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Prima della riapertura è necessario piazzare sensori sulle fondazioni del viadotto, per monitorare come la pressione della frana influisce sulle basi della struttura

di Maurizio Caprino

14 gennaio 2020


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Il viadotto Cerrano sulla A14 (Ansa)

2′ di lettura

Nei prossimi giorni dovrebbe riaprire a tutti i mezzi pesanti il viadotto Cerrano, sull’A14. Gli ispettori del ministero delle Infrastrutture (Mit) hanno dato l’ok, ponendo limiti e condizioni più restrittive di quanto ipotizzato: limiti di velocità di 40 km/h per i mezzi pesanti (che dovranno anche viaggiare al almeno 100 metri l’uno dall’altro) e 60 km/h per tutti gli altri. Il tutto a condizione che parta un piano per gestire le emergenze.

Il piano non potrà partire prima appunto di qualche giorno: occorre piazzare sensori sulle fondazioni del viadotto, per monitorare come la pressione della frana influisce sulle basi della struttura.

D’altra parte, qualche giorno servirà pure ad Autostrade per l’Italia a prendere le proprie decisioni (tra cui il provvedimento di riapertura, perché il Mit non ha un potere diretto). Inoltre, sulla riapertura dovranno pronunciarsi il pm e il gip di Avellino (il viadotto è sotto sequestro per i problemi alle barriere laterali).

La limitazione più importante per la sicurezza della struttura in sé (anche se di fatto è impossibile farla rispettare e quindi rimessa alla coscienza degli autisti) è l’interdistanza di 100 metri: consente di non avere più di un mezzo pesante per volta sullo stesso “pezzo” (campata) dell’impalcato. Ciò riduce le sollecitazioni, cosa necessaria fino a quando non saranno completati gli esami sulle capacità antisismiche delle cerniere di taglio, cha appaiono degradate.

La frana, invece, non dovrebbe avere conseguenze dirette sul traffico. Ne avrà solo se il sistema di monitoraggio darà allarmi, evenienza in cui la Polizia stradale dovrà garantire la capacità di intervenire e chiudere al traffico in pochi minuti.