MILANO – Il “Cigno nero” si sta materializzando sull’orizzonte dei mercati: è questa la figura che aleggia sulle sale operative e che descrive la probabile vittoria di Donald Trump alle elezioni per la presidenza Usa. Uno scenario che nell’immediata vigilia era stato escluso dagli investitori, che avevano scommesso tutto su Hillary Clinton. Ma il Cigno nero è proprio quell’evento inatteso, dalla portata dirompente per i listini finanziari: i future di Wall Street sono in picchiata, le Borse asiatiche stanno crollando e risalgono invece i beni rifugio, come lo yen e l’oro. Sprofonda il peso messicano, che era diventato nelle ultime settimane il termometro della possibilità di vittoria di Trump: si rafforzava al calare delle chances repubblicane di affermazione, proprio per il programma impostato dal Tycoo, durissimo verso la cooperazione commerciale con il Messico.

In Asia si registra la batosta sull’indice Nikkei della Borsa di Tokyo, che ha chiuso in calo del 5,36%. Dopo una iniziale tenuta, i listini cinesi di Shenzhen e Shanghai superano il -1% di perdite, mentre sono letteralmente in picchiata i future su Wall Street con lo S&P500 visto in calo di cinque punti percentuali. Emorragia in vista anche per gli scambi europei, con i future su Londra e Francoforte in calo di oltre 4 punti percentuali. Sullo schermo delle sale di trading sta andando in scena, possibilmente amplificato, quanto visto a fine giugno con l’inattesa vittoria del “sì” alla Brexit nel Regno Unito. Anche in quel caso, i sondaggi dell’ultima ora davano per certo l’esito contrario. “A perdere terreno pesantamente è anche il dollaro“, nota a caldo Carlo Alberto De Casa da ActivTrades: l’euro si porta infatti sopra 1,12 contro il biglietto verde e il dollaro/yen cala nettamente a 102,09.

Trump: il "Cigno nero" verso la vittoria, Borse in picchiata

Il crollo verticale dei future sullo S&P500, indice rappresentativo di Wall Street

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Il dollaro si rafforza di colpo contro il peso messicano: la divisa del Paese centramericano è diventata simbolo dell’avversione a Trump, e paga caro la prospettiva di vittoria del repubblicano

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Della vittoria di Trump, i mercati temono l’incertezza che si profila per la gestione economica della prima potenza mondiale, la possibile chiusura commerciale degli States e non da ultimo lo scontro con il vertice della Federal Reserve, dove siede Janet Yellen. Proprio la Banca centrale americana potrebbe rivedere il suo programma di rialzo dei tassi d’interesse, con il rinvio della stretta attesa per dicembre: le probabilità sui mercati sono piombate al 55% dall’81% con cui si era chiusa la giornata di contrattazioni di ieri, contribuendo al calo dei rendimenti dei titoli di Stato americani. Con l’incertezza globale che monta, a pagare il conto è anche il petrolio: il Wti retrocede di oltre 3 punti percentuali verso 43 dollari al barile, mentre l’oro è in netto rialzo in area 1.325 dollari l’oncia.