Un bando di gara basato sulla qualità e non sull’offerta meno costosa, una commissione di docenti e genitori che in qualunque momento possono provare i piatti della mensa. Sono due dei segreti del successo del servizio di refezione scolastica di Jesi, il migliore d’Italia secondo la rete nazionale delle commissioni mense. Salvatore Pisconti presiede la società comunale che gestisce anche questo settore, la Jesi servizi.

Come mai siete in testa alla classifica?

“Abbiamo fatto un capitolato di gara rigoroso, che prevede esclusivamente derrate di tipo biologico. Poi abbiamo chiuso le 7 cucine aperte fino a 3 anni fa e facciamo tutto in un’unica struttura”.

Perché è meglio preparare il cibo in un posto solo?

“Intanto si possono fare controlli igienico sanitari puntuali, inoltre la qualità del servizio è la stessa per tutte le scuole servite. E poi gestiamo meglio le varie diete cliniche, dal centro cottura ne escono una trentina di tipo diverso a seconda dei problemi dei bambini. In tutto facciamo 1.600 pranzi e merende al giorno. Ovviamente abbiamo anche un unico magazzino delle derrate”.

Quanto costa il servizio?

“Meno di quanto lo pagavamo 3 anni fa, quando il sindaco Massimo Bacci ha chiesto di riorganizzarlo. Il Comune allora spendeva un milione all’anno, adesso siamo a 700mila euro. Poi c’è il contributo delle famiglie, dai 2 ai 6 euro al giorno a seconda dell’Isee, rimasto stabile. Abbiamo puntato sulle economie di scala nei servizi, come appunto la cucina, ma riguardo agli ingredienti, il bando ha premiato la qualità”.

Si mangia bene nelle scuole di Jesi?

“Sì, e poi ci accorgiamo subito delle giornate storte. Abbiamo una commissione mensa composta da una sessantina di persone, insegnanti e genitori, che in qualunque momento si possono presentare a mangiare in uno dei 19 refettori. Finito il pranzo “a sorpresa” danno giudizi su parametri come quantità, qualità, gradevolezza, temperatura. Se ci sono problemi, si cambia”.

I Nas hanno trovato casi di fornitori che consegnavano cibo diverso da quello promesso.

“Per evitare che accada, da noi abbiamo previsto penali altissime. Anche il magazzino è controllato quotidianamente e se troviamo un pacco di pasta scaduto anche da un giorno oppure una verdura non bio scatta una multa da 5mila euro”.