Poormanger_PatataZuccaPancettaRicottaSalata2_[fotoSilviaPastore]

Tre giovani torinesi con un’idea forse provocatoria: far concorrenza alla pizza partendo dalla patata. E l’idea si è rivelata vincente. Cinque anni or sono i 3 ragazzi – Daniele Regoli, Marco Borsero e Valerio Ciardiello – avevano aperto Poormanger in uno spazio di 60 metri quadrati, con 24 coperti. Oggi, con un investimento di circa mezzo milione di euro, si sono spostati di pochi metri nel centro storico di Torino ma in uno spazio di 130 metri quadrati e con 60 coperti. Con 8 dipendenti, anche loro giovanissimi. Impegnati a proporre patate ripiene che ricordano gli ingredienti delle pizze ma con richiami inevitabili al territorio piemontese.

Abbinamenti a scelta

Così la patata può essere guarnita con salsiccia di Bra o con fonduta di Gorgonzola, con la toma e con i funghi, ma anche con stracciatella pugliese o spianata calabra, con broccoli o porri, con pecorino o con speck, con prosciutto cotto e crudo o con stracchino. Ma ci sono anche abbinamenti special, patata e baccalà alla vicentina, con costolette d’agnello e nocciole, con cavolo nero e cannellini. Con la possibilità per ogni avventore di scegliersi la composizione preferita. E i prezzi restano al di sotto di quelli di una normale pizza.

Poormanger_Preparazione_1_[fotoSilviaPastore]

Per i tre titolari l’impegno consiste non solo nella ricerca delle materie prime di qualità per farcire la patata, ma anche nella scelta della patata stessa che deve avere dimensioni adeguate per poter accogliere al suo interno i vari ingredienti. La maggior parte delle patate arrivano dal Piemonte, dall’Alessandrino. Ma per avere prodotti sempre freschi si utilizzano anche patate coltivate al Sud per i periodi in cui il prodotto piemontese non è sufficiente.

Poormanger – il nome gioca sia sul significato inglese di Poor sia sulla pronuncia francopiemontese con il significato di “per mangiare” – offre però anche la possibilità di sbizzarrirsi con dei pre o post patata, anche in questo caso con grande attenzione alle tradizioni locali. Dall’acciuga al verde alla salsiccia di Bra, ai formaggi ed ai salumi. Ma anche con la proposta di zuppe come la toscanissima ribollita di cavolo nero, cannellini e pane raffermo.

Il tutto accompagnato da vini e da birre ancora una volta piemontesi. E da superalcolici per concludere un pranzo o una cena dopo l’immancabile dolce.