Donald Trump tira dritto. Il muro si farà. In un modo o nell’altro. Dopo lo shutdown, che congela le attività federali, il presidente americano si è detto pronto a dichiarare l’emergenza, bypassando in questo modo il Congresso. Secondo quanto ha riferito la Cnn, il tycoon sarebbe pronto a dirottare i fondi che erano stati stanziati per gli aiuti al Texas e al Porto Rico, colpiti da imponenti uragani.

In questo modo, Trump avrebbe a disposizione 13, miliardi a disposizione (per costruire la barriera ne servono “solamente” 5,7). L’obiettivo – parecchio ambizioso – è quello di far costruire il muro in 45 giorni e, per questo, il genio militare starebbe già valutando le tempistiche per avviare gli appalti. Come scrive il New York Times, il tycoon potrebbe anche ricorrere ai fondi del Pentagono e sfruttare il lavoro dei militari per edificare la barriera.

La possibilità di dichiarare l’emergenza nazionale era stata anticipata ieri dal presidente americano durante una visita al confine: “Dicono che il Muro sia medievale. Ebbene lo è anche la ruota. La ruota funziona e anche il muro“, ha detto il tycoon, che ha ribadito: “Quando dico che il Messico pagherà per il muro è quello che intendo. Il Messico pagherà. Non ho mai detto che il Messico mi avrebbe staccato un assegno da 20 miliardi o da 10 miliardi. Nessuno staccherà un assegno. Ho detto che pagheranno“.

Sempre ieri, il presidente americano ha annunciato di non poter partecipare al forum di Davos, in Svizzera, per l’impasse sullo shutdown (il più lungo della storia degli Usa). “Per l’intransigenza dei democratici sulla sicurezza alla frontiera cancello rispettosamente il mio viaggio molto importante a Davos“, ha detto il tycoon su Twitter.

Because of the Democrats intransigence on Border Security and the great importance of Safety for our Nation, I am respectfully cancelling my very important trip to Davos, Switzerland for the World Economic Forum. My warmest regards and apologies to the @WEF!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 10 gennaio 2019

Come è noto, il muro non è una “fissazione” di Trump. La sua costruzione è infatti iniziata nel 1990, sotto l’amministrazione del presidente George H. W. Bush per proseguire poi sotto quella di Bill Clinton. Un’opera bipartisan, dunque. Anche perché l’immigrazione negli Stati Uniti è sempre stata combattuta con ogni mezzo. Il fatto che ora Trump stia avendo difficoltà a fare ciò che altri hanno già fatto non può che avere motivazioni politiche. E il primo a sapere questa banale verità è proprio il tycoon. Che è pronto a non cedere di un millimetro.