l’intervista

«Uno scisma è sempre una situazione elitaria, un’ideologia staccata dalla dottrina. Per questo io prego che non ci siano gli scismi. Ma non ho paura». Sul razzismo: «sento in alcuni posti discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel ’34. Si vede che c’è un ritornello in Europa, ma anche in Africa»

di Carlo Marroni

11 settembre 2019


Papa in Mozambico, riconciliarsi malgrado ferite passato

6′ di lettura

«Prego che non ce ne siano, ma non ho paura di uno scisma nella Chiesa. È una delle azioni che il Signore lascia sempre alla libertà umana». Sul volo di rientro dal Madagascar il Papa nel colloquio con i giornalisti va al cuore di uno dei temi “mediatici” dominanti attorno al suo pontificato, gli attacchi che alcuni settori, «anche all’interno della curia» rivolgono al suo pontificato: «sono pillole d’arsenico» che «ti pugnalano da dietro». Ma Francesco parla anche del rischio del populismo, evoca Hitler (non è la prima volta) e rimette al centro i temi ambientali.

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Ci sono alcuni che criticano il suo pontificato e delle personalità a lei più vicine hanno parlato dell’esistenza di un complotto.

«Le critiche sempre aiutano, quando uno riceve una critica subito deve fare autocritica, e dire questo è vero, questo non è vero. Delle critiche io vedo sempre i vantaggi. Delle volte ti arrabbi, ma i vantaggi ci sono. Nel viaggio di andata verso Maputo uno di voi mi ha dato il libro «Così l’America vuole cambiare Papa» – del giornalista de La Croix, Nicolas Seneze, ndr –. Le critiche non sono soltanto da parte degli americani, ma sono un po’ dappertutto, anche in curia. Alcuni hanno l’onestà di dirle, e a me piace questo. A me non piace quando le critiche stanno sotto il tavolo, fanno un sorriso che ti fanno vedere i denti e poi ti danno una pugnalata da dietro. Questo non è leale, non è umano. La critica vera è un elemento di costruzione. Invece la critica delle pillole di arsenico è un po’ come buttare la pietra e nascondere la mano. Questo non serve, questo non aiuta. Aiuta semmai i piccoli gruppetti chiusi che non vogliono sentire la risposta alla critica. Quando si dice: “Questa cosa del Papa non mi piace”… significa che io faccio una critica e aspetto la risposta, vado da lui e parlo e scrivo un articolo e gli chiedo di rispondere. Questo è leale, questo è amare la Chiesa. Fare una critica, invece, senza voler sentire la risposta e senza fare il dialogo è non volere bene alla Chiesa, è andare dietro a un’idea fissa, cambiare Papa, cambiare stile, o fare uno scisma».

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Teme uno scisma nella Chiesa americana?

«Nella Chiesa ci sono stati tanti scismi. Dopo il Concilio Vaticano I, sull’ultima votazione, quella dell’infallibilità, è successo che un bel gruppo se ne è andato, si è staccato dalla Chiesa, ha fondato i vetero-cattolici per essere fedele alla tradizione della stessa Chiesa. Poi hanno trovato uno sviluppo differente e adesso fanno l’ordinazione delle donne. Ma allora erano rigidi, andavano dietro a un’ortodossia pensando che il Concilio avesse sbagliato. Anche il Concilio Vaticano II ha creato queste cose, forse lo stacco più conosciuto è quello di Marcel Lefebvre. Ma sempre c’è l’azione scismatica nella Chiesa. È una delle azioni che il Signore lascia sempre alla libertà umana. Io non ho paura degli scismi, prego perché non ce ne siano, perché c’è di mezzo la salute spirituale di tanta gente. Prego che ci sia il dialogo, che ci sia la correzione se c’è qualche sbaglio, ma il cammino nello scisma non è cristiano. Pensiamo all’inizio della Chiesa, come ha incominciato la Chiesa con tanti scismi, uno dietro l’altro, basta leggere la storia. È stato il popolo di Dio a salvare dagli scismi. Gli scismatici sempre hanno una cosa in comune, si staccano dal popolo, dalla fede del popolo, dalla fede del popolo di Dio.(… ) Uno scisma è sempre una situazione elitaria, un’ideologia staccata dalla dottrina. Per questo io prego che non ci siano gli scismi. Ma non ho paura. Comunque io parlo delle cose sociali e le cose che dico sono le stesse che ha detto Giovanni Paolo II, le stesse, io copio lui. “Ma il Papa è troppo comunista”, dicono, e così entrano delle ideologie nella dottrina, e quando la dottrina scivola sulla ideologia lì c’è la possibilità di uno scisma. L’ideologia è la primazia di una morale asettica sulla morale del popolo di Dio. Invece la morale dell’ideologia ti porta alla rigidità e oggi abbiamo tante, tante scuole di rigidità dentro alla Chiesa, che non sono scisma, ma sono vie cristiane pseudo-scismatiche che finiranno male. Quando vedete cristiani, vescovi, sacerdoti, rigidi, dietro di loro ci sono dei problemi, non c’è la sanità del Vangelo. Per questo dobbiamo essere miti, miti con le persone che sono tentate da questi attacchi, perché stanno passando un problema, e dobbiamo accompagnarle con mitezza».