MILANO – Ore 9:20. Borse positive all’indomani delle elezioni di Midterm negli Stati Uniti, che hanno consegnato la Camera ai Democratici ma restituito il Senato ai Repubblicani del presidente Donald Trump. Annota l’agenzia finanziaria Bloomberg che se due anni fa Wall Street premiò l’inaspettata vittoria del tycoon e dei suoi programmi di spesa pubblica, oggi sembra parimenti gradire una scena politica divisa tra i due schieramenti. Forse all’ottimismo contribuisce anche il senso di rassicurazione che perme da questo voto: “Questa elezione ha portato all’esatto risultato indicato dai sondaggi e degli analisti, il che rasserena gli investitori”, ha detto Anne Lester di JPMorgan Asset Management alla televisione dell’agenzia. La stessa Wall Street d’altra parte ha brindato al risultato ampiamente atteso, con un balzo che – dopo una elezione di metà mandato – non si vedeva dai primi anni Ottanta: tutti gli indici hanno guadagnato più del 2 per cento.

Milano avvia le contrattazioni in rialzo dello 0,3%. A Piazza Affari arriva una valanga di trimestrali, con conti di peso quali Unicredit, Generali e Poste. Molto bene Banco Bpm, all’indomani dei conti annuniciati a mercati chiusi. Nel resto d’Europa, Parigi sale dello 0,24%, Londra dello 0,26% e Francoforte dello 0,38%.

A tenere banco, in Italia, sono però le previsioni della Commissione europea che – come anticipa Repubblica in edicola – si appresta ad alzare la stima di deficit/Pil per il nostro Paese: nel 2019 sarà al 2,9% contro il 2,4% stimato dal governo, alla luce di una crescita che sarà inferiore all’1,5% accreditato dalla Manovra. Lo spread intanto torna a portarsi poco sopra i 290 punti base in apertura di giornata, con il Btp decennale che rende il 3,4%. L’euro apre stabile sopra quota 1,14 dollari, in attesa della Fed, che stasera dovrebbe lasciare invariata la sua politica monetaria, dopo il sostanziale pareggio alle elezioni di midterm e aspettando la prossima riunione di dicembre. La moneta europea passa di mano a 1,1423 dollari e 129,87 yen. Dollaro/yen a 113,69.

Le Borse asiatiche hanno chiuso in rialzo, seguendo il rally degli indici azionari statunitensi dopo il voto: tra gli investitori c’è ottimismo sul fronte della guerra commerciale tra Usa e Cina, in vista dell’incontro tra Trump e Xi Jinping a fine mese. Tokyo (+1,8%) ha archiviato la seduta in netto rialzo con lo yen poco mosso. A contrattazioni ancora aperte avanzano Hong Kong (+0,4%) e Seul (+0,6%), mentre Shanghai chiude in calo dello 0,2%.

Il fronte macroeconomico è caldissimo. Oltre alle previsioni nell’Eurozona, è previsto anche il bollettino economico della Bce. La bilancia commerciale tedesca a settembre migliora ma meno delle attese con un surplus di 18,4 miliardi. Il surplus commerciale della Cina verso gli Usa si attesta a ottobre di 31,78 miliardi di dollari, in calo rispetto al massimo storico di settembre pari a 34,13 miliardi, ma comunque con export in crescita del 13,3% nonostante i dazi. Proprio dagli Stati Uniti i dati delle richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione e la riunione del Comitato federale del mercato aperto della Fed.

Tra le commodity infine i prezzi del petrolio si muovono leggermente verso l’alto. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti avanzano di 15 cent a 61,82 dollari e quelli sul Brent guadagnano 16 cent a 72,23 dollari al barile. L’oro avanza dello 0,2% a 1.228,7 dollari l’oncia e sale anche l’argento con un +0,5% a 14,569 dollari l’oncia.