Era proprio necessario raccogliere le scrittrici di fantascienza italiane in un’antologia curata secondo il genere come unico criterio? Insomma, c’era proprio bisogno di un’antologia come Materia Oscura? È questo che ci si potrebbe domandare, anzi lo faranno in molti, pensando a questo generoso volume da quasi 300 pagine.

È una domanda sbagliata e priva di senso. Di un’antologia letteraria non ci si chiede se fosse o meno necessaria, se ce ne fosse o meno bisogno. Perché della risposta non frega niente a nessuno. Ma se proprio si vuole dare una risposta, sì, ce n’era bisogno. Per molte ragioni, alcune delle quali sono ben esposte nell’introduzione della curatrice Emanuela Valentini.


È invece più interessante domandarsi quanto sia pregevole la letteratura contenuta nel volume, e da questo punto di vista Materia Oscuraha molto da offrire al lettore. È una lettura necessariamente variegata, giacché la curatrice ha raccolto tredici racconti inediti di altrettante autrici. Ci sono nomi piuttosto noti come quello di Clelia Farris, e altri che avrete il piacere e la delizia di scoprire (a meno che non siate osservatori molto attenti della fantascienza italiana).

Ci sono racconti che fanno emergere con potenza il punto di vista femminile, in genere nello sguardo della protagonista. Un valore di per sé che rende meritevole il testo, ma non l’unico. Alcuni hanno una sfumatura femminista più o meno accentuata, mentre altri ancora – la maggior parte – sfuggono a quel tipo di interpretazione. Sono tredici racconti di fantascienza piacevoli e di qualità, che divertono e ogni tanto stimolano la riflessione.

Letture consigliate

Clelia Farris: La pesatura dell’anima

Gabriel García Márquez: Come si scrive un racconto

Margaret Atwood: Il racconto dell’ancella

Ma, ahimé, non ci sono capolavori. Nessuna di queste tredici storie lascia davvero il segno, e alcune più che racconti (per gli standard che ci impongono maestri come Cortazar o Calvino) sembrano romanzi interrotti, incipit che non hanno portato a nulla, prologhi soffocati su se stessi. Un difetto che potrebbe lasciaro l’amaro in bocca a qualche lettore, forse solo ai più raffinati, ma che non toglie nulla alla qualità con cui sono scritti.

Ogni racconto è introdotto da una breve nota sull’autrice, una risorsa preziosa per il lettore curioso che si avvicini a questo test con lo spirito dell’esploratore, e desideri conoscere almeno un po’ le persone che hanno scritto i testi.

Dicevamo che sono almeno due i pregi di questa raccolta, presa nel suo insieme. Il piacere di scoprire autrici che diversamente vi potrebbero sfuggire. E il gusto della varietà, nel saltare da una scrittrice all’altra, ognuna con il suo stile e le sue personali scelte narrative. Nel bene e nel male, sono i pregi di ogni antologia.

Dopodiché, com’è naturale, ogni racconto ha vita propria ed è essenzialmente indipendente – fatto salvo il flebile vincolo di comparire nello stesso tomo degli altri.

Letture consigliate

AAVV: NeXT-Stream: Visioni di realtà contigue

Elena Di Fazio: Ucronia

Giulia Abbate: La cospirazione dell’inquisitore

Giulia Ghibellini: Under

Ecco dunque Giulia Abbate, che dà a vita a una protagonista coraggiosa e crea un mondo sofferente, per una narrazione che a buon diritto si potrebbe definire di cli-fi, con una notevole capacità di portare sulle pagine il punto di vista femminile, quello della protagonista e di sua figlia. È interessante che la curatrice Emanuela Valentini abbia scelto proprio Liquefatio H.G (questo il titolo del racconto di Abbate) per aprire Materia Oscura: non è solo un ottimo racconto di fantascienza, radicato nel presente e potente nella sua manipolazione e revisione politica del reale (perché questo è la fantascienza). Il primo racconto mette ha una protagonista femminile (non è l’unico), chiamata ad affrontare anche problemi tipici del suo sesso, nel rapporto con una figlia che rappresenta un salto generazionale, culturale, storico.

Un’apertura potente, dunque, che sicuramente aiuta il lettore nel predisporsi alle pagine che seguono. Le altre storie arrivano a essere molto diverse, non hanno tutte protagoniste donne e di certo non tutte concedono spazio alla femminilità come tema.

Dopotutto l’Europa poteva gestire qualche carogna. Se solo non avesse dovuto gestire anche gli arrivi. […] A quel punto si beccavano l’asilo climatico. […] la pastiglia di ormoni, che l’avrebbe resa sterile per qualche mese; tenendola al sicuro, se non dalla violenza, da almeno una delle sue conseguenze.

Gaussiana di Roberta Giulia Amidaniè un flusso di coscienza che personalmente non definisco fantascienza, ma è sicuramente una bella costruzione ricorsiva. Il potente Life.com di Alessandra Bianchini mette in scena una ragazza coraggiosa, capace di superare un dramma personale e caricare su sé stessa le sorti dell’umanità.

Con Campi di Fragole Elena di Fazio mette in scena quella che sembra una specie di spin-off o prova generale del suo romanzo d’esordio, di cui abbiamo parlato qualche settimana fa. Ancora sdoppiamento di realtà, universi ed epoche storiche – un racconto intrigante.

Voi siete fortunati. Avete solo due universi che si sfiorano

Rebecca di Clelia Farris è una conferma di come questa scrittrice, forse la più famosa del gruppo, sappia padroneggiare la penna e le tecniche. In questo caso non dà il meglio di sé, con una storia un po’ scontata e prevedibile, salvata da una protagonista emotivamente ben costruita.

L’abbattersi di un fulmine. L’orgia della combustione in un incendio boschivo. Il battito luminoso di un ovulo fecondato. L’improvviso illuminarsi di un contatto neurale

In Stazione Tikuka Anna Feruglio Dal Dan ci dona una riflessione sull’Intelligenza Artificiale un po’ ingenua; pare improbabile che Dal Dan si sia documenta sulle riflessioni e le ricerche sul tema, e abbia preferito dare spazio al proprio pensiero. E crea così una storia emozionante in cui il tema “AI come forma di vita” si fa semplicemente strada nella vita dei personaggi, come la più naturale delle cose.

stai cercando di dirmi che i tyrosiani hanno ragione? Che in realtà non sono un essere senziente? […] a volte il potere di vita e di morte su qualcuno è una cosa buona e necessaria […] la mia programmazione semplicemente non è flessibile come la vostra.

Debugger di Giulia Gubellini è un bel pezzo cyberpunk, probabilmente un po’ troppo incollato a strade già percorse; dove manca di coraggio, se non altro, eccelle nell’eleganza della scrittura.

Non è illegale, non sempre almeno. Lo diventa quando il bug assume sembianze umane […] anni fa è nato un movimento per la salvaguardia dei bug […] i bug tentano di sopravvivere […] I debugger sono cacciatori illegali di bug.

Gli fa seguito La via di mezzo di Giovanna Repetto, uno tra i migliori racconti dell’antologia, che strizza un occhio ad Asimov e l’altro a Borges.

Sono l’ultimo esemplare di qualcosa che non esiste, e non esisterà più […] l’impossibilità di recepire la sua comunicazione non verbale

Con La Seminatrice Franca Scappellato esplora territori già battuti da molti, cercando di dare un tocco personale a strade già percorse; una storia tutto sommato ben costruita, ma che non riesce davvero a convincere. La libertà del bisturi di Laura Scaramozzino è invece un dramma profondo, uno sguardo al futuro spietato, quasi sanguinario, sicuramente doloroso nella crudezza con cui guarda all’Umano.

Proprio come una madre, cercava sempre di rimandare il momento del distacco, perché per lei questo significava viaggiare per secoli, da sola, in mezzo al nulla

Meno convincente invece Super Milk di Giorgia Simoncelli, autrice che costruisce uno scenario distopico a rappresentare una certa visione della condizione femminile, andando almeno in parte a riprendere esempi famosi come quello di Margaret Atwood – ma senza riuscire a replicarne l’efficacia.

Céline di Nicoletta Vallorani dedica il titolo a una donna, che è l’elemento fondamentale del racconto, ma ha un uomo come protagonista. Il significato si crea un passaggio dopo l’altro, con un ritmo forse troppo lento, ma alla fine ti lascia un po’ perplesso.

non abbiamo bisogno della verità, ma solo di rassicurazioni sul senso del nostro stare al mondo

Chiude l’antologia Di fango e di fuoco di Enrica Zunic’, un racconto potente, agganciato alla realtà di oggi come un alligatore alla sua preda. Ed è così che ti fa sentire, azzannato da una belva feroce pronta a dilaniarti. Una chiusura eccellente per un’antologia che, nonostante qualche problemino qui e là, tutti dovrebbero leggere.

Sì, c’era proprio bisogno di un’antologia come Materia Oscura. È un libro che consiglierei a tutti, non necessariamente il piacere di leggerlo – sono certo che saranno pochi quelli a cui piacerà dall’inizio alla fine. L’antologia curata da Emanuela Valentini ci offre un’occasione ancora più rara, quella di conoscere e scoprire qualcosa di nuovo – e in questo caso prezioso.