Il coronavirus arriva anche in Africa: in Egitto è stato individuato il primo caso. Si tratta di uno straniero che è ricoverato in isolamento in ospedale. Il ministero della Salute egiziano ha spiegato di aver immediatamente informato l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e di aver preso tutte le misure necessarie per prevenire la diffusione del virus. Nell’ultimo bollettino dell’Oms, con i dati sull’epidemia aggiornati alla serata di ieri 13 febbraio, non risultavano casi confermati nel Continente africano. La municipalità di Pechino ha ordinato la quarantena di 14 giorni per chiunque ritorni nella città dopo le vacanze, minacciando punizioni per chi non rispetterà l’isolamento. Per il periodo di quarantena – prevede l’ordinanza – si potrà scegliere tra la propria abitazione o i centri appositi.

Intanto Niccolò, il 17enne di Grado rimasto bloccato a Wuhan a causa della febbre ma risultato negativo al test del coronavirus, ha superato i controlli medici e rientra in Italia. Il volo dell’Aeronautica militare che lo riporta a casa è in bio-contenimento e l’atterraggio a Pratica di Mare è previsto per le 7 di sabato 15 febbraio. Una volta rimpatriato andrà allo Spallanzani, dove rimarrà in quarantena. I medici dell’istituto, nel bollettino quotidiano, fanno sapere che le condizioni della coppia di cinesi ricoverati in terapia intensiva sono stabili e che quelle dell’unico italiano trovato positivo “sono buone”. Si tratta di un ragazzo di Luzzara (Reggio Emilia), che veniva dalla Cecchignola: è senza febbre, “asintomatico” e “continua la terapia antivirale“. In tutto, dicono dalla clinica, dei 66 pazienti sottoposti al test “57 sono risultati negativi e sono stati dimessi (tra loro anche i 20 cinesi rimasti in quarantena e che il 13 febbraio hanno lasciato l’ospedale). Nove sono tutt’ora ricoverati: 3 sono casi confermati 5 sono pazienti sottoposti a test in attesa di risultato. Un solo paziente rimane comunque ricoverato per altri motivi clinici. In caso di evoluzioni del quadro clinico, verranno dati immediati aggiornamenti”. Passando invece alla Diamond Princess, la nave da crociera messa in quarantena nella baia di Yokohama in Giappone, un primo gruppo di 11 passeggeri, di 80 anni e oltre, risultati negativi ai test per il Sars-CoV-2, è sbarcato. A bordo si trovano 8 persone in gravi condizioni.

Il balzo dei contagiati e l’attacco degli Stati Uniti – Intanto resta alta l’attenzione a livello globale sul virus (denominato Sars-CoV-2, mentre la malattia legata all’infezione si chiama COVID-19): la Cina ha aggiornato il conteggio delle vittime a 1380 dopo i controlli effettuati sui dati dell’Hubei, la provincia più colpita, che hanno fatto emergere errori. Tra questi ci sono anche sei operatori sanitari che lavoravano nell’ospedale di Wuhan, la città focolaio del Covid-19. In tutto sono 1700 i contagi tra infermieri e medici. “Gli operatori sanitari sono la colla che tiene insieme la risposta dei sistemi sanitari” alle emergenze, “dobbiamo quindi sapere di più su tempi e circostanze in cui si sono ammalati”, ha detto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus. I casi totali di contagio sono saliti a 63.851, di cui 5.090 rilevati ieri (oltre 4.800 solo nell’Hubei). L’epidemia è sembrata avere un balzo – aumento di 15mila contagiati in un solo giorno – quando giovedì le autorità cinesi avevano annunciato il cambio dei parametri per il conteggio delle persone infette, includendo anche i “clinicamente diagnosticati”, vale a dire coloro dichiarati positivi con la Tac ai polmoni in aggiunta a quelli verificati con i test di laboratorio.

Un cambio di criteri sui quali anche l’Oms ha chiesto spiegazioni approfondite e che per gli Stati Uniti diventa motivo di attacco a Pechino, accusata di non cooperare con il resto del mondo nella condivisione delle informazioni del coronavirus, cruciali per seguire l’andamento dell’epidemia e formulare ipotesi sulla sua entità e sui suoi tempi. “Siamo delusi per non essere stati coinvolti e siamo delusi per la mancanza di trasparenza da parte dei cinesi”, ha dichiarato il direttore del Consiglio economico nazionale Larry Kudlow. Ad aggravare la situazione vi sono “statistiche duplicate” che hanno portato Pechino ad aggiungere, e anche rimuovere, casi in un conteggio a cui le autorità sanitarie di altri paesi non riescono più a stare dietro. Il nuovo aggiornamento segnala un totale di 1383 morti e di 64mila in tutto il mondo. Ma la Cina si difende e agli Usa risponde di avere lavorato “con la comunità internazionale nel controllo dell’epidemia in un modo aperto, trasparente e altamente responsabile per il bene della sicurezza della salute pubblica globale e della salute di tutte le persone”. Anche l’Oms respinge le critiche degli Usa alla Cina, specificando che “il governo coopera con noi, invita gli esperti internazionali, condivide le sequenze del virus, si apre al mondo”.

Intanto sul fronte della ricerca, dalla compagnia privata cinese China National Biotec Group arriva una scoperta: il plasma delle persone guarite è ricco di anticorpi che potrebbero essere d’aiuto nel curare l’infezione. La società ha informato di aver usato questo trattamento su dieci pazienti che hanno avuto miglioramenti in 24 ore, e chiede ai sopravvissuti di donare plasma per continuare la sperimentazione.

I casi nel mondo – Sono saliti a 64mila i casi di coronavirus nel mondo, con 1.384 vittime. Dagli ultimi dati riportati dalle autorità sanitarie, in Cina sono state registrate 1.380 morti, tra 63.851 casi, principalmente nella provincia di Hubei. A Hong Kong i casi registrati sono 51 e 1 decesso. In Giappone si contano 251 episodi, di cui 218 a bordo della nave da crociera ormeggiata a Yokohama, a Singapore 58, in Thailandia 33, in Corea del Sud 28. Negli Stati Uniti ammontano a 15, un cittadino americano è morto in Cina, e in Europa, in Germania sono 16, in Francia 11, nel Regno Unito 9, in Italia 3, in Russia 2, in Spagna 2, in Belgio 1, così come in Svezia e in Finlandia. Nelle Filippine sono stati registrati 3 casi, incluso un decesso.

Alcune compagnie aeree prolungano stop voli Dopo la scandinava Sas, anche Lufthansa, Swiss, Austrian Airlines e Finnair hanno annunciato la proroga della sospensione dei voli con la Cina fino alla fine di marzo, a seguito del protrarsi dell’emergenza legata all’epidemia di coronavirus.

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