di Antonio Giordano

martedì 28 febbraio 2017 08:10

NAPOLI – E’ tutta colpa sua: e tra un po’ andrà a finire che, sorridendo da scugnizzo, Dries Mertens si batta tre volte al petto. Venti gol, come il «miglior» Pipita ma senza averne, tatticamente, la tendenza e la vocazione: ultimo squillo, triplo, a Bologna, poi un po’ di buoi, in realtà tre partite appena, quella con il Genoa, quella con il Real Madrid e, avendo saltato il Chievo, quella con l’Atalanta. Ma resta quell’enormità, una valanga azzurra scatenata dal cosiddetto «falso nueve» che poi in realtà ha finito per scoprire d’essere un signor centravanti, capace di sistemarsi alle spalle dei big, di lottare con Higuain e con Dzeko e con Belotti, di stupire con un effetto speciale da stordire chiunque, forse persino se stesso.

(…)

OH, PIPITA – Con Higuain s’è divertito, eccome: si annusavano a distanza, uno a sinistra e l’altro in mezzo, poi, zac, il belga scovava l’assist nel proprio repertorio e lo metteva al servizio d’un amico con il quale ha condiviso attimi fuggenti, la vittoria in coppa Italia e la Supercoppa di Doha. Non erano mai entrati in contrapposizione, né in sovrapposizione: nessuno sapeva che in quel Napoli si nascondevano un pipita e uno simile, un omologo o qualcosa che gli somigliasse, magari in piccolo, come in una matrioska..

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