Esplora:
Condividi:

Franco Bechis14 gennaio 2021

Matteo Renzi è stato di parola. Non avendo avuto alcuna risposta vera su tutte le osservazioni fatte sui contenuti e lo stile di governo di Giuseppe Conte ha ritirato dal governo la delegazione di Italia Viva. Ha dimostrato quindi ieri di non avere fatto tutto questo can can per strappare un posto da ministro in più per Maria Elena Boschi o altri. Non sappiamo cosa accadrà nei prossimi giorni, e molto dipenderà dalle scelte che farà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La reazione delle altre forze politiche è stata come era prevedibile propagandistica: il centro destra che ha invocato le urne, Pd e M5s hanno fatto dichiarazioni da tregenda sull’irresponsabilità di avere aperto la crisi in piena pandemia. In un programma tv ieri sera il professore Massimo Galli, uno dei virologi diventato opinion leader nell’ultimo anno grazie al Covid 19, ha cavalcato lo stesso tema. Un minuto dopo però lo stesso Galli ha spiegato che la scelta del governo di trasformare l’Italia in zone gialle, rosse e arancioni «è stata fallimentare», ed ha aggiunto di essere furente per come si stiano vaccinando anche i 2 milioni di italiani che hanno già avuto il coronavirus «provocando così anche reazioni avverse al vaccino che erano facilmente prevedibili». Quindi l’esperto di virus sulla sola materia che conosce e su cui è competente in due battute ha spiegato che questo governo su questo ha sbagliato tutto. E allora, perché mai sarebbe uno scandalo mettere da parte durante la pandemia un governo che ha inanellato un errore dietro l’altro proprio sull’emergenza sanitaria? Con le sue parole Galli ha addirittura certificato che Renzi ha fatto la scelta più sensata e giusta possibile.

La colata di retorica sul delitto che sarebbe stato compiuto in piena crisi sanitaria è del tutto priva di una qualsiasi ragione perché in Italia non è mai mancato nella storia un governo nemmeno un giorno. Perfino quando l’esecutivo era dimissionario e la legislatura sciolta dal Capo dello Stato c’era un governo in carica per il disbrigo degli affari correnti che in caso di emergenza di qualsiasi tipo aveva il potere di adottare un decreto legge o quel che serviva. Da un anno l’attività del governo italiano è solo emergenziale, e non richiede particolari qualità: a sentire cosa dice un comitato tecnico e scientifico e poi firmare dpcm o decreti da loro suggeriti sinceramente sono buoni tutti e Conte, Speranza e compagnia sono sostituibili da qualsiasi altro cittadino italiano di media cultura.

Quando invece c’era da fare e pensare qualcosa di più complesso, come preparare il testo da inviare in Europa per il Recovery Plan, questo esecutivo ha dato vera prova di sé sfornando un testo sciatto, parolaio, privo di qualsiasi dignità e operatività nonostante le continue riscritture. È la cartina al tornasole del vero deficit di questo governo: non esistono le competenze necessarie ad affrontare cose un po’ più complesse del chiudere o meno in casa gli italiani.

Davanti a noi abbiamo nei prossimi mesi scelte da fare assai più difficili, che non si possono affrontare con show e propaganda come è avvenuto fin qui. Arriverà ad esempio la fine del divieto di licenziamento, e non si potranno tenere più in piedi imprese e posti di lavoro che non hanno più mercato. Nessuno se ne sta occupando, e possiamo scommettere che la sola idea che metteranno in campo sarà quella degli ammortizzatori sociali che sanno distribuire a piene mani: cassa integrazione in deroga, Naspi, alla peggio il reddito di cittadinanza. Certo tutto ciò metterà un piatto di pasta in tavola, e non è disprezzabile. Verranno buttati in quella voragine altri miliardi con nuovi scostamenti di bilancio o utilizzando parte dei prestiti europei. Questo significa fare lievitare ulteriormente il debito pubblico italiano, che è già a livelli record. Ma anche mettere in mano a chi aveva un reddito di 1.200-1.500 euro netti al mese una cifra che oscilla fra i 500 e i 900 euro al mese. Milioni di italiani saranno più poveri e dovranno per forza ridurre i consumi allo strettissimo necessario: come fa a crescere il Pil in queste condizioni? E se cresce il debito pubblico e va giù il Pil, il loro rapporto percentuale crescerà vertiginosamente. C’è qualcuno che se ne sta preoccupando? No, non sono in grado. C’è qualcuno che ha pensato a trattare con la Ue in questo scenario per congelare almeno fino alla restituzione di tutti i prestiti del Recovery Plan le regole del Patto di stabilità e del Fiscal compact? No, vuoto assoluto. In questo quadro allora sarebbe meglio non indebitarsi proprio, sistemare qualche ferita con i grants del Recovery Plan (i miliardi in dono) e non attivare per nulla i prestiti, che ne sono la gran parte, perché metteremo nei guai qualsiasi governo italiano sia in carica già nel 2022 e nel 2023.

Non c’è dubbio che ci sia bisogno di un altro governo, con ben altre qualità per affrontare non la pandemia, ma lo scenario economico che abbiamo appena descritto. Renzi ha messo in moto questa possibilità, e ha fatto non bene, ma benissimo. Ora tocca a tutti gli altri, e prima di tutto al presidente della Repubblica che sa benissimo quali mesi difficili dovremo attraversare. Ma non sono ottimista: la reazione avuta subito da Conte e dai maggiorenti Pd e M5s è quella di fare spallucce, fingere che non sia stata aperta alcuna crisi politica, e sperare che qualche avanzo di partito o partituccio offra loro un po’ di colla extra con cui incatenarsi alla poltrona che hanno. È la sola cosa che hanno a cuore, altro che pensare al bene dell’Italia e degli italiani.