Il calcio d’angolo di Bernardeschi, il conseguente destro al volo di Insigne, lo scatto del napoletano che inventa l’assist per la girata d’autore di Verratti. Tanti gesti, una parola: qualit. E’ l’attingere a questo bene-rifugio che permette a Mancini e alla sua (ancor giovine) Italia di venire a capo del rebus Bosnia, dopo che per tutto il primo tempo – trascinati da quasi 8mila tifosi e dalla sapienza calcistica di Dzeko e Pjanic – i balcanici c’avevano fatto girar la testa e veder le stelle (quelle gialle della loro simpatica ed elegante bandiera).

Nella piccola Sarajevo che i variopinti tifosi gialloblu avevano ricreato all’Allianz Stadium, Azzurra era rimasta sorpresa, intorpidita dal sin troppo facile –come ben ha dimostrato l’Armenia… – banchetto del gol vissuto sabato ad Atene, e dal miraggio delle sospirate vacanze che si materializzava ad appena 90 minuti pi recupero di distanza. A far svanire entrambi le chimere ci hanno pensato gli uomini di quel Prosinecki che, se non nel fisico, ha conservato almeno nell’intelletto buona parte di quel genio pallonaro che negli Anni Novanta gli regal una carriera che solo i troppi infortuni non trasformarono da ottima in sublime.

Il sacrificio di Quagliarella cambia la partita

Aggrovigliata su se stessa come il nastro di una vecchia e gracchiante musicassetta, appariva in quel frangente la squadra di Mancini, meccanismo affascinante quanto fragile, che richiede massicce dosi di consapevolezza per funzionare a dovere: spaziature, concentrazione, determinazione, geometrie che ben poco spazio lasciano all’improvvisazione, e che incanalano invece nella giusta dimensione la creativit, attraverso preziose miscele di fosforo e irruenza secrete dagli alambicchi maneggiati con cura da Jorginho e Verrati, che hanno nel fido Barella (ripagato con relative libert da incursore per le tante sbuffate cui gli altri due lo costringono) il loro ideale completamento. La mossa che in qualche modo la cambia, la sfida dell’ Allianz, il sacrificio di uno dei meno peggio dei primi 45 minuti di gioco, cio Quagliarella, con l’inserimento del dinamico Chiesa e lo spostamento di un pur altalenante Bernardeschi nella posizione di “falso nueve”, nel cuore della difesa ospite. Meno verticalit, quindi, ma pi precisione nel fraseggio e maggiore velocit nello spostare il pallone per allargar il fronte d’attacco. E poi (e comunque), sar altalenante finch si vuole, ma dal sinistro del ‘Berna’ che parte il corner che Insigne (migliore in campo insieme a capitan Chiellini) trasforma nella gemma del pareggio con un colpo di alta scuola. Trottolino ispirato, il partenopeo, al punto da rischiare di trovare il raddoppio addirittura con una ….incornata di testa, degna del miglior Pavoletti! Quando ritrova territori pi consoni e meno estemporanei, Lorenzo il Magnifico confeziona un ricamo da favola per un altro piede educato della compagnia, il destro di Verratti, che trasforma la sua veronica in tre punti d’oro.

Dopo l’onta di Russia 2018 torna la voglia di azzurro

Insomma, se pur diversa nei modi, la vittoria di Torino attecchisce nello stesso terreno di quella di Atene, in un campo solo occasionalmente arato dalla tradizione calcistica nostrana, secondo un vademecum che recita suppergi cos:” Semmai dovessero venir meno polmoni, testa, cuore e occhi, riponi tutta la fiducia che hai nei tuoi piedi: saranno loro a indicarti la via”. Lezione innovativa, a queste latitudini, ma che finora sta funzionando. Con sorpresa e compiacimento. Non poco, soprattutto se si pensa che di questi tempi, appena un anno fa, eravamo pronti a immalinconirci sul divano, per guardare in tv il gran ballo di Russia 2018, la festa del calcio mondiale da cui eravamo stati esclusi tra errori, inadeguatezza e autolesionismo. Dodici mesi dopo, sono tornate idee, volont e voglia d’azzurro. Un patrimonio da non disperdere, ma da cui anzi Mancini potr attingere quando arriveranno i momenti pi difficili nel cammino verso il 12 giugno 2020, quando a Roma verranno inaugurati ufficialmente i Campionati Europei.

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