Parliamo d’altro. Sono stati giorni durissimi. Difficili oltre molti limiti. Non è finita, certo, ma adesso che la porta di casa si riapre, che riaprono gli uffici e le fabbriche, persino i bar, il buio del tunnel sembra allontanarsi alla velocità della luce. I ricordi terribili restano fissati in un angolo cruciale dell’esperienza e allo stesso tempo sono allontanati a bracciate perché scompaiano dalla cortina dell’immaginazione, che deve guardare avanti. È una reazione comprensibile, ma non legittima se produce effetti esagerati. L’abbiamo detto, lo dicono in molti: meglio aver paura che toccarne (dal toscano meglio aver paura che prenderle). Quindi l’attenzione assoluta resta in cima alla lista delle priorità.

Se guardiamo indietro è come aver vissuto un film surreale. Che però ha lasciato cicatrici reali.

Certe cose, certi fatti, certe invenzioni sono filtrate e tornano sullo schermo per esser rivisitate con il senno di poi o alla luce della… di nuovo nuova realtà.

Due fatti mi hanno colpito, o incuriosito.

Era del blocco totale. Tutto fermo, immobile. Si potevano muovere, piano, la pazienza e l’attenzione, e un nuovo senso di responsabilità… civile. Arrivare primi a un traguardo solitario o di pochi non aveva alcun senso. Anzi, era contro quel senso di solidarietà che sembrava crescere più che mai nei buoni.

In quel clima di immobilità mi colpì il caso Bielorussia del Calcio.

Con gli spogliatoi svuotati dal virus, anche l’imperatore del nostro Sport, il Calcio, aveva deciso di arrendersi. Poi la spinta potente della ripartenza ha di nuovo frastagliato lo scenario. La Francia aveva congelato la stagione e il PSG era Campione, altre federazioni restavano sotto la spada di Damocle del pagamento dei diritti TV, pronte a ripartire e comunque ferme.

Sopra questo portentoso maremoto c’era una nave che non aveva modificato di un grado la propria rotta: la Bielorussia. Non solo non aveva fermato il suo campionato, ma aveva addirittura venduto a una ventina di catene televisive sparse per il mondo i diritti delle sue partite, capitalizzando ove altri avevano dovuto soccombere.

È l’esempio della furbizia ai danni dell’intelligenza, di un’eccezionale, troppo “laica” disinvoltura che elegge a ragione il punto di vista.

Bene, trovo l’esempio assai poco edificante. Il calcio bielorusso avrà vinto due mesi di paga televisiva e allargato considerevolmente la sua sfera di notorietà, ma alla risultante di una ripartenza intelligente e responsabile sarà considerato come lo sfigatello che ci ha provato dando il cattivo esempio.

L’altro esempio che mi ha accompagnato durante l’emergenza è di tutt’altra natura e spirito. Un grande spirito positivo. Ancora Sport, questa volta si parla di Vela. Si parla di Vendée Globe, la regata per skipper in solitario su imbarcazioni monoscafo.

L’IMOCA, l’associazione che gestisce e coordina l’attività di queste imbarcazioni, non aveva esitato a congelare il fervore, a cancellare due regate oceaniche di preparazione e qualificazione al grande evento che si disputa ogni quattro anni. 35 navigatori solitari, con la bava alla bocca e la barca nuova in banchina, erano rimasti diligentemente a casa a far test di… solitudine. Rispetto assoluto delle norme, del buon senso comune, di un’immagine seria.

Paradossalmente, se c’è un evento che avrebbe potuto andare in scena anche durante l’emergenza, questo è una regata oceanica in solitario. Addirittura, poste condizioni possibili, “liberare” i solitari e affidarli al loro vento sarebbe stato elemento precauzionale per definizione. Esageriamo un po’, ma il quadro generale, e la curiosità, il paradosso, è questo.

Bene, IMOCA ha tenuto a bada i suoi eroi del mare per oltre due mesi, ma non appena la porta si è socchiusa aveva già aperto il cassetto delle idee e tirato fuori il progetto di una regata tutta nuova per recuperare il tempo e le occasioni perdute. E così, il primo giorno della Fase 3 in Italia, viene annunciata la Vendéè-Arctique-Les Sables d’Olonne, un “triangolone” di 3.600 miglia che partirà dal porto della Vandée Globe, si spingerà fino ai 65 gradi Nord del circolo polare islandese e, boa le Azzorre, tornerà a “casa” sulla costa atlantica francese.

La regata partirà il 4 Luglio prossimo, dovrebbe essere coperta in una dozzina di giorni dagli spettacolari satanassi del mare e consentire ad alcuni di essi di guadagnare la qualificazione alla Vendée Globe. Zero manifestazioni preliminari di partenza, zero cerimonie in banchina, sport 100% e totale copertura mediatica digitale. Resterà ancora tempo per rifinire il “materiale” in vista del grande appuntamento dell’8 Novembre.

© Immagini IMOCA – Vendée Globe