comunicazione volta a disegnarlo come più inquinante, perde un altro tassello della sua convenienza economica.

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