Le traverse ferroviarie ecosostenibili sviluppate dalla startup italiana Greenrail verranno impiegate negli Stati Uniti dalla SafePower. Il committente ha pagato 26 milioni di euro per la loro industrializzazione e commercializzazione – si stima che in royalties si possano superare i 75 milioni di euro.

Giovanni De Lisi, l’AD e fondatore della startup, è un trentenne palermitano che dopo un battesimo del fuoco nell’azienda di famiglia specializzata nella posa di traverse ferroviarie ha avuto una buona intuizione e l’ha trasformata in brevetto.

greenrailgreenrail

“L’idea è nata grazie a un documentario in TV”, ha spiegato De Lisi a La Repubblica. “Raccontava l’esperienza di un’azienda americana che aveva brevettato un particolare tipo di traversa ferroviaria recuperando soltanto la plastica. Un progetto interessante, certo, ma che non mi aveva convinto del tutto. Questo tipo di prodotto avrebbe potuto sostituire le traverse in legno, un segmento che rappresenta appena il 10 per cento di mercato al mondo. Troppo poco, ci voleva qualcosa che prendesse il posto del cemento, quello sì che avrebbe funzionato. Mi sono messo a studiare, ho spulciato migliaia di siti per capire quale sarebbe potuta essere la soluzione. Alla fine, però, è arrivata la folgorazione e da quel giorno la mia vita è cambiata”.

Di fatto ha trovato un modo di impiegare plastica e pneumatici riciclati per sostituire il tradizionale calcestruzzo e ridurre l’impatto ambientale. Fra le sue peculiarità: una minore polverizzazione del ballast con conseguente riduzione dei costi di manutenzione, maggiore durata in opera, un significativo isolamento elettrico, una migliore resistenza al fenomeno di gelo/disgelo, una riduzione delle vibrazioni e delle rumorosità derivanti dal traffico ferroviario, tracciabilità del prodotto grazie alla tecnologia RFID e il recupero e il riuso di diverse tonnellate di plastica e PFU (fino a 35 ton) per ogni km di linea ferroviaria.

de liside lisi

Partecipando alla trasmissione televisiva di Mediaset Shark Tank avrebbe potuto cedere l’idea per 1 milione di euro, ma decise di tenere duro e i fatti gli hanno dato ragione. Al primo round di finanziamenti ha raccolto 3,5 milioni di euro a fondo perduto grazie al programma Horizon 2020, poi è stato selezionato fra i primi 100 progetti innovativi del mondo, ha avuto visibilità durante Expo 2017 e infine a novembre ha ricevuto il premio come miglior startup dell’anno. Dopodiché è giunto il primo contratto di fornitura.

“Quando ho firmato quel contratto mi è passata davanti tutta la mia vita. A cosa ho pensato? Forse a quel professore di Ingegneria che alle lezioni di Analisi 1 si presentava con un cartello: ‘Minimo 7’. Voleva dire che per passare la sua materia bisognava provarci almeno sette volte… Meno male che mi sono messo a lavorare quasi subito, avrei perso soltanto tempo all’Università”, ha aggiunto il giovane.

E adesso dopo l’accordo con l’azienda statunitense è in trattativa con realtà in Cina, Arabia Saudita, Francia e Kazakistan. Manca solo l’Italia, ma la strada è complicata da noi.

“Non è una novità purtroppo il sistema italiano non è pronto ad affrontare le innovazioni. Non si dà fiducia ai giovani, si preferisce sperperare il denaro in soluzioni obsolete salvo poi lamentarsi della fuga dei nostri cervelli migliori. Io, che lavoro con i treni e vengo dalla Sicilia, non posso non pensare al fatto che per andare da Palermo a Siracusa ci vogliono sei o sette ore e mi viene lo sconforto. Abbiamo linee ferroviarie da terzo mondo ma non dispero: magari prima o poi la situazione cambierà e riuscirò a lavorare anche nella mia terra. Sarebbe un altro sogno che si avvera”, ha concluso De Lisi.