le indagini giudiziarie SU POP BARI

L’ex amministratore delegato Giorgio Papa, l’ex condirettore generale della Popolare di Bari (figlio dell’ex presidente Marco Jacobini) Gianluca Jacobini e l’ex responsabile della direzione crediti Nicola Loperfido sono indagati per concorso in bancarotta per il crac Fusillo

di Ivan Cimmarusti e Davide Colombo

22 dicembre 2019


Decaro: Popolare Bari al sicuro, ora luce sulle responsabilità

3′ di lettura

Dietro l’acquisizione di Banca Tercas si celerebbe una presunta corruzione. L’ipotesi dei pubblici ministeri piomba sull’ex presidente della Banca Popolare di Bari, Marco Jacobini, che nei giorni scorsi ha ricevuto un avviso di proroga delle indagini preliminari. Un’accusa che, stando a quelle che sono ricostruzioni investigative, potrebbe condurre fino ai rapporti con la Vigilanza della Banca d’Italia. Ipotesi che anche in Via Nazionale s’è appresa leggendo le ricostruzioni di “Repubblica” e sulla quale si va poco oltre il “no comment”.

«La Banca d’Italia – si fa notare – collabora attivamente con l’autorità giudiziaria e continuerà a farlo. Non abbiamo informazioni su questa indagine specifica che riguarda il presidente della Popolare di Bari». Lunedì scorso, quando è stato pubblicato sul sito di Bankitalia il dettagliato approfondimento sulla crisi che ha portato al commissariamento dell’istituto pugliese, era stato precisato che per motivi legati al segreto d’ufficio la nota conteneva solo alcuni accenni ai continui e approfonditi rapporti con la magistratura. Rapporti estesi, si fa sapere ora, che proseguiranno.

L’inchiesta del procuratore aggiunto, Roberto Rossi, presto potrebbe riservare interessanti sorprese. Il fascicolo conta una decina di indagati, con accuse che vanno dal falso in bilancio al falso in prospetto, fino alla manipolazione del mercato e all’ostacolo all’autorità di vigilanza. Un’inchiesta che ruota attorno alle figure di Jacobini, storico patron dell’istituto fondato nel 1960 dal padre Luigi, e dell’ex amministratore delegato Vincenzo De Bustis, banchiere con precedenti in Banca 121, Monte dei Paschi di Siena e DeutscheBank Italia.

Ora però gli investigatori stanno stringendo il cerchio, per chiarire le responsabilità di un dissesto finanziario che rischia di compromettere una delle ultime grandi banche del Sud, con 70mila soci e sportelli operativi in 13 regioni, anche nel Nord Italia. La banca, più in particolare, ha quote di mercato significative, intorno al 10%, sia degli impieghi sia della raccolta, in Puglia, Basilicata e Abruzzo.

L’ipotesi della corruzione fa riferimento all’operazione di acquisizione di Banca Tercas, autorizzata dalla Banca d’Italia nel luglio del 2014. Una acquisizione accompagnata da un contributo di 330 milioni di euro giunto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd). Stando alla ricostruzione la somma sarebbe stata definita attraverso una due diligence. Secondo i documenti della Vigilanza, allegati all’incartamento giudiziario, con quell’acquisizione si intendeva garantire un “salvataggio” per salvaguardare l’interesse dei depositi e il rilancio commerciale del gruppo abruzzese. Tuttavia agli inquirenti è sembrato dubbio l’atteggiamento della Vigilanza, la quale nel 2010 si era detta contraria ad acquisizioni.