La vicenda ha riportato all’attenzione pubblica il tema della liberalizzazione delle aperture commerciali e la Filcams Cgil ha annunciato iniziative in molte regioni per il week end di Pasqua e Pasquetta: “Le lavoratrici e i lavoratori del commercio incroceranno le braccia per protestare contro la totale liberalizzazione delle aperture commerciali”, si legge in una nota.

In Emilia Romagna Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs regionali hanno proclamato lo sciopero per il giorno 16 Aprile e l’astensione dal lavoro per il 17 Aprile invitando i lavoratori del commercio e gli addetti di tutte le attività svolte all’interno dei centri commerciali ad aderire. “Come è noto” scrivono “la liberalizzazione degli orari introdotta nel 2011 con il Decreto “Salva Italia” ha eliminato ogni vincolo e regola in materia di orari commerciali, nel totale disinteresse degli effetti negativi prodotti su milioni di persone, in prevalenza donne, e sulle loro famiglie. Le liberalizzazioni sono sbagliate, non aiutano la crescita economica, non creano nuova occupazione, producono dumping tra piccola e grande distribuzione, svendono le festività, svuotano i centri storici delle città a favore delle cittadelle del consumo, sviliscono la qualità del lavoro spezzettando la prestazione lavorativa e costringendo i dipendenti ad orari ben poco concilianti con le necessità di riposo”.

I dati diffusi sabato 15 aprile dalla Cgia di Mestre danno una consistenza del fenomeno dei “lavoratori delle feste”. Secondo l’Ufficio studi dell’associazione veneta sono 4,7 milioni gli italiani che lavorano di domenica “e una buona parte di questi sarà in negozio, in fabbrica o in ufficio anche il giorno di Pasqua”. Tra questi 4,7 milioni, 3,4 sono lavoratori dipendenti e gli altri 1,3 sono autonomi (artigiani, commercianti, esercenti, ambulanti, agricoltori). Il settore dove la presenza al lavoro di domenica è più elevata è quello degli alberghi/ristoranti: i 688.300 lavoratori dipendenti coinvolti incidono sul totale degli occupati dipendenti del settore per il 68,3 per cento. Seguono il commercio (579.000 occupati pari al 29,6 per cento del totale), la Pubblica amministrazione (329.100 dipendenti pari al 25,9 per cento del totale), la sanità (686.300 pari al 23 per cento del totale) e i trasporti (215.600 pari al 22,7 per cento). La Cgia annota anche un dato comparativo tra Italia e resto d’Europa: sebbene lungo la Penisola sia accelerato – dopo le decisioni del governo Monti – il lavoro nei giorni di festa è ancora molto meno diffuso. L’Italia è 24esima nel ranking dei lavoratori dipendenti coinvolti dai turni domenicali, con una quota del 19,5% contro il 23,2% medio e le punte sopra il 30% di alcuni casi come quello danese.

Tornando all’agenda dei sindacati, anche in Puglia sono previste manifestazioni di contrarietà alle aperture dei negozi in prossimità delle festività religiose e chiedpno il rispetto dei valori per le persone: “Non è accettabile – dicono le sigle dei lavoratori – l’atteggiamento intrapreso dalle aziende della Grande Distribuzione che hanno di fatto peggiorato le condizioni di lavoro e vita familiare dei lavoratori e delle lavoratrici”. Dalla Toscana arrivano simili lamentele, cui si aggiunge una amara constatazione: “Sono peggiorate le condizioni di lavoro, gli orari, la vita delle lavoratrici e dei lavoratori, è aumentata solo la precarietà”. Filcams, Fisascat e Uiltucs riconfermano la necessità di modificare le norme sulle liberalizzazioni e chiedono al nuovo Governo di mettere mano alle Legge: per un modello sostenibile del commercio. Anche nel Veneto si invita a non lavorare e si ricorda che “il datore di lavoro non può imporre al dipendente di lavorare in una giornata festiva”. Stato di agitazione e astensione dal lavoro anche per le lavoratrici e lavoratori di Roma e Lazio. I sindacati invitano a non dare disponibilità a lavorare nelle festività per chi non ha la prestazione festiva nel contratto, e a scioperare chi invece ha il vincolo esplicito alle prestazioni festive. Sciopero proclamato unitariamente anche in Umbria.