Si chiude con la richiesta di archiviazione per 44 antagonisti che parteciparono alla manifestazione del primo maggio 2015 l’inchiesta della procura sugli incidenti scoppiati durante il corteo No Expo organizzato in concomitanza con la giornata di apertura dell’Esposizione universale di Milano.

Dopo mesi di indagini, la Digos e i magistrati Alberto Nobili e Piero Basilone hanno inoltrato al gip Donatella Banci Buonamici la richiesta di archiviazione (che dovrà essere valutata dal giudice) per le 44 posizioni perché, dopo aver visionato assieme alla Digos circa 600 gigabyte di filmati di telecamere, sono giunti alla conclusione che quei giovani antagonisti e anarchici – la maggior parte italiani, alcuni stranieri – non avrebbero fatto parte del gruppo dei black bloc che ha messo a ferro e fuoco il centro di Milano.

In sostanza, secondo gli inquirenti non solo quegli indagati, benché sospettati di essere tra i responsabili nelle prime fasi delle indagini, non avrebbero compiuto le azioni violente, come emerge dall’analisi dei video, ma non avrebbero nemmeno indotto o incitato gli esponenti del black bloc a devastare vetrine e auto o ad incendiare cassonetti. Anzi, in qualche caso addirittura avrebbero voluto anche limitare le azioni di altri.

I 44 inoltre erano a volto scoperto e, in pratica, dopo un attento e lungo lavoro di indagine, è stata accertata soltanto la loro presenza nei luoghi delle devastazioni ma senza responsabilità nei fatti. Da qui la richiesta di archiviazione che chiude l’ultimo filone d’inchiesta aperto su quella guerriglia urbana, le cui immagini fecero il giro del mondo.

Gli indagati erano accusati di devastazione e altri reati minori. Gli stessi pm hanno chiesto inoltre il rinvio a giudizio per 4 giovani anarchici greci per i quali lo Stato ellenico aveva negato l’estradizione e un italiano che è latitante dopo avere ricevuto un mandato di arresto il 12

novembre 2015 assieme ad altre persone.

Al momento, il bilancio delle indagini su quanto accadde il Primo Maggio in città – con vetrine spaccate in buona parte del centro e cassonetti rovesciati – è di 4 condanne, ma non per il reato di devastazione, che non è stato riconosciuto dai giudici in sede di appello.