MILANO – Ore 9:45. Le Borse si prendono una pausa nel recente trend di rialzi: gli investitori fanno scattare le prese di profitto mentre non arrivano indicazioni concrete sullo stato delle trattative tra Cina e Stati Uniti. Le azioni asiatiche hanno chiuso deboli, i listini in Europa si muovono in linea e anche i future di Wall Street sono poco convinti.

Milano segna un calo dello 0,1%, Londra retrocede dello 0,55%, Francoforte dello 0,8% e Parigi dell’1%. A Piazza Affari, occhi sul comparto auto: Fca sarebbe vicina al pagamento di 700 milioni di dollari per chiudere il caso sulle emissioni diesel negli Usa. Apertura in lieve aumento per lo spread fra Btp e Bund. Il differenziale segna 263 punti contro i 260 della chiusura di ieri. Il rendimento del titolo decennale italiano sale al 2,89%. Le quotazioni dell’euro restano sui massimi da ottobre nei confronti del dollaro che passa di mano a 1,1544. Si rafforza anche lo yen che passa di mano con l’euro a 124,60 e a 107,90 sul dollaro.

Pechino si è limitata a definire “approfonditi e dettagliati” i colloqui con gli Stati Uniti sulla disputa tariffaria in corso tra i due Paesi, che si sono tenuti nella capitale dal 7 al 9 gennaio. In un comunicato emesso dal Ministero del Commercio si è preso atto che le delegazioni dei due Paesi hanno affrontato “questioni strutturali di comune preoccupazione” e hanno “aumentato la comprensione reciproca e gettato le fondamenta per risolvere le comuni preoccupazioni”. Cina e Stati Uniti, ha concluso la nota sul sito web, continueranno a mantenere “stretti contatti”.

Tra i supporti all’ottimismo dei mercati di queste ultime ore ci sono le riflessioni interne alla Federal Reserve, che stando agli ultimi verbali pubblicati indicano un approccio più cauto da parte dei banchieri centrali americani rispetto alle ulteriori strette monetarie nel prossimo futuro. D’altra parte, sempre dagli Usa inizia a farsi preoccupante lo shutdown delle attività federali, la loro parziale sospensione in assenza di un accordo sul budget. Un fattore che pesa anche sulla fiducia verso la prossima stagione delle trimestrali aziendali. Donald Trump ha detto che i Repubblicani sono molto coesi dietro il suo piano di restare al braccio di ferro finché i Democratici non concederanno i fondi per il muro con il Messico. Non ha lesinato l’attacco al partito avversario, definendo una “perdita di tempo” un incontro con i loro rappresentanti, tra i quali Nancy Pelosi.

Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha registrato un calo dell’1,29% con l’indice Nikkei, pagando anche la rivalutazione della valuta nipponica ridimensiona le aspettative sugli utili societari nelle prossime trimestrali. “La volatilità durera a lungo, ma gli investitori la usano a loro vantaggio: ritirano le loro puntate dal tavolo, appena iniziano a vedere un po’ di rimbalzo sui mercati”, ha spiegato Nathan Thooft di Manulife Asset Management alla televisione di Bloomberg, sintetizzando alla perfezione questa fase dei mercati. Cali frazionali intorno al -0,3% si sono registrati sulle piazze di Shenzhen e Shanghai, mentre la Borsa americana di Wall Street è reduce dalla quarta seduta di fila in recupero: +0,4% per il Dow Jones e +0,9% per il Nasdaq.

Dal fronte macroeconomico arriva una serie di segnali di rallentamento. In Cina i prezzi al consumo hanno a dicembre un rialzo annuo dell’1,9%, il più lento degli ultimi 6 mesi e in calo rispetto al 2,2% di novembre e al 2,1% atteso dai mercati: nell’intero 2018, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica, l’inflazione si attesta al 2,1%. Male a novembre la produzione industriale francese, in calo dell’1,3% a livello congiunturale, rispetto alla crescita dell’1,3% registrato nel mese precedente.

Quotazioni dell’oro in crescita sui mercati asiatici: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,3% a 1.296,91 dollari l’oncia. Sempre tra le materie prime, dopo la fiammata di ieri sull’onda dell’ottimismo per la linea sui tagli della produzione dell’Opec, le trattative sul commercio Usa Cina e la ‘pazienza’ annunciata dalla Fed sui tassi, tornano a scendere le quotazioni del petrolio. Sul mercato after hour di New York i contratti sul greggio Wti con scadenza a febbraio cedono 86 centesimi a 51,50 dollari al barile. Scende anche il Brent che perde 57 centesimi a 60,87 dollari al barile.