MILANO – Ore 10:00. Le incertezze sull’esito di Brexit deprimono i mercati azionari e rimandano in quota l’oro, bene rifugio per eccellenza. Ieri sera il Parlamento britannico ha bocciato il secondo tentativo di accordo proposto da Theresa May, oggi si deciderà se procedere verso un divorzio al buio per il 29 marzo prossimo. In caso contrario, domani a Westminster si esprimeranno sulla possibilità di chiedere una proroga alla scadenza del 29 marzo per l’uscita dall’Unione europea. Dopo un inizio di settimana positivo, questo supplemento di tensione legata a Londra ha portato gli scambi asiatici in ribasso, mentre i listini in Europa e i future sugli Stati Uniti sono deboli. Resta per il momento alla finestra la sterlina, dando credito implicitamente alla possibilità che si arrivi a un rinvio della data fatale.

Le Piazze del Vecchio continente restano alla finestra in attesa di sviluppi: Milano parte in rosso, poi gira a +0,24%. Da segnalare il balzo della Juve, che segna un rialzo di oltre 20 punti percentuali dopo l’impresa contro l’Atletico Madrid che è valsa l’accesso ai quarti di Champions League. Bene anche Ferragamo, che ieri sera ha dato i conti. Contrastate le altre: Londra è invariata, Francoforte cede lo 0,1% e Parigi sale dello 0,25%.

Giacomo Mergoni, di Banor Capital, riassume i pensieri che corrono tra gli investitori. “A questo punto il governo (britannico, ndr) non ha più carte da giocare né alcuna credibilità sul piano domestico né internazionale. Il Parlamento ha ora tutta la responsabilità”. Bisogna capire, in caso si eviti il ‘no deal’, quanto si riuscirà a spostare in avanti il limite delle nuove trattative: “La durata dell’estensione racchiude in se’ la chiave degli eventi futuri. Un’estensione breve, di pochi mesi, per evitare le elezioni europee di maggio, non darebbe il tempo di compiere sostanziali passi avanti ed il parlamento si troverebbe a ridiscutere l’accordo della May con le mani legate. Un’estensione più lunga, di un anno o più, invece, riaprirebbe tutti gli scenari possibili: elezioni anticipate e/o accordo tipo Norvegia e forse un secondo referendum in cui scegliere tra l’accordo e la permanenza nella Ue. Il dato di fatto è che chiunque analizzi le varie modalità di uscita con razionalità non può non vederne le enormi difficoltà. Il popolo britannico non ama le lunghe polemiche e l’impressione e’ che potrebbe abbandonare l’utopia di un Paese isolato, ma libero di decidere del proprio futuro senza tener conto dei principali partner commerciali. Servirà ancora tempo per capire la fine di questa delicata partita, ed il tempo è amico dei remainers”, quelli che non vogliono l’uscita dall’Ue.

Questa mattina le novità europee si sono abbattute sugli scambi asiatici. La Borsa di Tokyo ha perso lo 0,99% a quota 21.290,24, perdendo di 213 punti. Sul fronte dei cambi lo yen si è tenuto stabile a un valore di 111,20 sul dollaro, e a quota 125,50 sull’euro. Sulla Borsa nipponica è per altro arrivata la terza flessione consecutiva per gli ordini di macchinari industriali in Giappone, un segnale che indica come le aziende facciano fatica a programmare gli investimenti quando appare consolidandosi il rallentamento dell’economia cinese. In gennaio, secondo i dati del governo, gli investimenti sono diminuiti del 5,4%: si tratta del declino più consistente dal mese di settembre. Male anche le Piazze cinesi, con Shanghai in rosso dell’1,09% e Shenzhen che ha perso il 2,3%.

L’euro apre stabile sotto 1,13 dollari: passa di mano a 1,1286 dollari. La sterlina avanza a 1,31 sul biglietto verde, dando credito alla possibilità di un rinvio di Brexit. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è stabile sotto quota 250 punti base. In Europa si attendono i dati sulla produzione industriale, mentre l’Istat diffonde il rapporto sul mercato del lavoro nel quarto trimestre.

Tra le materie prime, infine, il petrolio continua a crescere. I mercati sono convinti che i tagli alla produzione da parte dell’Opec riequilibreranno le forniture eccessive. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti avanzano di 34 cent a 57,21 dollari e quelli sul Brent salgono di 24 cent a 66,94 dollari al barile. Le incertezze sul percorso che intraprenderà la Gran Bretagna dopo la bocciatura di Westminster all’accordo con Bruxelles, fanno salire il prezzo dell’oro e scoraggiano la propensione al rischio degli investitori. Lo spot gold avanza al top da 2 settimane a 1.304,53 dollari al grammo.