LONDRA – Passi per la sconfitta contro il Tottenham, ma quella di mercoledì in casa del Wolverhampton brucia. È lo stesso Sarri ad ammettere di essere preoccupato. «Credo che abbiamo giocato molto bene per 55 minuti – ha dichiarato – Poi dopo il loro pareggio, che è stato casuale perché eravamo noi in controllo della gara, siamo diventati una squadra diversa. Ci sono mancate le giuste distanze, ci è mancato il nostro calcio. Non so spiegarmi perché. Ma sono molto preoccupato. Ripeto, non per il risultato ma per il fatto che non abbiamo reagito al loro pareggio». In effetti il Chelsea aveva dominato per lunghi tratti costruendo quattro o cinque nitide palle gol nel primo tempo, oltre alla rete segnata da Ruben Loftus-Cheek. E Sarri avrebbe potuto anche recriminare per due episodi dubbi: un presunto rigore non concesso su Morata e un fallo su Willian nell’azione del gol vincente dei Wolves. «Ma non voglio parlare di queste cose perché credo sia più importante parlare del nostro atteggiamento nell’ultima mezz’ora di gioco – afferma – Per me gli episodi arbitrali non sono importanti. Magari incidono sul risultato, certo, ma non sulla prestazione».

ATTENUANTI – I numeri parlano di un Chelsea che è indietro di un punto rispetto a quello dello scorso anno quando in panchina c’era Antonio Conte, poi esonerato a fine stagione. E attenzione: l’anno passato i Blues a questo punto della stagione avevano già affrontato tutte le big, mentre Sarri deve ancora vedersela con Guardiola (il suo City è di scena a Stamford Bridge sabato). Detto ciò per l’ex-tecnico partenopeo vi sono parecchie attenuanti. Ha preso in mano la squadra tardi (per il lungo contenzioso di Conte con il club) e, per giunta, con molti giocatori impegnati al mondiale. A livello di mercato sono arrivati solo Jorginho e Kepa oltre a Kovacic in prestito. Senza contare poi le vicissitudini del patron Abramovich, che, si sussurra sarebbe pronto a cedere il club dopo che il governo gli ha negato il permesso di soggiorno.

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