Terry Gilliam è uno degli artisti più eclettici della settima arte. Nato a Minneapolis il 22 Novembre del 1940è un regista, comico, scrittore, produttore e… chi più ne ha, più ne metta. Un artista unico che ha avuto, nel corso del tempo, una grande evoluzione professionale in quasi cinquant’anni di onorata carriera. Scopriamo insieme cosa ha caratterizzato la vita e la carriera di uno dei geni più visionari del cinema contemporaneo, tra risate, gag, visioni dal futuro e da un passato letterario che hanno rivoluzionato, nel bene e nel male, il modo di fare film anche nel ventunesimo secolo.

Terry Gilliam, una vita “animata”

La visionaria avventura di Terry Gilliam nel mondo del cinema inizia con i Monty Python di cui è l’unico componente statunitense. La collaborazione con il celebre gruppo britannico di comici porterà Gilliam al grande successo, arrivando anche a dirigere uno dei film dei Monty Python nel 1975. Non bisogna, però, tralasciare il fatto che sia anche un grande esperto di animazione. Infatti il gusto figurativo del regista deve molto alle tecniche di animazione da lui predilette come lo stop motion e il découpage, ma anche per i collage surrealisti.

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Importantissimi, nelle scelte estetiche di Gilliam, sono i colori. L’attento utilizzo di determinate cromie e scale di colori e sfumature danno ai suoi film un gusto da cartone animato che non possiamo trovare in nessun altro autore contemporaneo. Ogni fotogramma dei suoi film sembra un quadro ispirato da diverse correnti artistiche figurative, dove le linee e i colori si uniscono per dare vita a un effetto visivo sublimato, che rende l’opera una sorta di quadro in movimento.

Se questa predilezione per i colori e le scale cromatiche non era forse chiara nei primi film, lo è sicuramente negli ultimi esperimenti cinematografici di Gilliam, per citare un film su tutti, Parnassus. Pellicola che ha dato al regista statunitense, britannico di adozione, non pochi problemi. Il lavoro è iniziato nel 2008, anno in cui è venuto a mancare l’attore australiano Heath Ledger, proprio durante le riprese del film. Questa enorme perdita per Terry Gilliam ha sancito l’interruzione dei lavori di produzione. La produzione del film riprenderà, e poi si concluderà, solo quando il regista deciderà di assegnare a Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law tre incarnazioni diverse di Tony (il personaggio interpretato inizialmente da Ledger).

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Gilliam, però, non è nuovo a queste diatribe con i produttori dei suoi film. Già nel 1988 con Le avventure del Barone di Munchausen, terzo capitolo della trilogia iniziata nel 1981 con I Banditi del Tempo e continuata con Brazil nel 1985, il regista si scontrò aspramente con la Columbia Pictures, casa produttrice del film, per le continue modifiche del budget destinato alla realizzazione della pellicola. La storia ci racconta che a fronte di quasi cinquanta milioni di dollari investiti per la produzione, solo otto ne furono stanziati per la promozione del film, scelta che costò alla Columbia una gravosissima perdita economica e che fece diventare Le avventure del Barone di Munchausen uno dei peggiori flop della storia del cinema.

I dettagli che fanno la differenza

Quasi tutta la cinematografia di Terry Gilliam si basa sui dettagli, a volte anche infinitesimali che sembrano quasi non contare nulla, ma che, invece, danno vita a tutta la storia, fotogramma dopo fotogramma. È questo il caso, ad esempio, di Brazil uno dei film più apprezzati del cineasta statunitense. La pellicola mette insieme le due massime fonti di ispirazione di Gilliam, George Orwell e il suo romanzo 1984 e la cinematografia onirica di Federico Fellini. Il film è un immaginario di contrapposizioni che si schiudono di volta in volta per fornire allo spettatore qualcosa di mai visto prima. Era il 1985 quando Brazil uscì nelle sale cinematografiche e da lì nulla fu più o stesso. Iniziamo, ad esempio, dalla fotografia del film, ispirata, come lo stesso regista dice, a Metropolis di Fritz Lang, ma quello di Gilliam non è un film totalmente distopico, né tanto meno fantascientifico, è più che altro una esagerazione, all’ennesima potenza, della realtà stessa.

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Esagerazione che diventa, però, realismo ipercritico nei confronti della società contemporanea, che mette in luce le falle di un sistema che sembra conosciuto quando, invece, lo è ben poco. L’idealismo estremizzato di una società dove la “buona vita” è concessa solo a pochi, induce i semplici esseri umani, poveri e reietti a concretizzare quella che è una rivolta contro gli stessi ideali. Tutto, nel film di Gilliam, è sottile, nichilista, l’ironia taglia lo schermo e la coscienza dello spettatore e non gli permette più di avere coscienza di ciò che sia giusto o sbagliato.

Questo dualismo è una costante nel cinema di Terry Gilliam accompagnato da quella dose di satira che rende la narrazione sempre ambivalente e ancora più riflessiva rispetto ai film assunti come capolavori indiscussi del genere distopico come Blade Runner. Gilliam, al contrario di altri registi, utilizza la satira per mostrare la dura realtà dei fatti e dalle motivazioni che compongono l’azione come fine ultimo dell’uomo. Il regista non si perde nella liricità del momento narrativo, anzi, lo scompone e lo rende sfaccettato, lo critica e lo assimila, attraverso l’ironia che, quindi, diventa denuncia politica e sociale.

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I film di Terry Gilliam da vedere assolutamente

Abbiamo ampiamente parlato dell’importanza di Brazilche è la punta di diamante della cinematografia di Terry Gilliam. Ma, l’opera del regista inglese d’adozione non può essere ridotta a un solo film, anzi bisogna ampliare il raggio d’azione e citare alcuni dei lavori dove compare come attore. A detta di Gilliam (in una non molto recente intervista alla rivista Variety), l’apice della sua carriera è da identificarsi con Brian di Nazareth, dove il regista compare in veste di attore e sceneggiatore insieme al compianto Terry Jones dei Monty Python. Il film è assolutamente imperdibile ed è una delle opere che, attraverso la satira, meglio rappresenta la nascita delle religioni e dei culti in generale.

Altra pietra miliare è sicuramente La Leggenda del Re Pescatore, film del 1991 con Robin Williams e Jeff Bridges. Una storia commovente e ricca di vere e proprie visioni, infatti, il senza tetto interpretato da Robin Williams è un uomo molto intelligente, ma con seri problemi mentali. Soffre di allucinazioni e dichiara che gli gnomi hanno identificato Jack (Bridge) come colui che ritroverà il Santo Graal. Da questo il titolo del film che è un chiaro riferimento al ciclo di romanzi che parla della materia bretone e arturiana.

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Da vedere almeno quattro volte nella vita è sicuramente Paura e Delirio a Las Vegas, film in cui troviamo Johnny Depp e Benicio del Toro al massimo della loro forma attoriale. Gilliam conduce lo spettatore in un viaggio onirico e allucinogeno senza precedenti. Gli effetti della droga sui due protagonisti del film sono descritti come il genere del gonzo journalism vuole, del tutto senza filtri e particolarmente fedeli al romanzo da cui la storia è tratta, scritto da Hunter Stockton Thompson.

Non possiamo non citare LEsercito delle Dodici Scimmie, un thriller che ha segnato il genere negli anni Novanta e Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavoloultima interpretazione del compianto Ledger.

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Quella di Gilliam è un’opera eclettica e eterogenea che ha sfiorato i generi più differenti, diventando cartina di tornasole di molti gusti dagli anni Ottanta fino ad oggi. Una grande mente e un grande visionario che ha reso il cinema degno di essere definito arte.

Per rispolverare la cinematografia di Terry Gilliam vi consigliamo l’acquisto del film La Leggenda del Re Pescatore.