Cosa ci dice in sintesi la giornata campale di Renault verso il 2025? Che il gruppo sta in piedi, che un italiano al comando ha le idee chiare, che i conti dovranno tornare buoni a suon di riduzione costi e che, nonostante tutto, spazio per novità interessanti e sportive ne resta.

“Dai volumi, al valore” è lo slogan di De Meo. Certo, addio a sogni di estremo lusso o record velocistici, almeno per cinque anni, ma non è da tutti oggi rimanere a galla su grande scale puntando sulle auto elettriche, per salutare un passato storico. È questo che ci propone la Renaulution, illustrata oggi da chi parla bene inglese senza quell’accento tipico dei francesi per noi italiani facilmente udibile. Un piano che guarda oltre il 2025 fissando i paletti, da qui al 2025.

Francesi e azionisti soddisfatti? Non ancora, visto che parte delle attività di maggior valore per la filiera made in France deve esser confermata, ma l’azienda ha fatto la sua parte, pronto lo spazio. Niente rivalità diretta con certe aziende tedesche, se non per un paio di segmenti e tanta condivisione per fare economia di scala con il Giappone. Queste le conferme per Renault, che regalerà ai propri clienti una transizione “economica” pare, verso l’auto elettrica vantandosi di un team F1, Alpine e aprendo a mercati lontani, con vetture anche semplici come Dacia e Lada (ne leggete qui).

R5 & BEV riciclati

Delle molte novità esposte durante la sua prima “grande campagna” ai vertici del gruppo, l’attenzione popolare è andata sulla nuova piccola auto elettrica che deriverà dal concept R5. Questa riedizione della R5, che probabilmente nel 2023 rivaleggerà con moltissime altre piccole elettriche, dove sarà fatta e come? De Meo chiarisce quel poco che gli è concesso, ma è tanto. “Al momento pensiamo di produrre la nuova R5 nel nord della Francia, insieme ad altri modelli compatti elettrici. Se pensiamo di rendere le auto elettriche popolari in Europa le faremo in Europa. Il ruolo della Francia nel nuovo corso di Renault è chiaro ma dovremo anche avere il supporto dei partner tecnici, dei fornitori e dei governi. Potremo avere un prodotto di grandissimo successo, che spingerà la popolarità dei mezzi elettrici. Sarà un’auto popolare e spero con alle spalle un grande centro industriale per l’auto elettrica in Francia”.

Insomma per essere davvero eletto a paladino dei francesi, nella tenuta del gruppo da qui a cinque anni, De Meo dovrà contare sia sul supporto del governo, sia sul successo delle auto elettriche. Ormai ci contano in troppi, per non concretizzarlo questo cammino verso l’auto elettrica, a differenza di noi italiani che reggiamo bene nel lusso di Ferrari e Lambo, attendendo una riscossa Fiat per la filiera, in Francia potrebbero esser messi meglio. Ci credono da prima. Anche se resta la Germania un riferimento, vantando la spinta delle ID e derivate, più Tesla, atterrata dalle parti di Berlino. In Francia De Meo gioca carte diverse, sui costi accessibili e poi anche l’asso della sostenibilità vera, attuata in loco. Come avverrà? Niente giga-factory per macchinoni elettrici prestanti, anzi.

“Renault vede l’opportunità di essere non solo azienda esperta di auto elettriche, come è da anni, ma anche di gestione ambientale della filiera”. Previsto un piano che esce dall’automobile per gestire il flusso dei materiali, dei veicoli usati, con riciclo di parti a partire dalle batterie ma anche un riutilizzo delle stesse vetture se possibile. Una seconda vita, come per certi prodotti ricondizionati. Vedremo davvero delle auto elettriche rigenerate? Il concetto è buono, l’attuazione pratica e l’economia necessaria a sostenere il tutto, non semplice.

Poche piattaforme per tanti marchi

Poche piattaforme per tanti marchi

Niente esagerazioni (max 300CV 50K)

Se i pianali da usare restano solo tre e i motori quattro, di cui due elettrici con massima condivisione e limite stimato a 300CV di potenza, non si devono attendere dal gruppo una serie di vetture innovative o esagerate nella prestazione, nei volumi. Il focus è sui segmenti fino a C, con tanta elettrificazione e tocco di sportività per Alpine, ormai consacrato marchio da tener vivo e vivace (alcuni temevano la scomparsa).

Ma i mezzi per famiglia? “Avremo dei Crossover e SUV anche sportivi e poi SUV 7 posti, ci saranno”. Modelli che però, se si dice di voler limare tutti i costi fissi, addirittura per un risparmio netto 600 euro a modello, non saranno rivolti al mondo premium. “Vediamo l’auto elettrica come per tutti mentre questi modelli di segmento superiore li immagino comunque sotto i 50.000 euro, basati in piattaforma comune per restare accessibili”.

È prosecuzione ma anche rottura, quella di Renault con De Meo. Un nuovo mondo per la gamma Renault, sempre in collaborazione con i giapponesi. L’Alleanza seriamente messa in crisi da chi lo ha preceduto, è confermata nei prossimi anni. “Andremo avanti, con i membri dell’Alleanza che ho piacere di aver avuto collegati oggi, con noi alla presentazione dei piani. Non baderemo più ad aspetti troppo lontani dalla realtà concreta delle cose da fare (allusione a polemiche sentite in Francia e Giappone nei tempi recenti). Il nostro destino è legato con gli alleati per la condivisione di parte comuni, piattaforme e componenti. Arriveremo a un livello di condivisione mai visto prima, molto elevato”.

A chi dalla Francia tenta di toccare temi scottanti, dell’Alleanza, De Meo ribatte che “Non ci sono chiacchiere e speculazioni, da manager bado alle cose pratiche che faremo insieme nel futuro: 80% di parti comuni, per 7 milioni di auto messe insieme tra tutti quanti”.

I marchi fondamentali, con il nuovo a corollario

I marchi fondamentali, con il nuovo a corollario

Base comune Dettaglio Renault

La personalità francese sarà demandata soprattutto allo stile. “Faremo sulla stessa piattaforma anche altre vetture iconiche. Rispettando lo stile del passato evolveremo il design, tanto di Renault quanto di Dacia e Alpine. Ho designer bravissimi e li faremo lavorare” aggiunge De Meo.

Certo che solo una base di motore per benzina e uno per il diesel, guardando alla storia, sembra veramente poco. È dovuto alle necessità di far quadrare i conti ma anche al target, che si conta di soddisfare grazie a un’offerta semplice ma flessibile. Niente grandi motori a benzina come si pensa possano tornare in auge con l’Euro7? “Il motore eTech è uno solo ma modulare, tanto. Per fare ogni genere di prestazione che ci serve. Andremo in Euro7 con questi motori capaci di arrivare al 2030. Saremo front-runner nella transizione verso gli elettrici perché abbiamo tutto quel che serve: gli asset e l’esperienza”.

Non è mancata la citazione all’Idrogeno come fonte di energia per nuovi veicoli Renault elettrici, ma come? “Penso ai commerciali, dove al posto dei diesel useremo queste fonti alternative e dei range extender, mantenendo batterie più ecologiche e ridotte”. Grazie anche all’idrogeno fatto in collaborazione con Plug Power, la presenza di Renault nei mezzi commerciali leggeri è confermata per il futuro green, pur se con valore nel portafoglio in mutazione (peso da 15% a 10%).

L'eco-sistema che Renault propone per il nord della Francia

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Alpine e Dacia

Tolto il nuovo ambito di servizi mobilità targato Mobilize, che dovrà farsi strada nelle capitali europee grazie a modelli in sharing realmente ecologici in tutta la filiera, ma peserà il 20% del volumi solo nel 2023, i prodotti che più colpiscono fuori dal marchio Renault oggi sono quelli di Dacia, con Lada e Alpine.

Anche qui si risparmia, usando piattaforme comuni a pieno, ma sono due i regali. Per Lada e Dacia uno sfondamento di misura pur senza innovazione di frontiera, con l’arrivo di modelli elettrificati in segmento C. Il Bigster concept mostrato è un SUV da 4,6 metri.

Per Alpine non solo il vanto del Team F1 confermato con Alonso al volante, ma anche due modelli: piccola e cattiva segmento B (non sarà R5 Turbo, visto il motore elettrico) più la godereccia due posti da guidare anche in pista. La prima darà filo da torcere alle nuove Abarth elettriche, che FCA potrà mettere in strada dopo la 500 BEV. La seconda addirittura verrà prodotta collaborando con i maghi del telaio inglesi, Lotus. Una soddisfazione da amatori non far morire Alpine e far piacere i piani targati De Meo anche alle produzioni extra-francesi.

I nuovi modelli Dacia e Lada in arrivo, fino a segmento C

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