MILANO – Ore 10:30. I listini europei trattano deboli mentre il petrolio tenta di confermare il recupero a valle dell’accordo Opec per il taglio alla produzione di greggio. Gli investitori stanno alla finestra in attesa della riunione della Bce di questa settimana, ma soprattutto di capire gli esiti dalla Gran Bretagna sul fronte di Brexit. Milano segna un calo dello 0,6%, con titoli pesanti quali Mediaset e Fca tra i più venduti, ma si muove in linea con le altre: Parigi cede lo 0,7%, Londra lo 0,4% e Francoforte lo 0,9%.

In Asia, gli scambi sono stati penalizzati dai dati macroeconomici: in particolare, le esportazioni cinesi sono salite su base annua del 5,4%, rispetto al +10% atteso dagli analisti e al minimo dalla contrazione del 3% di marzo, gettando ombre sulla tenuta commerciale del Paese impegnato nel braccio di ferro dei dazi con gli Usa. Si teme anche che il caso Huawei si avviti ulteriormente. La Borsa di Tokyo ha chiuso la sessione in ribasso del 2,12% e il Pil del Giappone ha mostrato nel terzo trimestre la peggiore contrazione su base annua da oltre quattro anni: -0,6% nel terzo periodo, -2,5% su anno.

Non hanno dato supporto agli scambi asiatici le chiusure di venerdì sera a Wall Street, con il Dow in ribasso di oltre due punti percentuali e pezzi da novanta del listino – come Apple – che hanno azzerato i guadagni del 2018.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è in leggero rialzo sopra 290 punti base, con il rendimento dei decennali vicino al 3,2%, mentre passa inesorabile il tempo che l’Europa ha di fatto ‘concesso’ all’Italia per apporre i correttivi alla Manovra di bilancio. In apertura dei mercati europei, la moneta unica viene scambiata a 1,1432 dollari, contro 1,1390 dollari di venerdì e 1,1371 dollari fissati venerdì dalla Bce. Dollaro/yen a 112,57 e euro/yen a 128,69. Lo yuan cede 29 punti base sul dollaro dopo che la Banca centrale cinese ha fissato la parità bilaterale a 6,8693. In flessione il surplus commerciale tedesco di ottobre, con 17,3 miliardi, frutto della crescita dello 0,7% dell’export contro il +1,3% dell’import. In Italia i dati sulla produzione industriale parlano di un leggero recupero a ottobre. A livello Ue si guarda alla fiducia degli investitori, negli Usa al report sui posti di lavoro vacanti.

In Asia i prezzi del petrolio si sono stabilizzati dopo il balzo seguito all’accordo di riduzione della produzione firmato dall’Organizzazione dei Paesi produttori del greggio e dai suoi alleati. Il barile di light sweet crude, con consegna a gennaio, vale 52,61 dollari sugli scambi elettronici. A Londra il barile di Brent con consegna a febbraio sale dello 0,24% a 61,91 dollari. Le tensioni tra Usa e Cina con l’arresto della della direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzho – che ha chiesto la scarcerazione per problemi di salute – spingono il prezzo dell’oro che si stabilizza sui massimi da luglio a 1.251 dollari l’oncia.