La sonda solare Parker della NASA è sopravvissuta al primo flyby del Sole. Lunedì 5 novembre il veicolo spaziale si è avvicinato alla nostra stella fino a una distanza di 24 milioni di chilometri, molto più vicino di qualsiasi altra missione in passato. Mercoledì 7 novembre ha comunicato con il Centro di controllo di Terra confermando che funziona, nonostante le temperature a cui è stata sottoposta, e continua a raccogliere dati scientifici.

“Parker Solar Probe è stata progettata per resistere e per proteggere gli strumenti scientifici di bordo durante questo approccio ravvicinato, che avviene senza possibilità d’intervento da parte nostra. Ora sappiamo di avere avuto successo” ha dichiarato Thomas Zurbuchen, amministratore associato del Science Mission Directorate della NASA.

“Parker rappresenta il risultato di sei decenni di progressi scientifici” ha aggiunto Zurbuchen. “Abbiamo fatto la prima visita ravvicinata dell’umanità alla nostra stella, che ci permetterà una più profonda comprensione del nostro Universo”.

Parker Solar Probe, orbita programmata. Crediti: NASA

Durante questa manovra la sonda ha anche stabilito un nuovo record di velocità. Tecnicamente si è verificato il 31 ottobre, quando il veicolo spaziale ha raggiunto 343.112 km/h rispetto al Sole. La missione tedesco-americana Helios 2 nell’aprile del 1976 raggiunse 246.960 km/h e si avvicinò al Sole a una distanza di 42,73 milioni di chilometri.

La sonda Parker Solar ha già bruciato questi record, e lo farà nuovamente nei prossimi sette anni. Parker infatti effettuerà altri 23 flyby, avvicinandosi sempre più alla nostra stella. L’ultimo approccio ravvicinato, verso la fine del 2025, porterà la sonda Parker a soli 6,16 milioni di km dalla superficie del Sole e la gravità del Sole in quel passaggio la farà accelerare a circa 690.000 km/h.

Un record dopo l’altro insomma, per una missione che è costata 1,5 miliardi di dollari e che è stata lanciata il 12 agosto con il compito di aiutare gli scienziati a comprendere meglio la struttura, la composizione e l’attività della nostra stella. I dati raccolti dagli strumenti scientifici di bordo dovrebbero aiutare gli scienziati a sciogliere almeno due enigmi storici: perché l’atmosfera esterna del Sole (corona), è molto più calda della sua superficie, e come il vento solare viene accelerato alle velocità elevate che registriamo.

Parker Solar Probe, strumentazione di bordo. Crediti: NASA/Johns Hopkins APL/Margaret Brown

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