Quasi a smentire la sua non partecipazione al perduto Derby d’Italia, Ronaldo dopo un avvio incerto s’è fatto uomo squadra, ha rinunciato alla divinità, s’è fatto operoso trascinatore. Ed ecco la scaletta dei suoi interventi: 34’, un tocco a centrocampo; 35’, sinistro a rete respinto; 36’, suggerisce corner; 38’, imbecca Arthur; 39’, tiro fuori; 43’ fa anche un fallo su DiLorenzo; 50’, ci prova e fa paura agli azzurri; 54’, scontro duro con Ospina; 59’, tiro in porta deviato; 62’, intercettato da Manolas che rischia l’autorete; 63’, golgolgol con una girata mancina dopo il corner di Bernardeschi.
Così finisce il conto del servo vostro che serenamente s’illude di aver fotografato l’Eroe aggiornato. Il professionista perfetto. Che regala alla Juventus la nona Supercoppa d’Italia, come il 16 gennaio 2018 a Gedda quando con un suo gol battè il Milan… di Gattuso. Niente Arabia Saudita, stavolta, solo Reggio Emilia, la città che tenne a battesimo il Tricolore che fa tanto Coppa Italia e Supercoppa. Fateglielo sapere.
Mi è rimasto in sospeso il confronto con Ibrahimovic che adesso si sposta in campionato, obiettivo scudetto. Mi piace ricordare la scelta di MaxAllegri, un grande assente: «Ho allenato molti giocatori forti, con una grande mentalità – ha detto a Time – difensori come Chiellini e Nesta, centrocampisti come Gattuso e Seedorf e attaccanti come Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo. CR7 è il migliore da questo punto di vista, perché ha una testa diversa da quella di tutti gli altri. Ha vinto cinque volte il Pallone d’Oro e altrettante la Champions, oltre a un Europeo col Portogallo. Nonostante questo, è sempre lui a fare la diff erenza e ogni anno si pone un nuovo obiettivo». Sempre che la Juventus tragga da questa vittoria ronaldesca lo spunto per farsi squadra. Sempre che Pirlo mantenga il patto d’acciaio con il magnanimo Re del Portogallo trapiantato in Savoia. Come quel Savoia che si esiliò in Portogallo, a Cascais.