Test gas di scarico, De Vita: «Reazione scomposta e sospetta contro studi sacrosanti»

Nelle ultime settimane hanno tenuto banco le polemiche riguardo agli studi sugli effetti dei gas di scarico dei motori diesel condotti servendosi di scimmie e anche soggetti umani promossi dall’EUGT, ente di ricerca fondato da Volkswagen, Daimler e BMW. Il nostro editorialista, Enrico De Vita, è tornato a discutere dell’argomento ai microfoni di Elena Carbonari, su Isoradio.

«Si è parlato moltissimo di questo studio, facendo rilevare soltanto che è stato condotto su cavie umane, ma senza chiarire da subito che di trattava di volontari che si sono prestati a testare un gas sostanzialmente innocuo come il biossido di azoto. L’aspetto più sconcertante della notizia, tuttavia, è che nessuno dei media che l’hanno rilanciata, né radio, né televisione, né giornali, si è preoccupato di fornire un cenno, un dettaglio sugli scopi e sui risultati di questi studi», spiega De Vita.

«Documenti alla mano, questi studi hanno comportato la respirazione da parte di 25 volontari di un’atmosfera di biossido di azoto mescolato ad aria, e non ai gas di scarico dei diesel, come subdolamente annunciato. La concentrazione di NO2 era dieci volte superiore a quella ammessa come limite massimo in Europa, che è di 40 microgrammi per metro cubo. Lo scopo era quello di testare patologie transitorie o croniche dovute a questo gas negli ambienti di lavoro. Quali sono i risultati, dunque? Zero: non sono stati rilevati effetti negativi sulla capacità polmonare né sull’acidità della saliva, né irritazioni ai polmoni, parametri che ovviamente qualunque studio clinico universitario, condotto sotto controllo, deve analizzare».

L’aspetto più sconcertante della notizia, tuttavia, è che nessuno dei media che l’hanno rilanciata si è preoccupato di fornire un cenno, un dettaglio sugli scopi e sui risultati di questi studi

«I risultati non suggeriscono un’avversa risposta acuta nei soggetti umani in seguito a tre ore di esposizione al biossido di azoto nelle concentrazioni impiegate», si legge nello studio. Per ciascun effetto topico preso in considerazione – si spazia dalle funzioni polmonari alle secrezioni nasali, passando per eventuali alterazioni sanguigne – non sono state riscontrate dipendenze statisticamente significative dall’esposizione al biossido di azoto.

A chi è giovato, dunque, diffondere la notizia di questo studio a quattro anni di distanza dal termine della ricerca e senza fare alcun cenno ai suoi risultati? «Sicuramente a chi, negli Usa, lo ha passato alla stampa, riportando informazioni incomplete e addirittura errate, come il fatto che gli ossidi di azoto siano cancerogeni. Non lo sono: qualche cavilloso estremista può sostenere che sono precursori di tumori. Dal punto di vista teorico è vero, ma sarebbe come dire che lo zucchero è precursore dell’insonnia perché, mescolato a dieci caffè, non fa dormire. Il biossido di azoto, se unito ad altre sostanze cancerogene, come nitriti e nitrati assunti in gran quantità, può dar luogo a prodotti cancerogeni. Ma, da solo, cioè senza la combinazione con acido carbonico, il biossido di azoto è un gas inerte, ultimo stadio di ossidazione dell’azoto, prodotto naturale generato dai fulmini per scaricare a terra, con la pioggia, i composti azotati che rendono fertile il terreno».

Il biossido di azoto, se unito ad altre sostanze cancerogene, come nitriti e nitrati assunti in gran quantità, può dar luogo a prodotti cancerogeni. Ma, da solo, cioè senza la combinazione con acido carbonico, il biossido di azoto è un gas inerte

«Viene da chiedersi – suggerisce De Vita – perché sia sorta questa feroce condanna contro studi sacrosanti, che dovevano accertare i pericoli per la salute umana degli NOX e che invece portano a dimostrare che sono un falso problema. Nei vari trattati scientifici ed epidemiologici è riportato che gli NOx, in quantità elevata, possono essere sono irritanti per alcuni soggetti. Ma lo studio dell’EUGT ha rivelato che, pur con concentrazioni dieci volte superiori ai valori consentiti in Europa, non sono state rilevate irritazioni».

«Ho rilevato – conclude De Vita – che dopo la pubblicazione del primo articolo su Automoto.it, in tanti hanno cambiato idea e riflettuto; la polemica sui media è quasi scomparsa e molti giornali si sono ricreduti affermando che l’utilizzo di cavie umane volontarie per verificare alcuni effetti negativi minori è pratica diffusa e accettabile. D’altronde, aziende cosmetiche nella zona di Milano testano le proprie creme per la pelle su ragazze che in alcuni casi riescono così a risolvere l’acne e altri problemi di bellezza giovanili».