I resti umani ritrovati a ottobre dai carabinieri nella foiba di Roccamena continuano a riservare sorprese. Le analisi dell’anatomopatologa milanese Cristina Catteneo hanno fatto emergere le tracce di altri due uomini. E il bilancio sale a 14 vittime, due sono ragazzini di età compresa fra i 12 e i 14 anni. Ieri mattina, la docente incaricata dalla magistratura ha partecipato a un vertice convocato dal procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci e dai sostituti Sergio Demontis e Siro De Flammineis; al palazzo di giustizia di Palermo, sono arrivati anche i carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina, i colleghi del Gruppo Monreale e il medico legale Livio Milone.

E’ un vero giallo quella fossa profonda quaranta metri. Le analisi dicono che i resti risalirebbero a un periodo compreso fra l’inizio del secolo scorso e gli anni Settanta. Nelle viscere della foiba ci sono ancora altri resti da recuperare, non sarà facile. Intanto, nel laboratorio del Ris di Messina si tenta di estrarre il Dna dai reperti e di fare le comparazioni con i codici genetici di alcuni familiari di vittime di mafia

scomparse negli anni Cinquanta. Un lavoro complicato, fino ad oggi non è stato possibile estrarre alcun Dna, le prove continuano.

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Un’ipotesi porta al cimitero di mafia, ma non è l’unica pista battuta. Di sicuro, a condurre i carabinieri di Monreale in quella foiba è stata una fonte (rimasta segreta), dopo la morte del capomafia del paese, Bartolomeo Cascio, uno dei fedelissimi di Totò Riina in questa parte di Sicilia.