Questo appare il momento più delicato, perché tutte le 22.821 Onlus dovrebbero sapere – spontaneamente – che è stato avviato un iter specifico per loro che richiede un loro intervento non sollecitato. Se qualcuna non riuscisse ad accedere all’informazione, che cosa succederebbe? Prima di tutto i tempi sono incerti. Nelle bozze del decreto non compare un termine entro il quale la Onlus debba inviare le informazioni e i documenti e comunicare la scelta della sezione. Ciò che sappiamo è che il regime Onlus decadrà – verosimilmente – il 31 dicembre 2020. Chi tra le Onlus non sarà venuto a conoscenza di questo cambiamento, non facendo istanza al Runts, che cosa diventerà? Sembra plausibile che per questi enti si possa verificare una situazione spiacevole. Il principio che l’agenzia delle Entrate ha tenuto fermo in questi anni è che dal regime Onlus si esce senza quella parte di patrimonio costituito anche in forza di un regime fiscale privilegiato. Pertanto, proprio quella parte dovrà essere devoluta a un altro soggetto senza scopo di lucro, non a una Onlus (perché le Onlus non esisteranno più). La ex Onlus, a sua insaputa, potrebbe diventare un semplice ente non commerciale senza le agevolazioni di cui ha goduto negli anni precedenti e senza quelle nuove e incrementate riconosciute agli Enti del terzo settore. Non potrà accedere ai fondi per il “volontariato” del 5 per mille (ma potrà concorrere per gli ambiti ricerca scientifica, sanitaria e così via), non potrà far detrarre o dedurre le erogazioni liberali ai suoi donatori, non godrà più della defiscalizzazione dai redditi di impresa. Incerta, peraltro, la punibilità di una ex-Onlus che continui a dirsi Onlus, punibile – appunto – finché esiste la norma esplicita (articolo 27 del Dlgs 460/1997) ma non quando la stessa norma sarà abrogata. Ciò che manca, pertanto, è che ci si prenda cura del destino di quelle piccole Onlus che potrebbero non essere assistite o raggiunte dai Centri di servizio per il volontariato o dai professionisti. Sarebbe forse opportuno prevedere una comunicazione diretta dell’agenzia delle Entrate che – oltre alla comunicazione sulla Gazzetta ufficiale – renderebbe consapevoli le organizzazioni di un iter da adempiere con una semplice raccomandata all’indirizzo risultante nell’Anagrafe.

Riproduzione riservata ©

Per saperne di più

loading…