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Dopo la Fondazione Mast per la cultura manifatturiera, la Fondazione Golinelli per la cultura scientifica e artistica e la Fondazione Fashion research Italy per la cultura stilistica, nasce a Bologna la Fondazione Fico per la cultura alimentare. Frutto dell’alleanza tra Caab (il centro agroalimentare di Bologna) e tre soci investitori del progetto Fico-EatalyWorld attraverso il Fondo Pai (CoopFond, il fondo per la promozione cooperativa di Legacoop, Enpav ed Enpam i due fondi di previdenza di veterinari e medici), la Fondazione sarà la regia delle attività formative del grande parco del cibo in costruzione alla periferia di Bologna. E ha già raccolto l’adesione dell’Alma Mater studiorum, dell’Università delle Scienze gastronomiche di Pollenzo promossa da Slow Food e del Future Food Institute.

A guidare la “Fondazione FICO per l’educazione alimentare e alla sostenibilità” è l’agroeconomista Andrea Segré e il debutto operativo avverrà il prossimo settembre, in concomitanza con l’inaugurazione della “Disneyland del cibo”: 80mila metri quadrati tra campi, fattorie, laboratori, ristoranti, botteghe dove sono attesi 6 milioni di turisti l’anno (2 milioni stranieri). E dove ogni anno si organizzeranno 5mila attività per le scuole con l’obiettivo di coinvolgere circa 100 mila studenti italiani e stranieri e i loro insegnanti. «Abbiamo già iniziato a lavorare con le scuole di Emilia-Romagna e Campania – anticipa il neopresidente Segré – e abbiamo presentato numerose domande con i bandi Ue per portare qui studenti di tutta Europa attraverso il programma Erasmus».

Il rendering di Fico che aprirà il prossimo settembre

Il rendering di Fico che aprirà il prossimo settembre

Un palcoscenico per la dieta mediterranea

La Fondazione dà dunque forma alla seconda gamba, quella scientifica, culturale e divulgativa legata all’educazione alimentare e ai saperi del cibo, del consumo consapevole, della produzione sostenibile. Rispetto alla prima gamba commerciale e di business che Fico deve necessariamente avere per poter sopravvivere sul mercato e che è affidata invece a Eataly World (il piano industriale stima 80 milioni l’anno di ricavi a regime tra ticket di ingresso e vendite al dettaglio). «Opereremo su tre aree: formazione e didattica per la scuola, ricerca scientifica, promozione. Vogliamo scommettere sulla possibilità – sottolinea Segéè – di invertire la tendenza planetaria verso diete di scarsissima qualità nutrizionale e altissimo valore calorico. Secondo l’OMS la scorretta nutrizione minaccia un abitante del pianeta su tre. La Fondazione promuoverà la dieta mediterranea, i modelli di produzione agricola e consumo alimentare sostenibili dal punto di vista economico, ambientale, energetico e social».

Andrea Segrè

Andrea Segrè

Un acceleratore per le startup agroalimentari

La Fondazione ha già attivato i primi progetti, a cominciare dal Protocollo che sarà a breve siglato con il ministero dell’Ambiente guidato da Gian Luca Galletti per collaborare in tema di educazione alimentare e ambientale, lotta allo spreco del cibo e sostenibilità all’interno della filiera agroalimentare, studiando e promuovendo best practices.

A fianco della Fondazione muoverà i primi passi, a partire dal 2017, anche il primo acceleratore di start-up dell’agroalimentare. L’annuncio, pochi giorni fa, è stato dato sempre a Bologna dal colosso cooperativo Granarolo che ha dato vita ad “ Agrifood Business Innovation Center”, mettendo insieme diverse eccellenze emiliano-romagnole: aziende agroalimentari, biomedicali, logistiche di packaging e dell’agrimeccanica. Affiancate da Regione Emilia-Romagna, Aster e Alma Mater le aziende offriranno nell’incubatore formazione, ricerca, contributi economici ma anche impianti pilota e competenze manageriali a 12 giovani neoimprenditori dell’agrifood che saranno selezionati ogni anno.

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