Con il progresso tecnologico, soprattutto in campo di telescopi sia terrestri sia spaziali, le novità sui buchi neri si moltiplicano: è di questi giorni la scoperta annunciata da un gruppo di astronomi australiani circa un buco nero supermassiccio con una massa pari a circa 20 miliardi di soli e un tasso di crescita superiore a quello di qualsiasi oggetto simile osservato fino ad oggi. Personalmente questi oggetti cosmici mi hanno sempre appassionato, complici i numerosi interrogativi irrisolti che li riguardano, quindi sempre cercato di capirne il più possibile.

È per questo che sono incappata in un libro dal titolo semplice: I buchi neri, scritto da due esperti del settore: Steven S. Gubser e Frans Pretorius, docenti di Fisica a Princeton e titolari di numerosi riconoscimenti. Un libro che si pone l’obiettivo di spiegare in maniera comprensibile quello che sappiamo oggi su quelli che spesso vengono identificati come i “mostri del Cosmo”.

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Lo fa seguendo un duplice percorso che ho apprezzato molto: da una parte la storia dei buchi neri, con la scoperta, lo scetticismo, le conferme, e quello che sul piano teorico sappiamo oggi. Dall’altra esempi pratici che permettono di immaginare in maniera chiara quello che la teoria predice. Mi riferisco per esempio al celebre fenomeno della spaghettificazione.

Non è un libro di testo, non è un romanzo: è un saggio scritto con maestria, che ha dalla sua una prosa divertente che allo stesso tempo informa e appassiona. Per quanto possa essere aggiornato un libro in un’epoca in cui ogni giorno ci sono notizie fresche, questo è stato pubblicato in lingua originale nel 2017 e nella traduzione italiana di Bollati Boringhieri nel 2018, include quindi informazioni più recenti del mio libro preferito sui buchi neri, Dove il tempo si ferma di Stephen Hawking, arrivato in Italia nel 2016. Questo è il principale punto di forza de I buchi neri (The Little Book of Black Holes nella pubblicazione originale), che riassume in maniera magistrale quello che sappiamo al momento sui buchi neri.

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Crediti: The Inquisitor

Qualcuno obietterà che fra articoli e video su Internet c’è talmente tanto materiale che non serve un libro per capire “come funziona” un buco nero. Permettetemi di obiettare: l’argomento è talmente complesso e le implicazioni delle teorie della Fisica coinvolte talmente numerose, che farsi un’idea sbagliata sui buchi neri è di gran lunga più semplice che ricostruire le cose effettivamente come stanno. Non a caso, quando consiglio in questa rubrica libri su questo argomento, attingo solo da quelli scritti da esperti mondiali di alto livello. Gubser e Pretorius lo sono a tutti gli effetti, e il lavoro che hanno fatto è da ammirare, perché hanno saputo organizzare le loro vaste conoscenze in maniera da comporre un testo scorrevole, comprensibile e inattaccabile dal punto di vista scientifico, tanto da portare a consigliarlo anche un gigante della divulgazione scientifica in ambito fisico come Roger Penrose.

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Foto: Depositphotos © Andreus

Dal titolo statunitense si comprende anche un dettaglio che con la traduzione abbiamo perso: questo libro non è un “mattone”, ma una sintesi. Qualcuno l’ha definito un’introduzione, a mio avviso per la gente comune è una raccolta di informazioni più che esaustiva per conoscere quello che c’è da sapere. L’importante è che le informazioni siano ineccepibili dal punto di vista scientifico, e che siano poche ma chiare, perché spesso l’abbondanza è controproducente.

In ultimo, senza fare spoiler, è da apprezzare il fatto che nonostante si tratti di un saggio di Scienza, questo libro comunica emozioni: un obiettivo molto difficile da raggiungere in questo campo, realizzabile solo per chi padroneggia talmente bene un argomento da renderlo reale e tangibile.

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Tom’s Consiglia

Il migliore libro sui buchi neri alternativo a quello consigliato in questa puntata della rubrica è Dove il tempo si ferma di Stephen Hawking.