MILANO – Ore 9.40. I venti di guerra che soffiano sulla Siria innescano nuovi turbamenti sul mercato. Le Borse europee aprono contrastate, in scia alla chiusura debole di Wall Street. Milano sale dello 0,19%, in calo tutte le altre in Europa. Londra cede lo 0,08&, Francoforte lo 0,2% e Parigi lo 0,26%.

Gli investitori devono fare i conti da un lato con l’escalation in Medio Oriente, con le minacce del presidente americano Trump di colpire direttamente il presidente siriano Assad, dall’altro con le schermaglie commerciali tra Stati Uniti e Cina, passate per il momento in secondo piano dopo le aperture, a parole, lanciate da Pechino nei giorni scorsi. Sui pericoli di una guerra commerciale si è espressa anche la Fed. Dai resoconti della riunione del 21 marzo emerge che “una forte maggioranza dei partecipanti (…) considera la prospettiva di ritorsioni commerciali da parte di altri paesi come un rischio al ribasso per l’economia statunitense”. Un clima di incertezza generale che si fa sentire anche sui listini asiatici, con Tokyo che ha archiviato la seduta in calo a -0,12%.

Le tensioni siriane mettono il freno anche al dollaro, con l’euro che al cambio con la valuta Usa si mantiene sopra quota 1,23 passa di mano a 1,2359 dollari e 132.26 yen. In lieve recupero il rublo, che a partire da ieri sera ha riguadagnato un po’ del terreno perso in questi giorni, attestandosi comunque stabilmente sopra quota 62 sul dollaro.

L’agenda macroeconomica prevede i prezzi al consumo in Francia, la produzione industriale nell’Eurozona, mentre dagli Usa sono attesi i prezzi import, quelli export, le statistiche settimanali sui sussidi alla disoccupazione.

Le minacce di guerra continuano a contribuire ai rialzi del petrolio, ai massimi dal 2014: i contratti sul greggio Wti con scadenza a maggio raggiungono i 67,10 dollari al barile (+28 centesimi) mentre il Brent guadagna altri 19 centesimi a 72,25 dollari al barile. Nuovi spunti potrebbero arrvare dal rapporto mensil dell’Opec, oggi in pubblicazione. Battuta d’arrestio dell’oro, che dopo i rialzi degli ultimi giorni frena a 1351 dollari l’oncia.