MILANO – Ore 9:30. Donald Trump si riprende la scena sui mercati finanziari internazionali, mentre la formazione del governo Conte mantiene l’Italia tra gli osservati speciali degli investitori con lo spread tra Btp e Bund tedeschi – ieri protagonista di una fiammata fino a 190 punti – che torna a stringersi intorno a quota 183 e il decennale a un rendimento del 2,31%.

I mercati azionari europei partono incerti, dopo la debolezza registrata in Asia: tornano a preoccupare le tensioni commerciali. Piazza Affari riesce a salire dello 0,5% dopo l’ufficializzazione dell’incarico a formare l’esecutivo, mentre Londra aggiunge lo 0,05%, Francoforte cede lo 0,08% e Parigi sale dello 0,18%.

Il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha avviato un’indagine sulle importazioni di auto negli Usa per motivi di sicurezza nazionale. Il ministro del Commercio statunitense, Wilbur Ross, ha annunciato di aver proceduto ai sensi della cosiddetta ‘sezione 232’ del Trade Expansion Act e secondo il Wall Street Journal ciò può dare corso a dazi fino al 25%. Immediata la reazione della Cina che “si oppone all’abuso delle clausole sulla sicurezza nazionale che danneggerà seriamente i sistemi del commercio multilaterale e romperà l’ordine regolare del commercio internazionale”.

Quotazioni dell’euro in lieve ripresa dopo il calo di ieri che aveva portato la moneta unica europea fin sotto quota 1,17 sul dollaro per poi risalire leggermente in chiusura di giornata. Alle prima battute della mattinata l’euro passa di mano a 1,1706 dollari (1,1704 ieri sera) mentre si rafforza lo yen a 128,05.

La nuova intemerata del presidente Usa ha portato La Borsa di Tokyo a chiudere in deciso calo sulla scia dei timori di nuove tensioni commerciali. Occhi puntati anche sull’atteso vertice tra Usa e Corea del Nord. L’indice Nikkei ha terminato la seduta in calo dell’1,11% a 22.628,16 punti mentre il più generale indice Topix ha ceduto l’1,21% a 1.775,65 punti. I listini americani sono reduci da una seduta positiva, dopo che le minute della Fed hanno mostrato che tra i banchieri centrali americani non c’è particolare urgenza di alzare i tassi mentre l’economia migliora. A fine giornata, il Dow Jones ha guadagnato lo 0,21% e il Nasdaq è salito dello 0,64%.

Sul fronte macroeconomico si registra il leggero calo della fiducia dei consumatori in Germania. Secondo quanto comunicato oggi l’indice di fiducia Gfk relativo al mese di giugno si è attestato a 10,7, in leggera flessione rispetto al 10,8 registrato a maggio. “La cancellazione dell’accordo nucleare iraniano da parte del presidente degli Stati Uniti non ha pesato in modo particolare sul morale dei consumatori”, commentano dall’istituto. Sempre in Germania, il Pil ha segnato nel primo trimestre del 2018 una crescita dello 0,3% rispetto ai tre mesi prima e del 2,3% su base annua: la lettura finale conferma le stime e con esse il rallentamento dell’economia tedesca, che negli ultimi tre mesi del 2017 era cresciuta dello 0,6%. Dalla Gran Bretagna si attendono le vendite al dettaglio e dalla Bce le minute dell’ultima riunione. Negli Stati Uniti è la volta dei sussidi per la disoccupazione, dei dati su prezzi e vendite di case e dell’indice manifatturiero della Fed di Kansas City.

Tra le materie prime, si registra il calo del petrolio sul mercato after hour di New York con i contratti sul greggio Wti che cedono lo 0,4% a 71,59 dollari al barile. Il Brent dopo la volata delle vigilia cede 34 centesimi a a79,46 dollari. Quotazioni dell’oro poco mosse sui mercati asiatici: il lingotto con consegna immediata passa di mano a 1.295 dollari l’oncia.