L’unagi (anguilla japonica) e’ una prelibatezza molto nutriente della cucina nipponica, di solito preparata alla griglia su un letto di riso. In Giappone c’e’ persino un giorno speciale dedicato all’unagi: di solito a fine luglio, in quello che viene considerato il giorno più caldo dell’estate (“Day of the Ox del calendario lunare), in cui mangiare unagi – oltre a dare energia contro la calura – e’ considerato di buon auspicio per preservare la salute nel resto dell’anno.

E’ dal 2011 che se ne consuma di meno, in quanto i prezzi sono raddoppiati a causa di una minore disponibilità di anguilla japonica. Se nei primi anni 2000 i giapponesi ne consumavano circa 150mila tonnellate, ora il consumo si e ridotto a circa 30mila tonnellate l’anno. E’ una specie ormai considerata a rischio: sul piano internazionale e’ stata inserita due anni fa nella lista rossa della International Union for Conservation of Nature, mentre anche il Ministero giapponese dell’Agricoltura ne ha riconosciuto la vulnerabilità. In futuro, se la situazione dovesse peggiorare, il commercio potrebbe essere limitato secondo la Convenzione di Washington.

L’anguilla japonica e’ un essere misterioso, che nasce nelle acque tropicali delle Marianne e viene trasportata a uno stadio iniziale per migliaia di chilometri dalle correnti. Passa dall’acqua salata all’acqua dolce: di solito gli esemplari allo stadio giovanile vengono catturati nei fiumi in inverno e primavera e poi portati in acquacultura. Quasi tutti gli unagi che si mangiano in Giappone arrivano da allevamenti nazionali o di importazione da Cina e Taiwan. Il problema e’ che non si può allevare le anguille “da zero”, ma solo, appunto, dallo stadio giovanile.

Nella provincia di Kagoshima si alleva il 40% delle anguille per il mercato nazionale. A Ibusuki il signor Hironobu Imamura ne alleva 250mila l’anno (50 tonnellate) utilizzando l’acqua termale. “E’ un grande vantaggio – spiega – anziché dover riscaldare l’acqua con una forte spesa, posso utilizzare l’acqua gia’ calda. Semmai da raffreddare, visto che la temperatura va tenuta costante intorno ai 30 gradi”. Una problema grave, dice Imamura, e’ che i fiumi sono sempre più incanalati in argini di cemento, il che disorienta le giovani anguille e ne mina l’habitat naturale. Ma la questione e’ più generale. Anche se l’anno scorso i prezzi si sono ridimensionati grazie a una ripresa della raccolta di “juveniles” nel 2014, sul medio-lungo termine la situazione non appare molto promettente. Per ora, a livello internazionale non sono state proposte restrizioni al commercio di anguilla japonica. Ma se il monitoraggio in corso dovesse dare riscontri sul continuo calo degli stock, in futuro un giro di vite potrebbe diventare inevitabile. Qualche tentativo di restrizione e’ gia’ in atto su base volontaria, secondo un accordo tra Giappone, Cina, Corea e Taiwan. L’unagi, insomma, potrebbe diventare una prelibatezza sempre più rara. E qualcuno ha gia’ rinunciato all’unagi non tanto per i prezzi piu’ elevanti, ma perche’ non vuole consumare nulla di una specie ormai in pericolo.