Il Regno Unito sta di fatto attuando una sorveglianza di massa, sfruttando videocamere, tecnologia di riconoscimento facciale e una normativa sulla privacy piuttosto blanda che si deve agli anni dell’IRA e la tragedia dell’11 settembre 2001. Il tema però si sta scaldando sia perché l’impiego da parte della polizia si sta diffondendo, sia perché un cittadino ha deciso di denunciare la criticità all’Alta Corte britannica – in verità perdendo, ma si appellerà.

The New York Times racconta che durante gli eventi sportivi può capitare di individuare fuori dallo stadio dei furgoni della polizia dotati di questa tecnologia. Recentemente è successo a Cardiff per il match di rugby Galles-Irlanda. Un uomo, inserito in una blacklist, è stato individuato, fermato e arrestato.

Un rapporto del 2017 di Brookings Institution ha stimato circa 420.000 telecamere a circuito chiuso a Londra, un record che è superato solo da Pechino. Si parla insomma di ben 48 telecamere intelligenti ogni 1000 abitanti. Ma se si domanda alla cittadinanza un’opinione, come ha fatto il Governo recentemente, solo il 50% sostiene che dovrebbero essere rispettate delle misure per la privacy. Difficile però valutare se questa tecnologia funzioni al 100%. Certo che nel Galles dal 2017 ha consentito l’arresto di 58 persone.

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La tecnologia sta avanzando e la legislazione e le normative procedono sempre lentamente”, ha affermato Tony Porter, commissario britannico per le telecamere di sorveglianza, che vigila sul rispetto del codice di condotta. “Sarebbe sbagliato per me suggerire che l’equilibrio è giusto”.

Come se non bastasse la nuova generazione di telecamere grazie al software di riconoscimento facciale e l’interrogazione di banche dati è in grado di effettuare controlli di identità in tempo reale. Persino il sindaco di Londra Sadiq Khan ha ammesso che esiste una “preoccupazione seria e diffusa”. La responsabile del Garante della Privacy Elizabeth Denham da tempo sta studiano il fascicolo, analizzato l’uso da parte della polizia e aziende private.

Insomma, se a San Francisco è scattato il divieto (da maggio) per queste tecnologie e il membro del Congresso Jim Jordan dell’Ohio sta cercando di spingere per limitazioni di impiego, la Gran Bretagna sembra aver scoperto adesso il problema.

Abbiamo saltato alcuni passi fondamentali nel dibattito“, ha dichiarato Silkie Carlo, direttrice esecutivo di Big Brother Watch, un’organizzazione britannica per la privacy. “I responsabili politici sono arrivati molto tardi nella discussione e non comprendono appieno le implicazioni e il quadro generale”.