Lo voleva la banda della Magliana, lo vogliono i suoi eredi: mettere le mani su Roma. Perch a Roma continuano a portare tutte le strade, perch qui tutto finisce e tutto si mescola. “Il mondo dei vivi e quello dei morti”, per dirla con una celebre intercettazione. Proprio come avviene in certi salotti, dove la politica si confonde con lo spettacolo, gli affari con la televisione e la religione. I volti di ieri con quelli di oggi. E tutti finiscono a fare il trenino, sulle stesse terrazze, all’ombra del Cupolone. Ed il grande romanzo criminale della capitale, quello raccontato da Storiacce nel numero di maggio di IL, il maschile del Sole24ore in edicola da venerd 18 (Video di Felice Florio).

Il grande Romanzo Criminale di Roma

Una storia che affonda le origini nella Roma degli anni Settanta-Ottanta, dove comandava la banda della Magliana e l’eversione nera e che arriva fino ad oggi. Fino al processo d’appello per Massimo Carminati e per gli altri imputati del Mondo di Mezzo, alias Mafia Capitale.

Passato e presente continuano a passarsi il testimone anche in quest’aula, dove i giudici dovranno innanzitutto stabilire se quella alla sbarra sia solo una storia di delinquenza comune e corruzione semplice o invece questa sia una mafia “originale e originaria”, come ebbe a definirla il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone dopo gli arresti del 2014 che hanno riportato nelle cronache fatti nuovi e volti del passato.

A cominciare da Massimo Carminati, il “Cecato”, ex Nar, che ha attraversato gran parte dei misteri di quella stagione d’Italia, dalla strage di Bologna, al delitto del giornalista Mino Pecorelli, al furto nel caveau di Piazzale Clodio. Uscendone quasi sempre indenne. E anche stavolta la far franca, sconter pochi anni e non avr l’associazione a delinquere. Parola di Maurizio Abbatino, il Freddo della banda della Magliana, che ormai malato terminale e arrabbiato per la perdita della sua copertura come collaboratore di giustizia, tornata nella sua borgata e racconta la sua verit, “La verit del Freddo”, intervista con Raffaella Fanelli, edito da Chiarelettere.

La revoca della mia protezione un messaggio agli imputati di quel processo. Tutto cominciato con l’intervista dell’avvocato di Carminati, racconta ora il Freddo. Camicia bianca Armani, collana d’oro in vista, Abbatino sembra essere sicuro che “ad ucciderlo non sar la malattia”, che si autoprocur , iniettandosi un virus che gli potesse spalancare le porte del carcere. E allora, come in una corsa contro il tempo, ripercorre il passato di “quell’agenzia del crimine”- per usare la definizione che della Magliana fece il prefetto Domenico Sica – di cui fu tra i fondatori, insieme a Franco Giuseppucci, colui che volle reinvestire i soldi nella droga i soldi del riscatto del duca Massimiliano Grazioli nel 1977. Allora la banda fece il suo salto di qualit e divenne qualcosa di diverso, una banda al servizio dei potenti.

Una stagione attraversata da protagonista anche da Carminati, che cita Abbatino nelle sue dichiarazioni del processo Mafia Capitale, dove in primo grado stato condannato a 20 anni, ma non per mafia. Mi ha accusato di un sacco di cose, che poi – aggiunge in aula il presunto capo del “Mondo di mezzo” – non hanno avuto un riscontro processuale. Messaggi a distanza tra l’aula della corte d’appello di Roma di oggi e quelle del passato, che dopo alterne sentenze liquidarono la banda della Magliana ad associazione a delinquere semplice, senza l’aggravante mafiosa. E questo il cuore anche oggi del caso Roma: nuova mafia, che si serve soprattutto della corruzione per imporsi o semplici “cravattari”? La Cassazione di recente ha pi volte annullato sentenze, che non prevedevano il 416bis, ossia il bollino che certifica il metodo mafioso. Ed su questo aspetto in particolare che si aspetta la nuova pronuncia, l’11 settembre della Corte d’Appello, dopo che in primo grado il Tribunale della capitale ha inflitto condanne pesantissime, ma ha stabilito che quella di Carminati, Buzzi&co non era mafia.

Nel suo libro testamento, anche su questo riflette Abbatino – dalla sua prospettiva di ex criminale e assassino, divenuto poi collaboratore di giustizia. Ma soprattutto decide di raccontare la sua su tutto quello che la banda della Magliana stato: il coinvolgimento nei 55 giorni del sequestro di Aldo Moro, fino all’uccisione dello statista democristiano il 9 maggio di 40 anni fa: le ricerche del covo delle Br, gli interlocutori sollecitati, le risposte mai ricevute. Come pure della scomparsa di Emanuela Orlandi: Enrico De Pedis avrebbe preso la ragazza, per i soldi dati a personaggi del Vaticano. Soldi finiti nelle casse dello Ior e mai restituiti. E non c’erano solo i miliardi dei Testaccini, ma pure i soldi della mafia, confida il Freddo. E cos ancora scorrono nelle sue memorie nomi e fatti di quella stagione, da Calvi a Sindona a Pecorelli, dalle bombe sui treni ai depistaggi per la strage di Bologna. A tutti i segreti di quegli anni bui della Repubblica, vissuti da protagonista da un criminale, che ha poi saltato il fosso e che ora – sentendo vicina la fine dei suoi giorni – racconta anche tutto quello che fino ad ora non gli era mai stato chiesto. Un libro confessione, con la sua verit. La verit del Freddo.

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