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Superman: dalle origini del personaggio passando dai fumetti ai film e telefilm. Il più noto personaggio della DC che per primo ha sdoganato il concetto di super uomo nel mondo dei comics. L’immane esplosione di un pianeta stupra l’algido silenzio dello spazio profondo, mentre sullo sfondo una stella gigante rossa è testimone dell’ineluttabile tragedia. Krypton e Rao, pianeta e stella, un dualismo astronomico e mitologico destinato a spezzarsi per sempre, lasciando dietro di sé l’eredità della morte violenta di miliardi di persone. Tranne una. Un neonato, salvato dai genitori che lo rinchiudono in una navicella spaziale monoposto, come un novello Mosè abbandonato tra i flutti del Nilo, dà inizio a qualcosa di nuovo.


L’esplosione di Krypton segna la nascita di molteplici universi narrativi e delle età editoriali che il fumetto supereroistico americano ha attraversato negli ultimi otto decenni a cavallo tra il XX e il XXI secolo. Come una fenice che risorga dalle ceneri di una civiltà perduta, in un nuovo big bang colorato d’oro che dà il via, appunto, alla Golden Age del fumetto.

Superman. Il debutto su fumetto

Il 1938 è un anno importante per i fumetti americani. L’Europa è in forte agitazione a causa delle invasioni naziste mentre gli Stati Uniti d’America vivono ancora un periodo idilliaco. Per poco tempo, però: nel 1941 il Giappone li avrebbe attaccati a Pearl Harbour decretandone l’ingresso ufficiale come principale attore della Seconda Guerra Mondiale. Soltanto pochi anni prima però, a livello fumettistico, si muove ancora tutto a livello magmatico, con la nascita di personaggi che sarebbero diventati più o meno famosi, complice appunto la situazione politica, economica e sociale nel mondo, che diventa sempre più cupa. Il desiderio di riscatto delle classi meno agiate si amplifica al pari dei venti di guerra che soffiano sempre più forti, sull’altra sponda dell’Oceano Atlantico.

Il momento è quello giusto: sono necessari personaggi ed eroi che portino i lettori più o meno giovani a contrastare idealmente le ideologie di superiorità razziale e che educhino a essere contrari a crimini e ingiustizie. Nell’aprile 1938 arriva nelle edicole americane, i newsstand che esistone ancora oggi per le strade delle grandi città, il numero 1 di Action Comics, stampato e distribuito dalla casa editrice National Allied Publications, ovvero la DC Comics ancora in nuce.

Action Comics #1 riporta come data di uscita giugno 1938 ma in realtà è dell’aprile dello stesso anno, per dare il tempo ai resi di tornare dalle edicole ai magazzini. Quindi la pubblicazione dei comic book negli USA è sempre post-datata di due mesi. Action Comics nasce come rivista antologica e contiene le avventure di diversi personaggi al loro debutto che sarebbero diventati famosi, mentre altri sarebbero scomparsi negli anni. Tra gli altri, nasce sulle sue pagine il primo supereroe in assoluto con abilità superumane: Superman. Il personaggio viene scritto e disegnato da due giovani ebrei, Jerry Siegel e Joe Shuster, americani dell’Ohio, proprio quando nel resto d’Europa è cominciato da poco tempo lo sterminio della popolazione ebraica e in Italia vengono emanate le leggi razziali.

Superman

Siegel e Shuster, quest’ultimo canadese di Toronto ma trasferitosi a Cleveland all’età di dieci anni, sono due grandi amici appassionati di fantascienza. Prima di entrare professionalmente nel mondo dei fumetti, pubblicano in proprio in maniera amatoriale e ciclostilata, e per soli cinque numeri, la fanzine intitolata Science Fiction: The Advance Guard of Future Civilization. Tentano ovvero di imitare le riviste più blasonate Amazing Stories di Hugo Gernsback e Astounding Science Fiction di John W. Campbell Jr. delle quali Siegel è un grande appassionato. La National Allied Publications fa debuttare i due amici di Cleveland sul #6 di New Fun Comics dell’ottobre 1935, con gli pseudonimi Leger e Reuths. Sono loro, infatti, le storie di un personaggio pre-Golden Age molto importante, che apparterrà in futuro alla sfera magica del multiverso narrativo creato dalla DC Comics: Doctor Occult, Ghost Detective.

Superman

I fumetti che andrebbero letti

Condensare 80 anni di fumetti è praticamente impossibile. Vengono menzionate solo alcune storie importanti che vedono Superman protagonista, senza alcuna velleità esaustiva, come viene anche analizzato il contesto storico e sociale nel quale è calato. Il personaggio vede la luce appunto nel 1938 sul primo numero di Action Comics, perciò la prima storia in cui compare Superman è da leggere senza alcun dubbio, anche se va appunto contestualizzata al periodo d’uscita.

Action Comics #1

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Si parla di storia del fumetto, con la “S” maiuscola come quella sul costume di Superman. Il sentimento di rivalsa di Jerry Siegel e Joe Shuster, due ebrei americani in un mondo che vede sull’altra sponda dell’Oceano Atlantico l’ascesa di una politica razzista che fa del genocidio degli ebrei la propria bandiera, è tutto nella famosa copertina in cui Superman scaraventa a mani nude un’automobile contro un grosso macigno. L’avventura presente in Action Comics #1 s’intitola Superman:champion of the oppressed, è facilmente reperibile perché è stata pubblicata e ristampata innumerevoli volte, da quell’aprile del 1938 (data di copertina giugno, però). Il numero 1 originale di Action Comics invece ha raggiunto quotazioni esorbitanti nel mercato del collezionismo, in quanto sono rimaste nel mondo un numero di copie che si possono contare sulle dita di una mano. Il loro valore ha superato all’asta 3 milioni di dollari.

Action Comics #1000

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Come è lettura imprescindibile il #1 di Action Comics lo è anche il #1000, traguardo tagliato nell’aprile 2018 che segna il compimento degli 80 anni di vita editoriale di Superman.

Per l’occasione, il numero 1000 di Action Comics torna a essere antologico e presenta numerose avventure firmate da alcuni degli autori storici di Superman che lo hanno reso un’icona nell’immaginario popolare. Richard Donner, Geoff Johns e Oliver Coipel, Paul Dini e José Luis García-López, Tom King, Clay Mann e Jordie Bellaire, Brad Meltzer, John Cassaday e Laura Martin, Louise Simonson e Jerry Ordway, Scott Snyder e Tim Sale, sono tutti nomi famosi, famosissimi. È stato anche richiamato dal limbo dei morti, per l’importante celebrazione, addirittura Curt Swan. Swan è colui che ha disegnato Superman per oltre 30 anni, il cui tratto riconoscibilissimo abbiamo imparato ad amare negli anni ’70 in Italia, quando le avventure dell’Uomo d’Acciaio venivano pubblicate dalla Williams Inteuropa prima e dall’Editoriale Cenisio poi. Alcune sue tavole inedite sono state ripescate nei cassetti impolverati di DC Comics per essere affiancate ad una trama scritta da Marv Wolfman. Tornano dal mondo dei morti anche i creatori Jerry Siegel e Joe Shuster, con un’avventura rimasta inedita sin dagli anni ’40.

Fa la sua prima apparizione anche Brian Micheal Bendis, chiamato da DC Comics dopo l’abbandono di Dan Jurgens a gestire le testate di Superman con un contratto eclusivo, insieme a Jim Lee ai disegni. Il numero 1000 del fumetto sul quale ha debuttato l’Uomo d’Acciaio nel 1938, viene fatto uscire con dieci variant cover diverse con cui vengono rappresentati i diversi stili di disegno che il personaggio ha ricevuto attraverso gli anni.

La transizione di Silver Age e Bronze Age

Silver Age e Bronze Age del fumetto americano, individuabili tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso, regalano al pubblico trame semplici talvolta al limite del kitsch. C’è una generale atmosfera di ottimismo e buoni sentimenti che riflettono, però, il timore per l’arma definitiva di quel periodo, la bomba atomica. Aleggia il fantasma della Guerra Fredda, del complottismo, del Maccartismo; le paure di un’America che ha vinto la guerra contro il nazismo e che adesso punta il dito contro un nuovo nemico: il comunismo.

L’ansia di perdere i privilegi economici del ceto medio viene riversata nei racconti di invasioni aliene; la paura dell’atomica fa creare agli sceneggiatori di quel periodo diverse tipologie di un pericoloso minerale radioattivo, la kryptonite, originata dai resti del pianeta natale di Superman e che permette, a seconda dei vari colori del minerale stesso, trasformazioni del protagonista e dei suoi amici in personaggi con fattezze animalesche o super-potenti, quando non è letale come nel caso di quella verde. Nascono così anche nemici magici e ostici quanto clowneschi e piatti.

L’evoluzione della società si riflette inevitabilmente su ogni tipologia di arte e il fumetto non è dameno. Superman, negli anni ’70, è influenzato dalle contestazioni studentesche: nei disegni arrivano i basettoni tanto di moda in quel periodo e lo spazio rappresenta la nuova frontiera. In quegli anni a segnare la strada maestra sono la paura di affrontare l’ignoto ma contemporaneamente la volontà di esplorarlo. Speranze e timori raggiungono il loro climax con la conquista della Luna.

Elseworlds

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Durante la Silver e la Bronze Age, le avventure di Superman sono portate al limite del kitsch e del poco credibile nonostante la sospensione dell’incredulità sia sempre alla base di una buona narrativa. I poteri dell‘Uomo d’Acciaio vengono fatti crescere in modo spropositato, durante quegli anni di boom economico, ottimismo e anche un po’ d’ingenuità. Lo spostamento dei pianeti a mani nude e il viaggiare nello spazio interstellare in barba alla relatività sono all’ordine del giorno, anche lontano dalle radiazioni del nostro sole giallo. In mezzo a tutta questa confusione narrativa un po’ semplicistica risaltano per qualità invece le famose storie immaginarie, ovvero quelle che raccontano cosa sarebbe accaduto se i presupposti iniziali fossero stati diversi da quelli della continuity normale. Il gergo della fantascienza le chiama “what if” e ucronia, ma negli anni ’90 vengono battezzate Elseworlds. Due storie in particolare sono solide e molto interessanti.

Superman: Last son of Earth

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Gli autori sono Steve Gerber e Doug Wheatley, i quali in questa storia immaginariua ribaltano completamente le origini di Superman. Il what if? al quale rispondere è: cosa sarebbe accaduto se a salvare un neonato dalla distruzione del pianeta, inviandolo nello spazio, fossero stati due terrestri? Ipotesi interessante. Jonathan Kent è uno scienziato che si rende conto della prossima caduta di un asteroide sulla Terra e, d’accordo con la moglie Martha, inviano il figlio nato da poco verso Krypton, salvandolo dalla catastrofe imminente. Ipotesi di partenza a parte, il giovane terrestre giunto sul pianeta alieno diventa ugualmente un eroe ma con un background nel quale regnano sentimenti di razzismo e xenofobia. Tematiche attualissime, quindi.

Superman: Red Son

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Con un altro ribaltamento di situazione, il what if? diventa pregnante e più sostanzioso dal punto di vista narrativo. Cosa accadrebbe se il piccolo Kal-El proveniente da Krypton, invece che atterrare negli Stati Uniti d’America in Kansas, cadesse in un’Unione Sovietica nel pieno del suo regime comunista? Provano a dare una risposta Mark Millar e Dave Johnson dando alle stampe Superman: Red Son. Millar mette sul piatto narrativo un pasto con il quale vorrebbe sdoganare il socialismo e il collettivismo comunista in un paese in cui l’anticomunismo e il Maccartismo sono stati una bandiera sventolata con fierezza. Kal-El cresce in un collettivo dell’Ucraina forgiato da valori stalinisti. Diventa così l’eroe del popolo, che si ritrova a lottare contro la diffusione della mentalità capitalistica a favore di quella del Patto di Varsavia. Si scontra con Batman, Lex Luthor e altri americani, fino a sottolineare il dato di fatto che fondamentalmente Superman è sempre una persona buona, che lotta dalla parte degli oppressi per far sì che prevalga la giustizia etica e morale senza alcun spargimento di sangue.

La morte di Superman

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Televisioni e giornali, nel 1992, vengono riempiti con lo scoop riguardante la morte di Superman sulle pagine dei sui fumetti. Viene sfatato un mito, quindi: l’Uomo d’Acciaio, il supereroe per antonomasia, può morire e non soltanto a causa delle radiazioni di kryptonite. A sollevare tanto polverone mediatico è la lunga serie di avventure raccolta sotto il titolo The death of Superman. Spalmata all’epoca sulle quattro riviste a fumetti dedicate a Superman e studiata da Dan Jurgens, Roger Stern, Louise Simonson, Jerry Ordway e Karl Kesel, trova il suo apice in Superman #75. La trama è significativamente semplice: Doomsday, un’arma umanoide prodotta dall’ingegneria genetica kryptoniana, arriva sulla Terra ed è la distruzione totale di tutto ciò che incontra. Superman immola quind tutto sé stesso al sacrificio definitivo e la morte del supereroe è ovviamente simbolica. Diventa così il salvatore ultimo che assume valenza messianica, come vedremo più avanti.

Cos’è successo all’uomo del domani?

Per l’uomo che aveva tutto

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Alan Moore, Curt Swan e Dave Gibbons: già solo i nomi degli autori fanno tremare i polsi. Il primo è il guru che ha scritto capolavori immortali del fumetto come Watchmen, V for Vendetta e From Hell (per citarne solo tre), il secondo è stato il disegnatore per antonomasia dell’Uomo d’Acciaio per oltre 30 anni (che in quest’occasione chiude magistralmente la sua carriera), e il terzo è il disegnatore di Watchmen e altre storie memorabili di Green Lantern (ma non solo, ovviamente). Sono tre pilastri della nona arte e la loro sinergia produce due storie immaginarie che fanno da ponte alla saga Crisis on Infinite Earths, nel 1985, chiudono un’era e danno l’addio ufficiale alla Bronze Age.

Whatever Happened to the Man of Tomorrow? e For the Man Who Has Everything sono due storie toccanti, pregne di poesia, malinconia eineluttabilità come soltanto Alan Moore sa scrivere. La prima esplora un futuro immaginario senza Superman, scomparso misteriosamente da tempo. Lois Lane viene intervistata da un giornalista un po’ ingenuo e racconta la sua vita avventurosa all’inseguimento delle gesta dell’Uomo d’Acciaio.

La seconda vede Batman, Robin e Wonder Woman andare a fare visita a Superman nella Fortezza della Solitudine, in occasione del suo compleanno. Vi trovano invece il potente villain Mongul e Superman prigioniero del parassita vegetale Black Mercy.

The Man of Steel

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Dopo Crisis on Infinite Earths, maxi-serie in 12 numeri che ha azzerato la continuity della DC Comics, la casa editrice deve far ripartire da zero tutto l’universo narrativo composto da 35 anni di storie a volte confuse e ingarbugliate, e di escamotage creati ad hoc per spiegarne l’ambientazione (terre e universi paralleli ecc).

Lo sceneggiatore e disegnatore canadese John Byrne, nel 1986, prende in gestione il personaggio con The Man of Steel, miniserie nella quale viene interamente riscritta la vita di Superman/Clark Kent dalla nascita fino alla sua prima apparizione a Metropolis. I superpoteri del personaggio vengono bruscamente ridimensionati e Luthor si trasforma da scienziato pazzo a mecenate dell’industria che tiene in scacco la città con manovre economiche poco chiare. Da questa storia in poi tutto il canone Supermaniano deve attenersi alle regole create da Byrne.

All-Star Superman

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Dal 2005 al 2008, il demiurgo scozzese Grant Morrison e il suo compare di malefatte Frank Quitely pubblicano All-Star Superman. È una miniserie fuori continuity che ha dato a Morrison l’occasione di esplorare diverse prospettive dell’Uomo d’Acciaio, come l’incombenza e l’ineluttabilità della morte delle quali l’atmosfera è pregna, la tridimensionalità del personaggio Superman/Clark e la forte etica morale trasmessa dai genitori adottivi. La coppia di autori di Glasgow ha fatto, insomma, un enorme lavoro di approfondimento psicologico.

Superman e il contesto storico

Superman, nei suoi 80 anni di vita editoriale, è diventato un’icona di verità e giustizia, di onestà e incorruttibilità: un esempio da seguire per tutta l’Umanità fin dalla sua creazione. Il personaggio diventa una grande metafora sociale per il periodo storico in cui debutta, insieme a un motore narrativo molto forte. I lettori di quel periodo, per lo più ragazzini, si identificano nella forza simbolica di Superman e la ricerca della giustizia come ideale americano di vita viene trasposto alla realtà quotidiana, andando oltre alla ribellione nei confronti della piccola criminalità. L’Uomo d‘Acciaio incarna così il desiderio di contrastare il nazismo, all’alba dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Con il passare degli anni e con il cambiamento della società, però, Superman viene accusato di essere noioso da molti lettori delle nuove generazioni. Talvolta è anche considerato bacchettone, ingenuo e obsoleto, a causa dei grandi superpoteri che lo rendono praticamente invincibile e in grado di affrontare qualunque sfida, e sembra che i valori etici trasmessi dai genitori adottivi, Jonathan e Martha Kent, due contadini del Kansas, rendano il personaggio privo di sfaccettature.

Superman invece è il miglior riflesso della situazione mondiale attuale dal momento che tutto inizia, come scritto in apertura, con l’esplosione del suo pianeta natale, Krypton. Il piccolo neonato, scampato alla fine della civiltà alla quale avrebbe dovuto appartenere, si chiama Kal-L divenuto in seguito Kal-El. Viene inviato verso la Terra ancora neonato ed è solo nello spazio, con la casa andata in pezzi, distrutta dallo sfruttamento delle risorse naturali e dalle guerre intestine della politica. Situazione a dir poco attuale e scottante: alla fine, Supermanè un migrante.

L’esplosione di Krypton, raccontata velocemente e con nessuna spiegazione, marca a fuoco l’inizio della Golden Age, l’età dorata del fumetto americano.

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Tornando al contesto storico, a distanza di vent’anni dal primo conflitto mondiale che ha lasciato in ginocchio l’Umanità, i lontani echi dell’espansionismo nazista e del neuordnung della razza ariana propagandati da Hitler in Europa colpiscono in negativo la forte immaginazione di Siegel e Shuster, con un afflato di pericolose e drammatiche visioni future. Scenari che avrebbero potuto coinvolgere se non conquistare anche l’immobilismo degli Stati Uniti, paese nel quale si dichiara tanto l’uguaglianza dei popoli ma che nella realtà dei fatti rinchiude nei ghetti le proprie minoranze etniche.

Analisi teologica del personaggio

Il nuovo tipo di eroe creato dalla coppia di autori di Cleveland va oltre le abilità dell’uomo comune incarnando il desiderio di rispondere in modo fermo alle ingiustizie quotidiane e, in modo più ampio, a quelle che accadono nel mondo nello stesso periodo, senza il timore di subire conseguenze fisiche. Infatti, rispetto ai precedenti eroi dei fumetti, fortissimi, agili e con molte abilità peculiari ma comunque umani, questo nuovo personaggio è invece sovrumano. Ha le potenzialità per diventare un’arma narrativa che funga da ispirazione per combattere dalla parte dei giusti e degli onesti, partecipando a un’ideale rivolta degli oppressi in un conflitto che ben presto sarebbe giunto in ogni angolo del mondo.

Analizzando più a fondo il personaggio, sono evidenti altri parallelismi di tipo filosofico e religioso. Balza subito all’occhio quello di portata messianica e cristologica, anche se le trame di Superman non hanno mai affrontato apertamente alcun tipo di tema religioso.

Il personaggio, però, potrebbe essere l’incarnazione avventurosa di un essere divino ispirato anche alla religione cristiana (ma non solo quella). Le parti che compongono il racconto biblico ci sono tutte. La sua caduta dal cielo, l’essere oggettivamente superiore a causa dei superpoteri acquisiti dopo l’assorbimento delle radiazioni del nostro sole giallo, l’altruismo e la bontà, e infine l’ultimo sacrificio: l’immolazione per l’Umanità che l’ha osannato come un dio, appunto. Tutti elementi che fanno pensare a un percorso evangelico più o meno studiato a tavolino.

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Il personaggio, osservato con una lente d’ingrandimento teologica, assume anche una valenza mistica ed esoterica. Infatti, balza prepotente all’occhio l’ipotesi per la quale Siegel e Shuster peschino a piene mani dal loro credo religioso e dalle loro origini, per delineare le caratteristiche super-umane ben riconoscibili in Superman. Nella Kabbalah ebraica, la dottrina che racchiude l’insieme degli insegnamenti esoterici, mistici, simbologici e numerologici con il quale vengono interpretati i passaggi della Bibbia, è presente un angelo chiamato Kaly’el. Già questo potrebbe essere sufficiente. La similarità del nome che in altre trasposizioni diventa Caliel o Calel, è impressionante. Kal-L o Kal-El. La coincidenza è enorme ed è probabile che Jerry Siegel, nel definire inizialmente le linee guida per le caratteristiche fisiche ed etico-morali del suo super-personaggio, si sia ispirato proprio all’angelo della Kabbalah, fortemente radicata nelle tradizioni religiose delle sue origini.

Non a caso, Kal-El ha un grande senso della giustizia con il quale sfida i malvagi e i loro crimini amplificando i forti valori trasmessigli dai genitori adottivi, due contadini del Kansas che conducono una vita semplice, fatta di lavoro, onestà e aiuto nei confronti del prossimo in difficoltà. Anche quando Clark Kent strappa via la sua identità civile insieme alla camicia, facendo comparire sul petto la grande “S” rossa su sfondo giallo, simbolo del casato kryptoniano degli El ma anche di speranza, è un tratto tipico del carattere dell’angelo Kaliy’el. Viene così spazzato via il conformismo che lo tiene compresso, la mitezza che lo diluisce. Tutto ciò che è rappresentato da Clark Kent nel quotidiano, può imprigionare soltanto in parte l’entità animica che rappresenta Kaliy’el, che balza fuori, esplode e solidifica, cristallizzandosi, in presenza di qualsiasi tipo di ingiustizia e torto.

Analisi filosofica del personaggio

Filosoficamente, Siegel e Shuster non fanno altro che utilizzare il concetto di Übermensch introdotto da Nietzsche e lo inseriscono in una visione tutt’altro che nichilistica, anzi costruttiva e protettiva nei confronti della società in cui vive, contrapponendolo al Superuomo di stampo razzistico adottato dalla turpe ideologia nazista. Inconsapevolmente o meno, Superman è un escamotage narrativo che corrisponde a tale figura, anche nel nome. Sotto alcuni aspetti, invece, è accostabile all’eroe di tipo Randiano con la privazione, però, di tutti i riferimenti all’egoismo razionale e al capitalismo liberista. Tale concetto è adattabile a quasi tutta la mitologia scritta da DC Comics ma soprattutto a Superman in particolare, che con i colori della sua uniforme e l’ideale di Truth, Justice and American Way – verità, giustizia e stile di vita americano – è il perfetto riflesso della società statunitense, adattato di volta in volta al contesto del periodo storico in cui vengono pubblicate le sue avventure.

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Ayn Rand (1905-1982), filosofa e scrittrice russa naturalizzata statunitense, sostiene che l’uomo sia un’entità straordinaria e unica che lotta contro qualsiasi situazione avversa che neghi la sua individualità. Insieme all’assenza di imposizione della propria volontà sugli altri individui e il non subirla, è tra i concetti fondamentali che caratterizzano la figura supereroica del vigilante in costume.

L’eroe della filosofia Randiana non è leader e non ha bisogno di leader ma si approccia agli altri individui tendendo a proteggere la propria libertà personale e rifiutando in modo rigoroso il ricorso alla violenza e alla morte. La morale dei supereroi DC Comics segue alla lettera tale linea guida, cancellando però tutto ciò che di politico è scaturito dalla filosofia Randiana, ovvero la lotta del senatore Joseph McCarthy negli Anni ’50 contro ogni forma di collettivismo.

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Superman però, al di là di tutta l’analisi che si voglia fare, è soprattutto industria dell’intrattenimento in tutti i campi mediatici. Dopo il suo debutto su carta, l’Uomo d’Acciaio ha avuto diversi tentativi di trasposizione su altri supporti, più o meno riusciti.

Superman sui grandi schermi: dai Fleischer Studios a Christopher Reeve

Tre anni dopo il suo debutto su Action Comics #1, Superman viene trasposto in un serial a cartoni animati nelle sale cinematografiche. Nel 1941, i Fleischer Studios distribuiscono al cinema nove cortometraggi a cartoni animati con protagonista l’Uomo d’Acciaio. Trame fantascientifiche vedono Superman affrontare minacce dallo spazio profondo e ostacoli superati con la sua forza bruta. Un anno dopo, però, i fratelli Max e Dave Fleischer vengono licenziati dalla Paramount Pictures, proprietaria degli studios che vengono rifondati con il nome di Famous Studios.

Superman, che sulle pagine dei fumetti fino a quel momento può soltanto compiere grandi salti, grazie ai serial animati dei Fleischer Studios comincia a volare. Questo superpotere rimane quindi per diventare una caratteristica fondamentale del personaggio.

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I nuovi Famous Studios nati dalle ceneri dei Fleischer fanno arrivare nei cinema altri otto cortometraggi cambiando totalmente il tipo di trama. L’ambientazione, questa volta, è molto più terrestre e Superman viene utilizzato come arma americana durante la Seconda Guerra Mondiale. Frutto del loro tempo, le trame incarnano la propaganda contro i nemici dell’Asse Roma-Tokyo-Berlino lasciandosi alle spalle le avventure di fantasia.

Per avere un primo adattamento con attori in carne e ossa si deve aspettare, invece, il 1948. Come andava di moda in quel periodo, Columbia Pictures fa arrivare nelle sale cinematografiche un serial in 15 puntate con spettacoli matinée in cui i protagonisti, interpretati da Kirk Alyn nei panni di Superman e Noel Neill in quelli di Lois Lane, devono affrontare la minaccia di una super-criminale dal nome poco fantasioso: Spider Lady.

Il primo serial cinematografico in live-action ottiene un successo strepitoso in tutto il territorio statunitense, per cui la Columbia nel 1950 ne produce altre 15 puntate intitolate Atom Man vs. Superman (Link Amazon). I protagonisti rimangono gli stessi del primo serial e la novità è invece l’arrivo per la prima volta sul grande schermo di Lex Luthor, interpretato da Lyle Talbot. Ancora una volta il successo è enorme e per arrivare al grande pubblico che comincia a vivere un certo benessere economico, si tenta di seguire il cambiamento repentino della società e la diffusione di massa della televisione. Il passo per sbarcare sul nuovo media televisivo è breve.

Superman

Nel 1951 arriva al cinema Superman and the Mole Men, (Link Amazon) film pilota che serve come apripista per la serie televisiva che arriva di lì a poco. Il protagonista, dopo l’abbandono di Alyn, è George Reeves, ed è la prima pellicola cinematografica stand alone in assoluto con protagonista l’Uomo d’Acciaio.

A farla da padrone sono ancora le paure intrinseche dell’America di quel particolare periodo storico in cui sventola la bandiera del Maccartismo e della caccia alle streghe del comunismo. I timori dell’americano medio fanno sì che vengano prodotte pellicole fantascientifiche con protagonisti i famigerati mostri dagli occhi d’insetto (i Bug Eyed Monsters o BEM che poi diventeranno marchio di fabbrica dei b-movie), ovvero lo spettro dell’atomica che rappresenta la forte metafora degli avversari rossi della Guerra Fredda. Così non ci pensano due volte gli Uomini Talpa del titolo, che vengono disturbati durante la trivellazione di un pozzo di petrolio nella profonda provincia americana e invadono il territorio circostante. Superman riporta tutto alla normalità, ovviamente, diventando la bandiera dello status quo americano.

Superman

Reeves approda così sullo schermo televisivo, media che diventa velocemente di grande massa, e si devono attendere altri 20 anni prima che Superman torni sugli schermi dei cinema

attraverso grandi celebrazioni. George Reeves rimane per tutti Superman nell’immaginario popolare fino al 1978, quando debutta un ragazzo dal cognome quasi uguale. Christopher Reeve arriva quasi in sordina e rimane per sempre il Superman per antonomasia.

Quattro film dedicati all‘Uomo d’Acciaio (Link Amazon) hanno per protagonista Reeve. Fin dalla prima pellicola intitolata soltanto Superman, Christopher Reeve impersonifica in modo perfetto il simbolismo teologico al quale si accennava poco più sopra, persino il nome di battesimo dell’attore è un segno in tal senso. Eliminando la pellicola superficiale dell’intrattenimento, fatta di pailletes e lustrini, il personaggio rappresentato nel film del 1978 è molto, ma molto vicino a tali simbologie.

È impossibile sapere se il regista Richard Donner abbia voluto citare la religione cristiana, ma il Superman con Chritopher Reeve è un a pellicola che ha grande stile. Ha una trama semplice e un villain che vuole mettere sotto scacco il mondo per governarlo. Gene Hackman interpreta Lex Luthor in maniera eccelsa, un po’ giocherellone, un po’ giullare di corte ma molto pericoloso. Margot Kidder interpreta invece una Lois Lane in carriera e drogata di caffè, ovvero l’incarnazione delle donne americane di successo, fortissime e isteriche ma fragili al tempo stesso. Quelle donne che tentano la scalata sociale ma che diventano come neve al sole quando hanno davanti un ragazzone di origini contadine, bello e con modi gentili.

Superman

Superman II vede alla regia Richard Lester, dopo che Donner abbandona lo scranno a causa di un accordo economico mai raggiunto. La pellicola però è quasi completata, quando arriva Lester e, oltre agli stessi attori protagonisti del primo film, arrivano nel cast Terence Stamp, Sarah Douglas e Jack O’Halloran. I nuovi arrivati interpretano i peggiori nemici della casata degli El, quando Krypton esisteva ancora: il Generale Dru-Zod, Ursa e Non, soldato muto quanto imponente e stupido. Dopo aver provato a portare a termine un colpo di stato su Krypton, Jor-El, padre di Kal e importante esponente della casta degli scienziati, li condanna all’esilio nella Zona Fantasma, una dimensione dove il tempo e lo spazio perdono il loro significato. Quando il pianeta esplode, i tre criminali banditi dalla società kryptoniana non più sotto controllo. Riescono quindi a fuggire e giungono sulla Terra, ma sotto le radiazioni del sole giallo sviluppano le stesse abilità di Superman che deve affrontarli in una lotta impari.

Superman

Christopher Reeve indossa i panni dell’Uomo d‘Acciaio anche negli ultimi due discutibili film della saga. Superman III viene trasformato in commedia con una strabordante comicità, evitabile in molti parti della pellicola. Il film offre il fianco a forti critiche, soprattutto indirizzate al regista Richard Lester, che porta la famiglia Salkind a abbandonare la produzione.

Richard Pryor interpreta il villain di turno, un improbabile genio informatico, e attinge alle sue abilità di cabarettista. La cosa positiva, in mezzo a tanto nonsense narrativo, è che vengono citati i fumetti della Silver Age, quelli degli anni ‘60, nei quali Superman deve lottare con un suo doppio malvagio. Nel film però accade a causa della kryptonite sintetica costruita da Pryor, non della differente struttura colorata del minerale stesso, e viene portato all’attenzione dello spettatore cosa accadrebbe se una divinità come lui diventasse maligna. Ingenui presagi anticipatori di visioni future sia fumettistiche che Snyderiane, ma il film lascia comunque ben poco nella storia dell’Uomo d’Acciaio.

Superman

Superman IV: Quest for peace chiude la parabola di Christopher Reeve ed è l’ultima pellicola in cui l’attore indossa il costume dell’Uomo d’Acciaio. La critica non è certo benevola e il film viene additato come uno dei peggiori mai girati nella storia del cinema. Questo purtroppo fa scendere il sipario sulla breve carriera di Reeve.

Il villain di turno è di nuovo Lex Luthor, ancora una volta con il volto di Gene Hackman. Dopo esser evaso di prigione, pianifica di tornare a eliminare Superman e pasticcia di nuovo con gli arsenali atomici mondiali. La Guerra Fredda è al suo culmine, verrà conclusa soltanto nel 1989 con la caduta del muro di Berlino, e la situazione diplomatica tra USA e URSS non è delle più rosee (l’ucronia di Alan Moore descritta in Watchmen è stata pubblicata da pochissimo). Superman va all’ONU per discutere del disarmo nucleare per entrambe due superpotenze, tema attualissimo nel periodo in cui è uscito il film nei cinema. Luthor, però, con un espediente gli tende una trappola e gli contrappone l’Uomo Nucleare, un essere potente creato dalla clonazione di un capello dell’Uomo d’Acciaio stesso. Le premesse di contestualizzazione e attualità avrebbero potuto essere anche buone ma viene tutto svolto narrativamente in un’atmosfera da farsa.

Superman

Si conclude la parabola di Christopher Reeve. Per 19 anni rimane il Superman del grande schermo per antonomasia, fino all’arrivo di un altro film a lui dedicato, nel 2006. Nel 2000, con la saga degli X-Men diretta da Bryan Singer, comincia il grande rilancio delle pellicole cinematografiche dedicate ai supereroi, chiamate cinecomics. È proprio Singer che riporta Superman sul silver screen.

Superman sui grandi schermi: il tentativo di Bryan Singer

Dopo l’aborto del progetto chiamato Superman: Flyby, nel quale viene raccontata una trama che si discosta dal solito in cui viene mostrata in tutta la sua cruenza la guerra civile su Krypton (fatta vedere poi nella seconda stagione della serie TV omonima), Bryan Singer inizia a scrivere un copione per un nuovo lungometraggio dedicato all’Uomo d‘Acciaio, già nel 2002, mentre dirige il secodo film sugli X-Men 2.

X-Men 3: Conflitto finale perde Singer alla regia, in quanto Warner accetta la sua sceneggiatura e gli assegna la direzione del nuovo film su Superman. Viene scelto Brandon Routh per il ruolo del protagonista. È lo stesso attore selezionato anni dopo per indossare l’armatura del supereroe secondario DC Comics Ray Palmer/Atom, tra i personaggi principali del gruppo di viaggiatori del tempo nella serie TV DC’s Legends of Tomorrow, trasmessa dal canale The CW. Il nuovo blockbuster s’intitola Superman Returns, e il cast vede personaggi di spicco come Kevin Spacey, interprete di Lex Luthor, e Kate Bosworth, nei bei panni di Lois Lane.

Superman Returns

Singer costruisce, però, una trama imbastita su citazioni del Superman di Richard Donner e omaggi a Christopher Reeve. Il regista dichiara candidamente di non conoscere i fumetti di Superman, e questo gli lascia ben poco spazio circa le trame a cui ispirarsi per scrivere una sceneggiatura originale. Con le citazioni e gli omaggi arriva addirittura a far apparire Marlon Brando in digitale, interprete di Jor-El nel blockbuster del 1978, essendo il grande attore morto un paio di anni prima.

Superman manca dalla Terra da 5 anni, partito alla ricerca dei resti e di ulteriori notizie del suo pianeta natale. Quando ritorna sul nostro pianeta, la gente si è ormai abituata alla sua assenza, la vita andata avanti anche senza di lui e Lex Luthor è tornato in libertà. Il criminale è segretamente in possesso di un grosso minerale di kryptonite, con il quale vuole eliminare per sempre l’Uomo d’Acciaio, sua ossessione e nemesi. L’altra grande sorpresa è che Lois adesso vive con un altro uomo con il quale ha concepito anche un figlio. Per Clark è una batosta enorme ma alla fine del film c’è un colpo di scena che fa crescere i dubbi sulla paternità del piccolo..

La pellicola ha un buon ritmo e piace alla critica proprio per l’aspetto citazionistico nei confronti del film di Donner. Ottiene anche un ottimo successo al botteghino ma Warner si aspettava incassi più ingenti e così ferma la produzione del sequel, già in stato avanzato. Per vedere il ritorno di Superman sul grande schermo devono arrivare il 2013 e Zack Snyder, che pone le fondamenta per quello che sarà chiamato DC Extended Universe.

I supereroi DC Comics sono in grande ritardo, al cinema. Il regista inglese Christopher Nolan ha impegnato la Warner Bros. per un bel po’ di anni con l’enorme successo della Trilogia del Cavaliere Oscuro, dedicata al ritorno in grande stile di Batman ma totalmente avulso dalla continuity fumettistica. Per tale ragione la grande e storica casa di produzione, proprietaria anche della DC Comics, non è stata ancora in grado di rivaleggiare con il successo globale dei suoi antagonisti di sempre, i Marvel Studios, costola cinematografica di Marvel Comics.

L’era Snyder

Lasciati alle spalle Superman Returns e l’eventuale seguito, Warner mette su carta le idee per fondare un universo narrativo condiviso sul grande schermo, alla stregua di quello Marvel (chiamato Marvel Cinematic Universe e abbreviato in MCU).

Assegna l’incarico a Zack Snyder, già regista di altri due film di successo tratti da fumetti e che rispondono al titolo di 300 e Watchmen. Sarà proprio il nuovo film dedicato all’Uomo d’Acciaio a fare da apripista al nuovo Universo Esteso DC. L’interpretazione di Superman viene affidata a Henry Cavill, inglese di nascita. La rivoluzione apportata da Snyder è di grande portata, perché mai prima d’ora un attore britannico si era avvicinato all’interpretazione di un’icona americana così conosciuta a livello mondiale e storico. Come se James Bond venisse interpretato da un americano per la prima volta nella storia di tale saga, britannica fino al midollo.

Il titolo del film che sbanca finalmente i botteghini di tutto il mondo è The Man of Steel, (link Amazon) semplicemente l’Uomo d’Acciaio, in italiano.

Superman

Le origini di Kal-El vengono raccontate ancora una volta daccapo, con alcune variazioni sul tema, trasformando Jor-El in un uomo di grande azione che fa di tutto per proteggere la sua famiglia. È evidente la trasposizone in una società aliena di questo valore fondante della mentalità americana. Russell Crowe è Jor-El e, dopo aver previsto la catastrofe che annienterà Krypton, tenta di fermare l’attacco eversivo del Generale Dru-Zod (un incredibile Michael Shannon).

Jor-El sa che l’utilizzo del codice genetico dei kryptoniani da parte di Zod per provare a fermare il dissesto geologico del pianeta, non servirà a nulla. Lo inocula invece in suo figlio Kal-El e, insieme alla moglie Lara Lor-Van, lo lanciano nello spazio verso un pianeta con il sole giallo: la Terra. Zod uccide Jor-El, viene imprigionato e condannato a passare il resto della vita nella Zona Fantasma, una dimensione senza spazio né tempo. Le sue urla di vendetta del criminale contro la casata degli El rimbombano nella sala dl Consiglio kryptoniano, prima di scomparire per sempre insieme ai suoi sottoposti.

Superman

Caduto sul nostro pianeta, viene adottato da Jonathan e Martha Kent, interpretati da Kevin Costner e Diane Lane, due contadini del Kansas che non hanno mai potuto avere figli. Il racconto di Snyder si dipana attraverso l’adolescenza di Clark/Kal-El. Il viaggio di formazione passa dalla lenta scoperta dei superpoteri e sapere come gestirli, allo shock della scoperta della sua reale provenienza extraterrestre, all’arrivo a Metropolis come giornalista al Daily Planet. Kal-El si riscopre umano, umanissimo quando si innamora di Lois Lane (la bellissima Amy Adams), e quando la morte del padre adottivo controbilancia tali sentimenti con un senso di colpa enorme come una montagna, perché nonostante le sue super-abilità non riesce a salvarlo.

Soltanto evitando la conquista della Terra da parte di Zod e i suoi sgherri, riuscirà a fargli espiare tale colpa, facendo un bene più grande, anche se a un prezzo altissimo: la perdita dell’innocenza. Le macerie lasciate dallo scontro tra le due divinità e l’uccisione di Zod senza alcuna possibilità di scelta, faranno cambiare Superman molto in profondità. E forse non in senso positivo..

Zack Snyder sviscera la psicologia di Superman fino a denudarla davanti ai grandi dubbi e ai misteri dell’Umanità. È un essere proveniente da un altro pianeta, un migrante, allevato però da esseri umani. Il grandissimo conflitto che lo lacera interiormente risiede proprio nel dover gestire abilità e un corpo divini insieme a una mente fin troppo terrestre, a indicare e ripetere al pubblico che c’è sempre bisogno di capire che non è la provenienza a fare la persona.

Nel 2016 tornano al cinema Henry Cavill e Zack Snyder, con Batman v Superman: Dawn of Justice, (Link Amazon) un film buio e pregno di confilitti, compreso da pochi. Nell’universo cinematografico esteso della DC arrivano finalmente i pezzi da novanta: Batman, il cui volto è quello di Ben Affleck suscitando infiniti dubbi e discussioni, e Wonder Woman, ovvero la splendida attrice e modella israeliana Gal Gadot. Il nastro di partenza della corposa pellicola è un Bruce Wayne/Batman in preda alla rabbia e all’impotenza nel dover testimoniare alla battaglia tra Zod e Superman, a Metropolis. A causa della violenza e della morte portate nella grande città dallo scontro tra le due divinità, perfetto e continuo riflesso della vulnerabilità americana di fronte agli attacchi dell’11 settembre, Batman vede in Superman una terribile minaccia aliena distruttiva. È l’eterna paura umana di ciò che va oltre l’umano e quindi apparentemente non comprensibile.

Agli occhi di Bruce Wayne ci sono soltanto la provenienza e i pericolosi superpoteri dell’extraterrestre, contro i quali al momento è totalmente impotente appunto. L’eroismo e l’abnegazione con i quali Superman sta tentando di salvare il mondo a rischio della propria vita stanno portando soltanto terrore e distruzione all’Umanità. Wayne/Batman non è neanche sfiorato dall’idea che se non ci fosse stato un Superman a contrastare il Generale Zod, non ci sarebbe stato proprio nulla da fare. Si sente come nell’esatto momento in cui i suoi genitori vengono assassinati da due colpi di pistola in un vicolo buio, quando la sua vita agiata di bambino di 10 anni, amato, coccolato e viziato, è cambiata per sempre senza alcuna possibilità d’intervento da parte sua per poter evitare la tragedia. Di fronte ad eventi di tale portata, Bruce Wayne sente dentro di sé l’urgenza della vendetta a favore dell’Umanità messa in ginocchio, come rimane lui in ginocchio di fronte ai corpi di Thomas e Martha Wayne. Come quando dalla tragedia nasce Batman.

Superman

La trama del film è incentrata per metà della durata sull’enorme pericolo che potrebbe rappresentare un alieno invincibile come Superman se perdesse il controllo. La battaglia di Batman contro Superman parte da questi presupposti, sorvolando sul fatto che il più grande detective del mondo non riconosca Superman (se del realismo Snyder voglia fare la sua bandiera) nemmeno quando se lo trova davanti soltanto con un paio di occhiali in più sul bel viso. Ma le convinzioni di Wayne sono anche spinte da un machiavellico complotto dietro il qualie si nasconde uno dei villain per eccellenza: Lex Luthor. La presa di posizione distorta di Batman cambia radicalmente dopo il lungo corpo a corpo contro Superman, armato di eso-scheletro e lancia di kryptonite come sottile metafora cristologica di cui si parlava prima (il centurione Longino che ferisce al costato Cristo sulla croce). Questo accade quando comprende che quello che per lui è un pericoloso alieno, è stato invece allevato in gran segreto da una madre con lo stesso nome della sua, rapita da Luthor per tenerlo sotto scacco.

Wonder Woman diventa invece figura salvifica e deus ex-machina, letteralmente, nello scontro finale contro Doomsday, arma di distruzione di massa nata dall’ingegneria genetica kryptoniana dopo che Luthor unisce il suo DNA con quello del cadavere del Generale Zod. Superman perde la vita nel durissimo scontro, e qui Snyder cita palesemente tutto il lungo ciclo fumettistico The death of Superman, gettando un ponte fino al prossimo episodio cinematografico nel quale nascerà la Justice League.

Superman

L’ultima apparizione di Henry Cavill nei panni di Superman è quella in Justice League, arrivato nei cinema nel novembre 2017. La sua figura, in questo film diretto da Joss Whedon dopo l’abbandono di Snyder a causa di un grave lutto familiare, è marginale e ispiratrice per far sì che una squadra scalcinata di supereroi, refrattari alla società che li tratterebbe come dei paria, lavori insieme. Compare sulla Terra dopo millenni, infatti, una nuova minaccia, questa volta a livello cosmico: Steppenwolf arriva da Apokolips, uno dei due pianeti extra-dimensione sui quali vivono i Nuovi Dei. È emissario e parente diretto del tiranno Darkseid. L’appassionato balza sulla poltrona, come ha già fatto in occasione di Batman v Superman: Dawn of Justice quando, durante un sogno premonitore di Bruce Wayne, ha visto disegnata al suolo un’enorme omega. Nel linguaggio fumettistico tutto questo significa il Quarto Mondo di Jack Kirby, enorme saga a livelli di mitologia greca che ha impreziosito l’universo DC Comics agli inizi degli anni ’70.

Superman, a metà del film, torna dalla morte apparente: il gruppo di meta-umani messo insieme da Batman e Wonder Woman necessita di un asso nella manica per sconfiggere il potente Steppenwolf. La Justice League utilizza quindi lo stesso escamotage utilizzato da Luthor per portare in vita Doomsday, nel film precedente. L’Uomo d’Acciaio, però, ritorna con un’amnesia enorme, buchi di memoria grandi quanto una voragine, e finisce per scontrarsi momentaneamente con la squadra con la quale dovrebbe allearsi, dando dimostrazione di tutta la forza di cui è capace, mentre il suo corpo superiore in tutto e per tutto si ricarica sotto le radiazioni del nostro sole giallo.

È solo l’amore di Lois Lane (Amy Adams, ancora lei, bellissima e divina) a riportare la mente di Clark alla normalità, per riprendersi completamente si ritira momentaneamente nel suo luogo di origine terrestre, a Smallville. In conclusione, ritorna in campo per scontrarsi in un memorabile corpo a corpo con il Nuovo Dio, poi in sincronia con il resto della squadra lo sconfigge definitivamente.

Superman

Il successo al bottegino di Justice League è molto al di sotto di quel che si aspetta Warner, però, e questo fa sì che il DCEU pensato da Zack Snyder si fermi. È anche ufficiale la notizia che Henry Cavill non indosserà più il costume di Superman, per cui questa linea della trama nella quale molto probabilmente si sarebbe visto Darkseid, dovrà essere soltanto immaginata.

Superman sui piccoli schermi: da George Reeves a Dean Cain

Superman and the Mole Men ottiene un grande riscontro al cinema, nel 1951. Per questa ragione, George Reeves approda in televisione con la serie Adventures of Superman, (Link Amazon) che dura per sei stagioni garantendogli una grandissima popolarità fino alla sua chiusura. Le prime due stagioni, in bianco e nero, sono fondamentalmente dei noir nelle quali Phyllis Coates, interprete di Lois Lane, è sempre in pericolo per il suo mestiere di giornalista investigativa nei confronti del cattivo turno, che puntualmente la rapisce. In questa serie abbondano le scene di violenza in cui l’Uomo d’Acciaio sconfigge crudeli delinquentI e gangster, anche uccidendoli.

Le restanti quattro sono invece in uno sfavillante Technicolor, novità assoluta per l’epoca. Tre di queste quattro stagioni sono più vicine al tono leggero dei fumetti della Golden

Age disegnati da Wayne Boring e Curt Swan, quelli per la famiglia americana appartenente al ceto medio nel pieno del boom economico del secondo dopoguerra. I villain sono di solito dei buffoni per lo più innocui, molto caricaturali, e anticipano le storie camp e leggerine del Batman di Adam West e Burt Ward.

La rossa Noel Neill sostituisce Phyllis Coates, con storie più semplici e un utilizzo sempre minore della forza bruta pura e cruda. In effetti, quasi tutte le puntate sono tese a creare un espediente per salvare dai vari pericoli sia chLois Lane e Jimmy Olsen, interpretato da Jack Larson).

Nel 1988 viene prodotta una serie televisiva live-action in quattro stagioni, contemporaneamente a una serie animata, dedicata a Superboy, interpretato al debutto da John Haymes Newton e poi da Gerard Christopher fino alla sua conclusione. Stacy Haiduk, invece, indossa i panni di Lana Lang. Dietro le quinte c’è di nuovo la famiglia Salkind, approdata alla televisione dopo i risultati fallimentari al cinema. Purtroppo, i risultati non sono confortanti e la serie sembra una flebile ombra del supereroe interpretato da Christopher Reeve, ancora impresso nella mente dei Salkind, ma calato nei panni molto ristretti di un ragazzo.

Superboy è un nome ancora molto d’impatto nell‘immaginario americano, così come la sua eredità derivante dagli anni ’60, durante i quali l’adolescente Clark Kent aveva una serie a fumetti di successo tutta sua. Infatti sebbene l’uragano Crisis on Infinite Earths, miniserie DC Comics del 1985 che ha spazzato via parecchia continuity precedente, abbia stravolto tutto ed eliminato la presenza di Superboy nei fumetti, la serie dura fino al 1992 appunto.

Superman

Il canale televisivo generalista CBS produce, nello stesso anno, una serie animata che dura soltanto tredici puntate. Per la prima volta, viene mandata in onda in TV una serie di Superman con una trama apertamente ispirata alla miniserie The man of steel del 1986, scritta e disegnata da John Byrne, e che ha riscritto le origini di Superman subito dopo Crisis on Infinite Earths. Lex Luthor diventa un mecenate potente, un facoltoso e subdolo che attraverso le sue aziende tiene in scacco Metropolis, sia dal punto di vista politico che economico, con operazioni non proprio limpide.

Dopo il fiacco Superboy, sulla scorta del successo mondiale ottenuto dal Batman di Tim Burton, in televisione approda un Superman che il grande pubblico mass-mediatico gradisce molto. Per ben quattro stagioni, Dean Cain e Teri Hatcher sono i protagonisti principali di Lois & Clark: the new adventures of Superman (Link Amazon) Andata in onda anche in Italia con enorme successo, la serie è basata soprattutto sul rapporto ormonale tra Lois Lane e Clark Kent, e approfondendisce il legame tra i due colleghi giornalisti. Anche in questo caso, vengono seguiti i dettami di John Byrne del dopo Crisis e Lex Luthor (John Shea) è ancora una volta un magnate dell’industria che impegna Superman conle sue sporche manovre.

UNITED STATES – AUGUST 16: LOIS & CLARK: THE NEW ADVENTURES OF SUPERMAN – Ad Gallery – 8/16/94, Teri Hatcher (Lois), Dean Cain (Superman/Clark), (Photo by ABC Photo Archives/ABC via Getty Images)
Superman

Nel 1996 arriva invece una nuova serie animata dedicata a Superman, sull’onda lunga del successo di Batman: The Animated Series (Link Amazon)e delle pellicole cinematografiche dell’Uomo Pipistrello. Superman: The Animated Series (Link Amazon) dura tre stagioni ed è prodotta dalla stessa squadra che ha scritto la serie animata Batman: Paul Dini e Bruce Timm. Questa serie ha grande successo, perché è fondata su trame più adulte, in grado di affrontare tematiche che superano di molto la semplice serie per ragazzi.

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Superman, campione di bontà

Superman è comunque un personaggio di finzione che ha varcato innumerevoli volte la soglia delle due dimensioni della carta, sulle quali è nato. È diventato in primis il simbolo del desiderio di rivalsa di quei due giovani autori di Cleveland, Jerry Siegel e Joe Shuster, esteso poi in maniera globale. Ma il simbolo più importante è il vero significato di “straniero in terra straniera”, per dirla con Robert Heinlein, in mezzo alla popolazione di un pianeta a lui alieno che lo adora ma che è anche piena di sospetto nei confronti del “diverso”. Il profondo messaggio che ne scaturisce, infine, è di tolleranza, integrazione, bontà e giustizia etica.

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