Frane, colate di fango, distruzione e morte. La frana che il 5 maggio 1998 colp Sarno, insieme con i vicini centri di Quindici, Bracigliano e Siano, interess la met del territorio comunale caus 161 morti (137 solo a Sarno). Il capo dello Stato Sergio Mattarella, a vent’anni dal disastro ambientale ha espresso la sua vicinanza alle popolazioni colpite. stata una tragedia immane – ha sottolineato il presidente della Repubblica – innescata da eventi meteorologici di portata eccezionale, tuttavia favorita e ingigantita da uno sconsiderato sfruttamento del suolo, da incuria e superficialit nell’affrontare i pericoli derivanti dall’assetto idrogeologico.

Piogge di straordinaria portata non possono trasformarsi in un cataclisma

Le immagini di quelle ore drammatiche, ha sottolineato ancora il capo dello Stato, restano monito per l’intera nazione. Piogge di straordinaria portata non possono trasformarsi in un cataclisma da cui la popolazione, inerme, non pu difendersi. La prevenzione, la cura del territorio, l’equilibrio idrogeologico, l’armonia tra ambiente e aree urbane sono ormai tratti di civilt irrinunciabile, senza i quali il nostro stesso modello sociale rischia di venire compromesso. La sostenibilit dello sviluppo deve poggiare anche su queste basi. Mattarella ha chiesto di proseguire con costanza la manutenzione e il controllo, in modo da evitare che aumenti la soglia del rischio. L’ambiente parte della nostra vita ed fondamento del benessere sociale, economico, civile.

Legambiente: opere senza manutenzione

Dal canto suo Legambiente ha ricordato che dopo l’alluvione di Sarno sono stati investiti 400 milioni di euro (due volte e mezzo la spesa prevista) per realizzare una rete di circa 20 km di canalizzazioni e un sistema di 11 enormi vasche di raccolta per prevenire nuove tragedie. Opere che oggi, ha denunciato Legambiente, sono senza manutenzione e ostruite da fango, terreno e rifiuti di ogni genere.

Spesi 61,5 miliardi per fronteggiare danni provocati da smottamenti ed esondazioni

Nel dossier “Fango – Il modello Sarno vent’anni dopo” spicca un altro dato: l’abusivismo edilizio continua a dilagare, nella sola Sarno sono state presentate, dopo il 1998, oltre 6mila richieste di condono. Per gli ambientalisti Sarno ha insegnato poco o nulla a un Paese dove smottamenti e esondazioni interessano ben l’88% dei comuni (7.145 classificati a elevato rischio) e solo per fronteggiare i danni provocati da questi eventi estremi, tra il 1944 ed il 2012, sono stati spesi circa 61,5 i miliardi di euro.

Nel dossier di Legambiente stato anche messo in evidenza che le piogge cadute in quelle ore su quei territori, seppur intense, non erano tali da giustificare una colata di circa due milioni di metri cubi di fango. A peggiorare la situazione furono gli incendi sulle montagne nell’area di Sarno, ma anche il fatto che i canali di impluvio della montagna erano quasi completamente scomparsi.

La piaga dell’abusivismo

E poi la piaga dell’abusivismo. Negli ultimi 20 anni, nei comuni di questo comprensorio, sono state oltre 27mila, secondo le stime delle forze dell’ordine, le persone denunciate per abusi edilizi, in pratica il 10% della popolazione residente. In otto dei comuni della zona (Angri, Bracigliano, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Sarno, Scafati, Siano e Roccapiemonte) a seguito dei tre condoni Legambiente ha censito ben 24.420 richieste di sanatoria: i soli cittadini di Sarno hanno presentato 6.386 richieste su una popolazione di 31mila unit. Negli stessi comuni sono state emesse 4091 ordinanze di demolizione negli ultimi dieci anni e di queste risultano eseguite appena l’uno per cento. E poi i piani di protezione civile, spesso ignoti o poco accessibili ai cittadini.

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