Il Parlamento UE ha confezionato una proposta di Web Tax che costringerebbe al pagamento delle tasse le piattaforme online di grande entità che distribuiscono “video, audio, giochi o testi”. Il tutto “indipendentemente dal fatto che tali contenuti siano di proprietà della società fornitrice o che questa ne abbia acquisito i diritti di distribuzione”. Insomma, colpirebbe ogni realtà che “vende” contenuti digitali, anche Netflix.

Sebbene il Parlamento abbia un ruolo consultivo in materia di leggi fiscali (articolo 115 del TFUE), il Consiglio dovrà esprimersi sulla proposta e “decidere all’unanimità sul contenuto definitivo delle norme”. L’auspicio è che questo avvenga prima della fine del mandato, fissato nell’aprile 2019. In ogni caso lo stesso Parlamento ha sottolineato che si tratta di misure temporanee, poiché per una soluzione permanente bisognerebbe attendere il parere dell’OCSE o delle Nazioni Unite sui temi della “presenza digitale significativa” e la “base imponibile consolidata comune per le società”.

Ieri le direttive sono state adottate con un’ampia maggioranza, stabilendo anche delle soglie. La tassa sui servizi digitali (DST) dovrebbe essere applicata a qualsiasi società che generi entrate all’interno dell’UE superiori a 40 milioni di euro durante l’esercizio finanziario in questione – 10 milioni in meno rispetto alla precedente proposta della Commissione UE.


“Sia il Parlamento europeo sia i cittadini europei chiedono che i giganti della tecnologia paghino le loro tasse. Per questo motivo abbiamo votato in favore di una tassa sui servizi digitali più ambiziosa, tassando anche le entrate derivanti dai servizi di streaming online. Stiamo parlando di equità di base, dove tutti pagano la loro parte equamente, ha dichiarato il relatore sulla tassa sui servizi digitali Paul Tang (S&D, NL).

Il relatore sulla presenza digitale significativa Dariusz Rosati (PPE, PL) ha aggiunto che “le tasse devono essere pagate quando un’impresa crea il suo valore, indipendentemente dal fatto che si tratti di un’impresa digitale o tradizionale”.

“I litigi e i veti reciproci in seno al Consiglio fanno sì che l’UE non sia in grado di affrontare il problema. L’Unione europea dovrebbe essere un precursore di tendenze, continuando nel contempo a lavorare su una soluzione internazionale a livello dell’OCSE. È giunto il momento di agire”.