Entro il 2030 un esercito di 440 milioni di giovani entreranno nel mercato del lavoro dei paesi dell’Africa Sub Sahariana. Oltre la met (240 milioni) proverranno dalle aree periferiche e rurali che, in quanto meno sviluppate rispetto ai centri urbani, sono gi oggi caratterizzate da carenze sul piano della formazione. A tracciare questo scenario Ji-Yeun Rim, coordinatore del progetto di inclusione dei giovani dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in un intervento presentato oggi alla Farnesina. L’occasione per affrontare questi temi stata fornita dal seminario “Migrazione e dividendo demografico: la mobilit dell’Africa Sub Sahariana”.

Investire nella formazione direttamente nei paesi di origine

Con una popolazione di 1,2 miliardi, la popolazione africana raggiunger 1,7 miliardi nel 2030 e tre miliardi nel 2063. Il 46% circa avr tra i 15 e i 34 anni. Questo aumento di popolazione incider anche sulla crecita del tasso di migrazione. Se il sistema della cooperazione non dovesse investire gi da oggi sui sistemi di formazione dei paesi di origine, la mancanza di opportunit di impiego potrebbe spingere questi giovani a lasciare il loro paese per raggiungere l’Europa. La mancanza di livelli di istruzione adeguati uno dei motivi che spinge i giovani a migrare, ha ricordato Jayathma Wickramanayake, Inviata speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i giovani. Le problematiche connesse alla mobilit delle persone stanno scalando l’agenda della cooperazione internazionale – ha aggiunto Luigi De Chiara, della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero -. Il problema : come trasformare il dividendo demografico che caratterizza l’Africa Sub Sahariana da una sfida a un’opportunit di sviluppo?.

La mortalit diminuisce molto pi rapidamente della fecondit

Investire in formazione non bsta. Occorre ridurre il tasso di fertilit – ha spiegato Arthur Erken dell’Unfpa -. Le donne hanno pi figli di quelli che deciderebbero di avere se potessero liberamente pianificare questa scelta. Con una popolazione di 1,2 miliardi, la popolazione africana raggiunger 1,7 miliardi nel 2030 e 3 miliardi nel 2063. Dal 1960 al 2016 la popolazione di questa parte di Africa quintuplicata – ha ricordato Patrizia Farina, docente di Demografia all’universit Bicocca di Milano. -. Mentre la mortalit ha avuto performance di declino molto intense, il tasso di fecondit rimasto elevato. In Niger ogni donna ha almeno otto figli. La media nell’Africa Sub Sahariana di quattro figli per coppia. I figli sono concepiti come un’assicurazione, soprattutto nelle aree rurali. I figli sono fonte di lavoro.

Soda (Oim): la gran parte delle migrazioni in Africa a livello locale

Con questi numeri, plausibile aspettarsi una aumento della pressione migratoria sui confini europei da parte di chi in cerca di un’occupazione e non la trova nel suo paese? Per Federico Soda, direttore dell’ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), non detto. Spesso la crescita demografica associata a un aumento della mobilit della popolazione ma non credo che il nesso tra i due aspetti sia cos diretto, ha ricordato. Se si aumenta il livello di istruzione dei giovani africani, possibile ridurre il livello di mobilit. E poi non detto che la crescita della popolazione in questi paesi determiner un aumento degli arrivi in Europa. La gran parte del fenomeno migratorio infatti locale. In Africa occidentale un cittadino del Senegal pu andare in Guinea con una semplice carta d’dentit. Sono le persone pi istruite che cercano di raggiungere l’Europa alla ricerca di opportunit migliori. Il numero delle persone che attraversano il Mediterraneo in calo: l’anno scorso le persone che sono giunte in Europa in maniera irregolare sono state 170mila.

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