Una fonte ha precisato che i combattenti siriani dovrebbero confluire in una divisione che prende il nome dal leader della resistenza libica, Omar al-Mukhtar, giustiziato dall’Italia nel 1931 e diventato una figura molto popolare in Siria durante la rivolta del 2011.

Secondo quanto precisato da fonti dell’Esercito nazionale siriano, una coalizione di gruppi ribelli siriani sostenuti da Ankara, i combattenti hanno firmato contratti di sei mesi, da 2.000 dollari al mese, direttamente con il governo di Tripoli, A tutti è stata promessa la nazionalità turca. La Turchia si è anche impegnata pagare le spese mediche per i combattenti feriti e a rimpatriare le salme di quanti cadranno sul terreno.

Quattro siriani, riferisce il Guardian, sarebbero già morti in Libia, mentre l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito di almeno 14 uomini deceduti. Sia Ankara che Tripoli hanno più volte smentito la presenza di combattenti siriani in Libia. Secondo quanto appreso dal giornale inglese, ai siriani è stato vietato di pubblicare sui social qualsiasi prova della loro presenza in Libia.