Monza, 15 aprile 2019 – Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è di nuovo indagato per sequestro di persona. Stavolta il reato sarebbe stato “commesso in Siracusa dal 24 al 30 gennaio 2019” (ovvero si tratta del caso Sea Watch 3, la nave con a bordo i 47 migranti sbarcati il 31 gennaio scorso). A rivelarlo è lo stesso leader della Lega, sottolineando che il procuratore Carmelo Zuccaro ha presentato una “contestuale richiesta di archiviazione”.

In conferenza stampa dalla prefettura di Monza, il vicepremier spiega con una nota d’ironia: “Quale occasione migliore, oggi in Brianza, per ricevere un’iscrizione a giudizio di un altro reato, un altro sequestro di persona? Sono nuovamente indagato, ma finché faccio il ministro i porti italiani rimangono chiusi. Il business delle armi e della droga qui non entrano”.

FRECCIATA A DI MAIO E TRENTA – E visto che Di Maio aveva dichiarato ieri che la chiusura dei porti è una soluzione “solo temporanea”, Salvini ci mette la carica: “Io rispetto il lavoro del collega Di Maio che si occupa di lavoro e sviluppo economico. Lui si occupa di crisi aziendali e io porto rispetto. Chiedo altrettanto rispetto: di ordine, di sicurezza e confini me ne occupo io. Io ci metto la faccia e rischio personalmente – sottolinea Salvini – Se il ministro Di Maio e il ministro Trenta sono in disaccordo me lo dicano in Consiglio dei ministri e faremo una sana e franca discussione. Finché sarò ministro, i porti restano indisponibili, chiusi e sigillati per i trafficanti di esseri umani”. Il riferimento alla ministra della Difesa riguarda quanto detto oggi dalla Trenta a proposito della situazione in Libia: “Chi scappa dalla guerra non è più migrante, è rifugiato e va accolto”.

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Insomma, “i colleghi ministri possono dire quello che vogliono, i porti italiani rimangono chiusi. Possono aprire altri 18 procedimenti penali nei miei confronti, ma non cambio idea”. E a chi gli chiedeva se le ultime polemiche sui porti chiusi e i migranti potessero portare a una crisi di governo replica a muso duro: “Non lo so, io non cambio idea“.

ANCHE DI MAIO INDAGATO – “Le indagini a carico del ministro Salvini? Ieri ho ricevuto la stessa notifica, sono indagato anche io ma non mi sento Napoleone”.Ha rivelato il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, in visita a Dubai. “Lavoriamo con il massimo del supporto, questo è un momento molto importante, è il momento di essere uniti come paese europei, bisogna stabilizzare la Libia”, ha aggiunto.

IL CASO SEA WATCH – A margine della conferenza stampa, Salvini precisa il contesto: “E’ la nave olandese che è intervenuta in acque libiche. Se n’è fregata dell’alt e delle indicazioni del governo olandese di andare in Tunisia e ha messo a rischio la vita delle decine di migranti a bordo per arrivare in Italia con un gesto politico”. Poi aggiunge: “Sono arrivati in Italia, li abbiamo curati e li abbiamo fatti sbarcare e abbiamo lavorato per redistribuirli. Il risultato è che c’è un procedimento penale nei miei confronti”.

Su Facebook il ministro dell’Interno pubblica la diretta della conferenza stampa a Monza. La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati è solo l’ultima nella ‘scaletta’ di Salvini:

L’ISTRUTTORIA – La Procura di Siracusa ha dunque inviato al Tribunale dei ministri gli atti del procedimento penale per i reati “previsti dagli articoli 81, 110 e 605” (sequestro di persona) del codice penale riguardanti il caso Sea Watch 3, commessi dal 24 al 30 gennaio. Il pm Zuccaro, ha spiegato Salvini, ha fatto richiesta di archiviazione, come successo per la nave Diciotti.

Il Tribunale dei ministri di Catania ha già avviato l’istruttoria del procedimento sul ministro dell’Interno. La composizione del Tribunale del ministri di Catania è la stessa di quella che chiese sempre per Salvini l’autorizzazione a procedere – poibocciata dal Senato – per lo stesso reato per i tempi sullo sbarco di migranti su nave Diciotti dello scorso agosto nel capoluogo etneo. I giudici dovranno decidere entro 90 giorni dal deposito della richiesta di archiviazione. Potranno inviare una nuova richiesta di autorizzazione a procedere al Senato o archiviare il fascicolo, decisione quest’ultima che sarebbe definitiva perché non appellabile.

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