David Fincher è senza ombra di dubbio uno dei registi contemporanei più apprezzati del cinema e quasi sicuramente tutti negli ultimi vent’anni avranno visto almeno uno dei suoi chiacchieratissimi film. L’adattamento di Fight Club o il tesissimo thriller Se7en sono ottimi esempi del suo lavoro. Il cineasta si è ritagliato negli anni la fama di perfezionista della macchina da presa, attento come pochi ai dettagli ed a costruire situazioni verosimili, tanto da fare uso ingente di effetti speciali anche quando non richiesti. Il tutto per non far traballare mai l’attenzione dello spettatore.

Fincher è stato anche uno dei primi autori ad avvicinarsi al medium televisivo, in qualità di produttore esecutivo e primo regista di House of Cards, la premiata serie prodotta da Netflix e ancora oggi (almeno all’estero) una delle colonne portanti del popolare servizio di streaming. Sempre in qualità di produttore esecutivo e regista di tre episodi, Fincher ha recentemente pubblicato la sua nuova serie Mindhunter, un libero adattamento del libro omonimo sulla nascita del criminal profiling dell’FBI.

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La vicenda è ambientata nell’America degli anni ’70, dove seguiamo il giovane e frustrato agente federale Holden Ford (Jonathan Groff), ostacolato dall’agenzia nelle sue ricerche che mirano a comprendere meglio la natura dei criminali. Unitosi all’Unità di Scienze Comportamentali, e insieme all’agente Bill Tench, Holden inaugura una serie di interviste ai peggiori assassini statunitensi in prigione. L’obbiettivo è creare i primi profili psicologici per facilitare l’arresto di nuovi pazzi, ma a mettere loro i bastoni fra le ruote ci saranno la burocrazia interna, la diffidenza delle forze dell’ordine e le incomprensioni nella squadra.

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Mindhunter è un po’ un sequel spirituale di Zodiac, un film del 2007 dello stesso Fincher: molto della firma stilistica dello show deriva dai toni freddi della fotografia e dal ritmo del film originale, assumendo così dei tratti unici che lo distinguono dai molti crimedrama presenti nel palinsesto. La storia ad esempio non è un continuo crescendo di eventi e situazioni fino a un climax d’impatto, ma più un lento scorrere delle vite lavorative dei personaggi.

Nonostante siano ben visibili le pistole nelle fondine, nelle dieci puntate di questa prima stagione assistiamo a un solo sparo, nei primissimi 5 minuti.La violenza non viene mai direttamente mostrata, ma solo suggerita tramite foto e dai racconti degli intervistati, fin troppo dettagliati e in grado creare una rappresentazione adeguata e incisiva per i protagonisti (e per gli spettatori più sensibili).

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I personaggi principali sono fra i più “umani” rappresentati ultimamente sul piccolo schermo: nonostante la loro professione si stupiscono e restano fortemente turbati da quanto vedono e ascoltano. Una sequenza nel quinto episodio è molto indicativa, che grazie a un montaggio alternato il racconto verbale si unisce alla scena del crimine già “ripulita”, spingendo così l’immaginazione degli investigatori (e la nostra) a ricostruire i momenti più tragici. Anche le loro vite private hanno grande peso sulla loro caratterizzazione e sul loro comportamento, ed è la prova di una sceneggiatura profonda e attenta sempre in linea con la poetica di Fincher.

La tecnica del criminal profiling è stata spesso il fulcro di molte storie a tema nel corso degli ultimi trent’anni, come ad esempio la saga letteraria e cinematografica dedicata ad Hannibal Lecter – che ha raggiunto pure i lidi televisivi – e in questo serial ne vediamo la nascita e le prime battaglie per affermarsi in un periodo storico controverso, quando non era ancora stata coniata la denominazione “serial killer” e non si conoscevano le mille sfumature della zona grigia esistente fra il bianco e il nero, il bene e il male assoluto.

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Questa ambiguità è resa molto efficacemente dal protagonista, la cui fascinazione per lo studio dei comportamenti criminali porta ad inquinarne la condotta e la capacità di un ragionamento obiettivo. Mindhuter si figura quindi come un ottimo mix di thriller, dramma storico (curato all’inverosimile) e di crime drama, e riesce nell’arduo traguardo di catturare l’attenzione dello spettatore senza mai rompere il flusso narrativo ed emozionale.

Il suo rinnovo immediato e il sempre grande interesse del pubblico per queste genere di storie si traduce in un nuovo centro perfetto per i prodotti Original Netflix. Il nuovo show curato da Fincher potrebbe rivelarsi la novità più interessante della stagione autunnale sulla piattaforma, persino in un Ottobre stracolmo di uscite, ritorni e novità.


Tom’s Consiglia

Se lo stile del regista ha colto il vostro interesse, vi consigliamo il Blu Ray del sopracitato Zodiac, qui nella sua versione estesa.

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