Rosalyn Taylor finì in porta forse perché “si proteggeva dalle domande… o meglio: le agguantava in aria, poi le stringeva fino a stritolarle, e via”. Olivia Lloyd, terzino destro, bravissima ad impossessarsi delle frasi altrui, era l’intellettuale del gruppo; Violet Chapman si divertiva in casa a formare squadre di calcio coi santini della madre, Justine Wright cominciò a giocare anche per trovare marito… Negli anni della Prima Guerra Mondiale, soprattutto in Inghilterra, fra le operaie delle aziende tessili o nelle fabbriche di munizioni, nacquero ed imperversarono per qualche anno alcune squadre femminili – la più celebre probabilmente è la “Dick, Kerr’s Ladies”, di Preston, fondata nel 1917 – e in questo libro Stefano Massini, lo scrittore italiano vivente più rappresentato nel mondo, autore del celebre “Qualcosa sui Lehman”, ha immaginato appunto la vita di undici di queste donne assolutamente singolari, che ebbero la forza di appropriarsi di uno strumento tanto popolare e tanto maschile quanto un pallone di calcio. Un racconto corale, che sembra già pronto per una messa in scena teatrale, la nascita di un sogno e di una rivendicazione sociale e politica, dal cortile della fabbrica (che tanto somigliava a un campo di calcio), fino all’erba di Stamford Bridge ed alla inevitabile e stupida reazione delle istituzioni maschili del calcio. Ma con un colpo di scena finale, imprevedibile e straordinario.

LADIES FOOTBALL CLUB, di Stefano Massini; 191 pagine, 16 euro.

«Traverso le viti di una bicicletta si può anche scrivere la storia d’Italia». Quasi raccogliendo l’invito del sommo Gianni Brera, Stefano Pivato – di cui abbiamo apprezzato i recenti “Sia lodato Bartali” e “Storia dello sport in Italia” – ci ha regalato una avvincente storia della bicicletta che diventa inevitabilmente una analisi di come eravamo e di come siamo diventati. Dalla nascita parecchio contrastata – le prime biciclette furono proibite ai sacerdoti e considerate un attentato al decoro delle donne, senza parlare del loro uso da parte di banditi e criminali vari – fino alla sua diffusione capillare, dall’uso in guerra alla rivoluzione… su due ruote, dalla letteratura e alla musica dedicate a questo mezzo di locomozione fino all’epica del ciclismo, a lungo lo sport con il maggior seguito popolare nel nostro Paese, e quindi i grandi pionieri, Coppi, Bartali, il Giro e il Tour; un’analisi divertente e interessante di come questo simbolo e strumento di libertà ci ha accompagnati negli ultimi 150 anni, fino alla sua riscossa recente, come mezzo ideale per rappresentare la ritrovata filosofia ambientalista.

STORIA SOCIALE DELLA BICICLETTA, di Stefano Pivato; Il Mulino edizioni, 251 pagine, 22 euro.