MILANO – Le parole del presidente americano Donald Trump guidano le mosse degli investitori, in una fase di persistente incertezza dei mercati azionari dopo il lungo rally a cavallo tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 e con le numerose tensioni geopolitiche che destano preoccupazione. L’inquilino della Casa Bianca, intervistato dal Wall Street Journal, ha detto che il dollaro “sta diventando troppo forte” e ha segnato una svolta nella retorica sulla Cina, a pochi giorni dall’incontro con il presidente Xi Jinping, sostenendo che Pechino non sta manipolando la sua moneta. Apertura di credito inedita anche verso la Fed di Janet Yellen e la sua politica di tassi bassi. L’effetto è stato immediato sul mercato valutario, con il biglietto verde che ha registrato un netto ribasso e lo yen che di contro si è ancora rafforzato ai massimi da cinque mesi.

Trump abbatte il dollaro, Borse europee ancora incerte

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Stamane l’euro ha aperto in recupero di nuovo sopra la soglia di 1,06 dollari, mentre la moneta nipponica si è rafforzata fino a passare per la prima volta da cinque mesi sotto quota 109 nei confronti del biglietto verde, salvo poi riscendere leggermente.

I listini europei sono deboli: Milano apre in rosso dello 0,4% con il settore bancario venduto. Londra perde lo 0,2%, Parigi lo 0,3% e Francoforte lo 0,1%.

Si avvicina intanto la stagione delle elezioni (a cominciare dalla Francia) che sta mettendo un po’ di nervosismo sul comparto obbligazionario. Lo spread tra il Btp decennale e l’omologo Bund tedesco a 209,7 punti, dopo aver chiuso ieri a quota 208 ed essere in precedenza rimbalzato al top da oltre anni, a 211 punti. Il rendimento è al 2,28%.

In Germania, la lettura finale dell’inflazione tedesca risulta invariata rispetto alla rilevazione flash: +0,2% su base mensile, +1,6% su base annua. Anche in Francia le stime vengono confermate con prezzi a +0,6% mensile e +1,1% annuo; si attende il dato dell’Italia, insieme al bollettino di Bankitalia. Dagli Usa arrivano invece le richieste di sussidi per la disoccupazione e la fiducia delle famiglie dell’Università del Michigan.

In mattinata, le Borse asiatiche hanno chiuso contrastate, con Tokyo in flessione e gli indici cinesi in rialzo. Sulla piazza giapponese (-0,68%), in calo per il terzo giorno, ha pesato soprattutto il rafforzamento del dollaro americano: nel finale, ripiegando di misura lo yen, il mercato azionario ha anche recuperato dai minimi di seduta. A sostenere i rialzi ad Hong Kong (+0,2%, in corso) è stato invece il balzo inaspettato dell’export cinese grazie alla ripresa della domanda globale, con un surplus commerciale a marzo di 23,9 miliardi di dollari, inferiore a 12 mesi fa ma oltre le attese di mercato. Shanghai e Shenzhen sono in cauto rialzo. Chiusura in ribasso ieri sera per Wall Street, con il Dow Jones che ha limato lo 0,29%. Oggi partono le trimestrali delle grandi banche con JpMorgan, Citigroup e Wells Fargo.

Continua la corsa del prezzo dell’oro sui mercati, spinta dai timori per una prossima correzione dei listini e dai rischi geopolitici. Il metallo con consegna immediata sale dello 0,1% a 1288 dollari l’oncia raggiungendo i massimi dallo scorso novembre. Il guadagno fino a ora messo a segno in settimana è pari al 2,6%. Prezzo del petrolio quasi invariato sui mercati all’avvio della giornata. Il greggio Wti del Texas viene scambiato a 53,08 dollari al barile (-0,03%) mentre il Brent segna quota 55,8 dollari, -0,08%,